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Coronavirus e soggetti cinematografici

Il periodo che stiamo attraversando rappresenta indubbiamente una esperienza di vita a trecento sessanta gradi: dalla paura di morire a quella di vedere morire le persone alle quali vogliamo bene. Queste paure ci costringono a vivere in una dimensione nuova sia sotto il profilo fisico che mentale. E’ una situazione di terrore vissuta con la consapevolezza di chi sa di doversi difendere con il buon senso nella speranza che questo sia sufficiente.

Siamo obbligati, pensando a noi stessi, a pensare anche agli altri. La mascherina più reperibile è quella che non trasmette la malattia ma che non impedisce di riceverla. E anche questa non è facilmente reperibile, Tutte le superfici che tocchiano possono essere un veicolo di contagio: pensiamo alle buste con le quali ci portano la spesa a casa. Dopo che arrivano siamo tentati di farci la doccia e chi vive con noi dopo che abbiamo toccato le buste si allontana istintivamente. IL consumo di sapone decuplicato.

Ogni volta che il telefono squilla si incrociano le dita e subito dopo chi ti vive accanto corre a prendere il disinfettante per pulire il telefono. Il nemico non è mai stato così vicino.

E’ tempo anche di riflessioni. Arrivano per via naturale e colpiscono sempre nel segno. Cioè le sentiamo bene. Ci riportano al nostro atteggiamento di oggi e nel passato. Alla considerazione che abbiamo degli altri: vicini o lontani. Alla vita spensierata di quando eravamo giovani. Delle mancanze di rispetto dei comportamenti degli altri nei nostri confronti, di noi nel confronto degli altri o di tutti gli altri. Dei principi che ci hanno accompagnato sino ad oggi. Di questa vita o della vita. Infatti forse mai come in questo momento riflettiamo seriamente se oltre a questa ci sarà un’altra vita. E quindi alla religione, a Dio. Ma più che altro forse, per noi battezzati, al Dio nascosto. Non quello che si è manifestato venendo sulla terra che ha risposto a tante domande prima che ce le ponessimo noi ma a quello che non risponde, o per lo meno che risponde in modo non facilmente comprensibile a certe domande come: Perché questo virus colpisce così velocemente e senza guardare in faccia nessuno? Perché fa morire la gente in solitudine e nel dolore? Perché li priva di una ultima carezza o di un sorriso di chi amano? Perché non mi mette nelle condizioni di difendermi in modo palese e veloce? Perché colpisce preferibilmente i più deboli? Perché mi impedisci di lavorare e continuare a sostenere ciò che ho costruito facendomi correre il rischio che tutti i sacrifici della mia vita siano vanificati?

Per noi ragazzi che da più di cinquanta anni passiamo il tempo anche cercando di trasmettere le nostri emozioni con le immagini in movimento questo è un momento probabilmente fortunato perché ci consente di sfogarci scrivendo qualche idea e poi di tramutarla in un racconto che un domani potremo sceneggiare e tradurre in un cortometraggio o lo potrà permettere a chi oggi non sa o non può scrivere un soggetto ma può leggerlo e farne subito un cortometraggio coinvolgendo subito in casa i conviventi.

Questo è lo spirito che mi ha indotto a invitare tutto il popolo FEDIC a scrivere e a mettere a disposizione di tutti le loro idee, i loro soggetti e le loro sceneggiatura.

Credo che questa sia una opportunità con la quale i soci FEDIC si possono stringere fra di loro in un abbraccio costruito sull’altruismo e sulla possibilità di crescere con nuove esperienze vissute dagli altri in un momento particolare. Ma è anche la opportunità di parlare di sè stessi in terza persona.

Ciò che dispiace e sapere che l’iniziativa da me lanciata attraverso la segreteria si arrivata ai presidenti alcuni dei quali, come mi risulta, non l’hanno trasmessa ancora ai loro soci.

Rinnovo quindi l’invito a tutti i soci della FEDIC a scrivere le loro idee, i soggetti o delle sceneggiature che metterò a disposizione dei soci FEDIC affinchè gli stessi li possano leggere ed elaborare. Specifico che questo non è un concorso ma semplicemente un esercizio che intende accumunare in un coro i sentimenti della FEDIC.

Gli scritti andranno inviati a me, giorgioricci39@gmail.com, e appena arrivati li metterò a disposizione di tutti. Se avete dei dubbi o delle incertezze chiamatemi al 3395682807. Per piacere pensate al fatto che con poca fatica potrete far del bene a qualcuno.
Giorgio Ricci