Mondo Cinema

Antologia di un inverno di Marco Rosati

Credo di aver conosciuto Marco Rosati circa 25 anni fa. Più o meno. Non so se fu durante uno delle numerose iniziative della prolifica Corte Tripoli Cinematografica o a San Giovanni Valdarno quando era un Festival nazionale FEDIC. Sta di fatto che lo notai per la discrezione, la riservatezza e la timidezza con la quale manifestava le sue opinioni, opinioni che peraltro estrinsecava solo se richieste. Contemporaneamente notai nelle sue opere una volontà diretta a capire gli uomini e le cose. Si notava da subito una educazione di base basata sulla armonia e l’eleganza.

Le sue storie o i suoi documentari sono quasi sempre accompagnati dalla musica che lui ha prodotto . La sua cultura musicale indubbiamente accompagna i suoi racconti e li rende gentili come gentili sono i movimenti delle creature in primavera. Le immagini, attraverso i tempi di esposizione, nelle inquadrature e nella fotografia vengono pervase da questa atmosfera.

Marco Rosati

Oggi che Marco ha quasi 38 anni ha narrato il periodo del coronavirus con la maturità di un esperto cine maker e di uomo sensibile ma capace di rendersi imparziale nella cronaca degli avvenimenti. Immediatamente dopo che ho ricevuto notizia che aveva prodotto “Antologia di un inverno” l’ho richiesto e subito visto: una volta, due volte ed ho pensato che il prodotto meritasse di essere messo a disposizione di tutti perché sarebbe stato un peccato privare gli altri di questa visione e perché Marco a mio avviso merita più visibilità di quella che ha.

Ho prima contattato i proprietari di una antenna privata “Rossini TV Canale 633 del digitale terrestre”, che è visibile in tutta la Regione Marche, e, ottenuto da loro l’ok, ho chiesto il permesso a Marco di poterlo mettere in rete e anche sui social di quella rete. Giovedì 15 febbraio alle 21.30 è andato in onda.

Sono stato contento anche di vedere che Gianluca Castellini, 16corto, ha preso una iniziativa per dare visibilità all’autore e al suo prodotto, e questa per me, vista la caratura di Gianluca in fatto di competenza cinematografica, è una conferma che il mio giudizio su Marco non è sbagliato.

Non è la prima volta che sono riuscito a dare visibilità a qualche autore FEDIC attraverso la TV privata e sono certo che non sarà l’ultima perché, l’iniziativa è apprezzata dalla emittente e perchè credo che uno dei compiti di FEDIC, che siamo tutti noi, sia anche quello di dare visibilità ai propri associati di oggi e di ieri.

A questo proposito devo dire che, potendo disporre di alcune opere depositate presso l’Archivio Cinematografico di Ivrea, penso di onorare la memoria e le opere degli autori FEDIC che ci hanno lasciato, dedicando loro uno spazio in rete. E spero di essere imitato da altri presidenti di cineclub delle altre regioni.

Giorgio Ricci