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Delia Asti e Maddalena Beltramo, due persone preziose nell’attività della Fedic

Nella FEDIC non solo Filmmaker da ricordare, ma anche figure storiche come quelle di Delia Labruna Asti e Maddalena Beltramo, due persone che da quando hanno iniziato a frequentare le iniziative della Federazione e, soprattutto, il Festival (allora si chiamava Concorso) di Montecatini sono state sempre presenti ed hanno dato un contributo rilevante nell’organizzazione.

Delia Asti con Teresa Borsotti e Jacqueline Pante durante il Festival Unica

Delia era sempre con il marito Adriano, tanto che dopo la sua scomparsa avvenuta prematuramente a 63 anni nel 1989 prese le redini del Festival che lui dirigeva e nel 1990 portò avanti la 41a Mostra Internazionale di Cinema Montecatini Terme con la collaborazione dei compianti Giovanni Icardi e Carla Negri e della figlia Laura che da alcuni anni dava al Festival un fattivo e significativo contributo. E mi fa piacere dire che lo davo anch’io come Responsabile dell’Ufficio Stampa che svolgevo anche con Adriano. Nell’introduzione al Catalogo Delia e Carla Negri scrissero che per loro è stato più che necessario perseguire la linea tracciata nel recente passato da Adriano Asti per la 41a Mostra portandola a termine cercando di rispettare l’impostazione e gli intenti che lui si proponeva “offrendo cioè a chi veramente lavora e fatica per amore del Cinema un ventaglio di opere ‘diverse’, la possibilità di confrontarsi con altri Autori, di portare sullo schermo idee e tematiche stimolanti che inducano lo spettatore alla riflessione, al contrario di quanto avviene nel Cinema commerciale che ha pressoché abbandonato queste posizioni”. Dando rilievo, così come è avvenuto, ad un panorama Internazionale stimolante. Avvalorato anche dalla presenza come ospiti, oltre ad un Maestro del Cinema come Bruno Bozzetto, di un Autore sperimentale d’avanguardia come Sarenco che operava all’insegna della libertà del Cinema e per questo, come ebbe a scrivere Luigi Serravalli – egli spara Cinema, un Cinema indifferente alle leggi di mercato. Non il Cinema racconto, il romanzo filmato, il Cinema teatro, ma un Cinema autonomo, ribelle, sprezzante, sempre molto stimolante, impressionista, dove ogni sequenza nasce dall’ispirazione del momento.

Anche l’altro ospite era uno sperimentatore inquieto come l’americano Stuart Sherman, un performer solista che spaziava dal Teatro al Cinema con incursioni nella Scultura e nella Poesia ed effettuava le sue performance su un tavolino da picnic, corredandole con brevi film.

Delia Asti durante il Festival Unica

Il mio ricordo di Delia, che ad aprile ha raggiunto la bella età di 93 anni, oltre a quello di una persona molto aperta agli stimoli della cultura, è quello di una persona sempre attiva nei dibattiti, dando un significativo contributo, soprattutto, alla visione femminile degli argomenti che venivano esposti sullo schermo attraverso le opere dei Filmmaker. Erano anni di passione cinematografica che Delia ricorda in un suo intervento pubblicato sullo Speciale Montecatini ’89, da me curato per la Rivista “Cineclub” di cui ero Direttore Responsabile (n.2/Luglio 1989) dove, tra l’altro, afferma: “Facevamo notte a parlare di Cinema: una settimana da vitelloni…Vedevamo l’alba e qualche signore con il bicchiere della salute che usciva dall’albergo. Dormivamo poco. Eravamo giovani”. Anch’io facevo parte di quella compagnia, arricchendomi di cultura, di cui Delia ricorda nomi come Luigi Serravalli, Giampaolo Bernagozzi, Gabriele Candiolo, Alfredo Moreschi, Carla Negri, Gianni Livi (che vi partecipava con l’indimenticabile Piero): grandi protagonisti della Storia della FEDIC.

Delia ha avuto esperienze anche nel Cinema professionale avendo scritto, insieme al marito Adriano, soggetto e sceneggiatura di alcuni film che s’inserivano nella produzione di allora. Tra essi un film sulla contestazione giovanile “Il mio corpo con rabbia” (1972) di Roberto Natale, ma soprattutto “Pelle di bandito” con il quale Piero Livi (cineamatore passato con questo film alla Regia professionale) realizza un film, ispirato alla vicenda del bandito Mesina, raccontando la storia di un bandito sardo che, con l’aiuto di uno spagnolo, costituisce una banda per sequestrare persone ricche, finendo poi per arrendersi alle forze dell’ordine. Un avvenimento legato alla realtà sarda poiché il fenomeno del banditismo era allora molto vivo in quella terra. “Una storia di uomini veri in un mondo vero”, ebbe a dichiarare Piero.

Maddalena Beltramo (che il 25 giugno ha compiuto 88 anni) ha dato un apporto sia in Consiglio Direttivo FEDIC che nel Festival di Montecatini dove aveva l’incarico oneroso di Tesoriera. Era molto attiva anche nel Cineclub FEDIC Piemonte e per il suo impegno culturale e l’attività svolta è stata anche insignita del ruolo di Presidente Onorario di quel Sodalizio. Ricevendo, a ricordo dell’onorificenza, anche una Targa (vedi Foto) che le è stata consegnata il 14 ottobre 2015 da Giorgio Sabbatini che ne era Presidente.

Maddalena è appassionata di pittura e dell’Arte in generale ed ha al suo attivo racconti e poesie che ha pubblicato, come desumo da documenti fornitemi da Giorgio Sabbatini, sul bimestrale “Presenze” e sul foglio “La Candela”, arrivando anche alla pubblicazione di una raccolta di poesie dal titolo “Icaro” ed un’altra intitolata “Una pagina bianca una soltanto”. Ha anche raccontato la storia di suo padre Lino nel libro di Francesco Di Sario “Azzurro Beltramo – Storia e biciclette di un artigiano torinese”. Lo ricorda con il basco blu in capo, “uomo onesto e fondamentalmente buono, riservato e umile ma molto attento alla famiglia ed al prossimo”. L’occasione di scrivere un suo ritratto offertale dalla pubblicazione del volume da parte dell’Associazione Velocipedistica Piemontese, scrive Maddalena, l’ha portata a conoscerlo meglio costringendola a frugare tra vecchie carte scoperte in solaio, tra lettere, fotografie (con commoventi dediche) ed antichi registri (i famosi suoi libri dove segnava i numeri di matricola delle biciclette al momento della consegna al cliente)”. E ricorda anche come inscindibile alla figura del padre erano quelle della mamma Margherita (che nell’officina paterna aveva due importanti mansioni: la verniciatura dei telai e la calibratura delle ruote) e del fratello Giovanni che faceva il corridore.

Maddalena era anche, ed è tuttora, Socia del prestigioso Museo del Cinema di Torino di cui ricorda le origini, la struttura, e la magia del Cinema in un appassionato articolo pubblicato sulla Rivista Summa (n.187/marzo 2003).

Delia Labruna Asti e Maddalena Beltramo, due figure di spicco della FEDIC che rimarranno nella Storia della nostra Federazione.

Paolo Micalizzi

 

Foto di copertina: Giorgio Sabbatini premia Maddalena Beltramo