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Fabio Medini, un grande protagonista della cultura cinematografica nella Ferrara degli anni ’60

E’ scomparso a 93 anni a Perugia, dove si era trasferito nel 1971, il ferrarese Fabio Medini, uomo di cultura, e soprattutto di cinema, che negli anni Sessanta ha guidato il CineForum ed il Cineclub Fedic Ferrara. Con Fabio ho vissuto nel Cineforum un’intensa attività, dopo averlo conosciuto grazie a Franco Baraldi, una volta arrivato a Ferrara, per ragioni di lavoro, trasferendomi da Reggio Calabria. Vedendo tantissimi film di qualità, che erano oggetto di animati dibattiti. Un’attività che si diramava anche in Provincia dove ci si recava per fa conoscere a quelle popolazioni il cinema di qualità. E’ stato anche molto attivo non solo a Ferrara, tanto che è stato tra i fondatori della Federazione Nazionale dei Cineforum.

Fabio Medini(al centro, è quello con il pizzetto) insieme a Ezio Pecora(a sin. guardando la foto) e Renzo Ragazzi, mentre partecipano come Cineclub Fedic Ferrara al Festival di Montecatini Terme

Fabio Medini era anche il Presidente del Cineclub Fedic Ferrara e , sotto la sua guida nacque la realizzazione di tanti cortometraggi che poi partecipavano a Concorsi sociali ma anche a livello nazionale come quello di Montecatini Terme che era il massimo del settore. E proprio a Montecatini nel 1964 fu presentato “Uomini del Delta”, da lui diretto con la collaborazione di Antonio Bonetti, Tito Ferretti ed il sottoscritto, che riscosse successo e ricevette dei premi, oltre che a Montecatini anche in altri Festival. Nel cortometraggio veniva raccontata la vita di due uomini addetti ad una valle da pesca situata all’estrema foce del Po, dove essi passavano la loro vita recandosi a turno, ogni quindici giorni, al paese a visitare la propria famiglia. Un racconto pieno di umanità in cui era evidente il senso di isolamento e solitudine di quelle persone. Altre le opere cineamatoriali di Fabio Medini. Già nel 1958 aveva girato in 8mm.“Compianto sul Cristo morto”, da lui realizzato, nella chiesa del Gesù di Ferrara ,che era incentrato su un gruppo di opere scultoree dovuto a Guido Mazzoni che lo ha realizzato alla fine del Quattrocento. Un’opera, quella di Medini, dal linguaggio molto rigoroso cui il bianco e nero conferisce un’atmosfera molto suggestiva. Del 1960, anno in cui io entrai a collaborare nel Cineclub svolgendo il ruolo di Addetto Stampa, è “Il rimorso”, un 16mm. in bianco e nero realizzato insieme a Franco Baraldi, Andrea Giusberti ed Enrico Salfati.

Racconta di un bambino che, per prepotenza, dà uno schiaffo al fratello minore, mentre la mamma è a letto ammalata ed il padre è al lavoro. Nel momento in cui recandosi a giocare sulla strada vede passare una madre col figlioletto , nasce in lui il rimorso per l’azione commessa. Un’opera in cui emerge un grande senso di umanità. Film premiato al Concorso Nazionale di Montecatini di quell’anno che, secondo il critico Leonardo Autera(Cinema Ridotto???,n°9/settembre 1960) , per la sua delicatezza, avrebbe meritato il premio della Categoria “Ragazzi”. Dopo “Uomini del Delta”, Fabio Medini realizza , con Tito Ferretti e Franco Ricci, il documentario – inchiesta “L’industria, il lavoro, la casa”(1966, 16mm.,bianco e nero) incentrato sul processo di industrializzazione in atto in un Paese emiliano(Pieve di Cento), a struttura medioevale e ad economia agricola, che stava modificando le condizioni economiche degli abitanti e la fisionomia urbanistica del Paese. Un’inchiesta condotta tra gli operai( a casa e sul posto di lavoro), che tendeva ad individuare gli aspetti umani, sociali e morali legati al processo di trasformazione che era in atto.

Un documentario cioè sul rapporto tra l’uomo e la città, sulle condizioni in cui vive l’uomo nella città moderna. Che esprimeva il pensiero del regista che “dalla civiltà industriale sta nascendo un uomo che va a mano a mano riscoprendo la sua dignità e con essa la fiducia di poter modificare la situazione umana e civile nella quale egli si trova a vivere”. “Opera inusitata nel cinema moderno che lo più considera gli aspetti negativi del processo d’industrializzazione “ ebbi a scrivere(“Il cineamatore” n.6/1966) dopo che era stato presentata alla Rassegna di Ferrara “L’uomo , il paesaggio e la città” dove vinse ,ex aequo, il primo premio. Aggiungendo che “ questo film vuole invece considerare gli aspetti positivi, vuole cioè considerare l’atteggiamento dell’uomo all’interno di questa situazione nell’attuale fase evolutiva della Società.

In quel periodo Fabio Medini si era anche dedicato al cinema professionale realizzando tre documentari in 35mm., con la precisa fotografia di Paolo Sturla:

“Vacanze a Ferrara”(1961) , “Storia dell’Università di Ferrara”(1965), e “Ferrara, prima città moderna”(1962), realizzato con la collaborazione di Franco Baraldi, che illustrava, attraverso riprese dal vero e da stampe, le caratteristiche fondamentali dell’addizione Erculea di Biagio Rossetti. Un’opera molto impegnativa, dove Fabio Medini per rendere visivamente la struttura urbana della città fece ricorso ai grafici ed ai disegni animati del professore Laerte Milani che nella città estense aveva creato un Laboratorio di cinema d’animazione.

Fabio Medini a Perugia, dove si era trasferito per insegnare Storia dell’Arte, non aveva mai smesso di essere attivo culturalmente. Nella città umbra si era diplomato in scultura all’Accademia di Belle Arti dedicandosi in seguito ad installazioni multimediali(pittura, scultura, architettura, scenografia e musica). Una di queste arrivò anche a Ferrara, sua città d’origine: Casa di Stella dell’Assassino ospitò nell’aprile maggio 1992 “Dopo la catastrofe”, un itinerario visivo-sonoro sull’Armonia Cosmica. Insegnava anche Semiotica dell’immagine visiva presso le scuole statali, circoli culturali, Università e Accademie di Belle Arti, in Italia ed all’estero. Nel 2006 , in uno dei suoi ritorni a Ferrara, presentò alla Biblioteca Ariostea l’ultima sua fatica letteraria, il romanzo breve ”Morte e rinascita del Po”( Edizioni Liberty House), desunto dalla sceneggiatura cinematografica “Oltre la foce” che aveva scritta per il suo esordio nel lungometraggio. Cosa che, purtroppo, non avvenne per ragioni produttive. Si tratta di una sorta di moderna parabola evangelica sulla redenzione, nel suggestivo quanto spoglio paesaggio del Delta, ambientato negli anni ’90, all’epoca della guerra serbo – croata. Fabio Medini, un artista, uno scultore ed un uomo di cinema, un personaggio conosciuto anche a livello nazionale dove la sua passione culturale ha lasciato segni molto significativi in dibattiti ed in pubblicazioni. Una di queste è “Arte e Civiltà”(Morlacchi Editore, 2000) dove analizza i rapporti esistenti tra le manifestazioni artistiche dell’Eurasia Mediterranea, in particolare la pittura, di un dato periodo storico e gli aspetti della civiltà ad esso inerenti.

Paolo Micalizzi

 

Foto di copertina: Fabio Medini e Antonio Bonetti sul Set del documentario “Uomini del Delta”