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Un filmmaker del Cineclub Venezia in competizione al Biografilm Festival e in procinto di realizzare un film sul Covid-19

Arriva in anteprima mondiale al Biografilm Festival “ West of Babylonia”, documentario di Emanuele Mengotti, che insieme al direttore della fotografia Marco Tomaselli è vissuto a Slab City, ritraendone i suoi particolari abitanti. Comunità nel deserto americano isolata dalla società convenzionale, Slab City nasce dalle rovine (da cui le slabs di cemento che le danno il nome) di una base militare nel Deserto di Sonora, in California, diventando negli anni una realtà indipendente, una città di camper, roulotte e abitazioni improvvisate senza elettricità e acqua corrente, dove centinaia di persone si sono trasferite per allontanarsi dalle regole e convenzioni della società contemporanea, la “new Babylonia” che dà il titolo al film, iniziando una nuova vita.

Mengotti e il direttore della fotografia Tomaselli sono intanto di nuovo sul campo, lavorando a un documentario sugli effetti della pandemia di Coronavirus a Las Vegas: il potenziale per un altro interessante ritratto americano è molto alto.

Socio Fedic da diversi anni è inevitabile per il regista veneziano Emanuele Mengotti, un confronto sulle modalità di approccio in Italia e negli Stati Uniti del Covid19. A pochi giorni dalla dichiarata emergenza, si trovava a Las Vegas per un sopralluogo. “Stavo compiendo ricerche, per il mio nuovo documentario – anticipa il regista lidense classe 1986 – dedicato al mondo sotterraneo di Las Vegas, dove sotto luminosi Casinò ed alberghi lussuosi esiste un’infinita rete di tunnel e una comunità di persone con proprie regole e codice etico. ” un lavoro purtroppo interrotto dagli eventi :” ho trascorso alcuni mesi – prosegue Mengotti – esplorando questi tunnel ed entrando in contatto con le persone che li abitano, ma più il tempo passava, più l’emergenza Covid19 incombeva! ”

Parallela, ovviamente l’angoscia per Venezia. ” Ho seguito con attenzione la chiusura anticipata del Carnevale, il crescere dei casi, il lockdown, e quando Marco Tomaselli, il direttore della fotografia, mi ha raggiunto a Las Vegas, già eravamo consapevoli di quanto sarebbe a breve successo.” Da qui, però, un’idea :documentare i momenti precedenti l’emergenza negli States, in stile “cinema verità”, uno spaccato della società americana : “Las Vegas è un posto simbolico ricco di contraddizioni – aggiunge Mengotti – con Casinò dai fatturati vertiginosi a poca distanza da cliniche dove dottori lavorano con protezioni minime, o da senzatetto abbandonati in parcheggi scoperti.
Inoltre è stata la città “cavia” secondo le parole del sindaco Goodmen, “aperta” per testare la possibilità di contrasto del virus senza distanziamento sociale o protezione. ” Non sono mancate sorprese e curiosità :” siamo stati testimoni di cose che solo gli americani si potevano inventare, come la comunione attraverso il “drive thru”, ossia somministrata dal finestrino dell’automobile, o da un incredibile assalto alle armerie, per acquistare gli ultimi fucili rimasti…nè sono mancate feroci manifestazioni di estremisti di destra. ” Quanto girato è attualmente in fase di montaggio a Roma, affidato a Emanuele Svezia, mentre Mengotti si è temporaneamente trasferito nella più sicura e isolata regione dell’Oregon. Con un pensiero alla sua Venezia per un progetto lasciato” in sospeso ” dedicato alla laguna ed in particolar modo all’isola di Poveglia, legato ad un’altra storica pandemia: la peste.

Non a caso ha per titolo” The Plague Doctor ” (Il Medico della Peste) che vede Mengotti nel ruolo di regista.
Molte ispirazioni sono state tratte da leggende storiche riguardanti l’isola di Poveglia che da bambino lo affascinava. Al momento è disponibile un documentario diretto da Riccardo Salvetti e un trailer premiato al American Movie Award nell’apposita categoria, reperibile anche in rete. ” Si tratta di un progetto molto ambizioso – conclude Mengotti – per il quale ci vorranno ancora degli anni, ma che vivo un tributo alla mia città.”

Enrico Mengotti