Focus Mondo Cinema

Il significato dell’associazionismo cinematografico nei cineclub Fedic

Da almeno trent’anni, il fenomeno associazionistico, in tutte le sue varietà e ramificazioni, conosce una crisi di identità. Inevitabile, per via dei cambiamenti del mondo; e tuttavia dolorosa per chi era uso a un certo modello nei ritmi e tempi dell’attività. Pur nella costante del desiderio umano di condivisione – il nihil umani a me alienum puto Terenziano in fondo regge sempre – i modi dell’incontro, il senso della comunità, il gusto del confronto hanno subito mutamenti profondi dei quali forse soltanto ora si comincia a intravedere una codificazione.

Ne costituisce modello esemplare la lunga storia del Circolo Savonese Cineamatori – fedic, che per decenni è stata segnata da un alto numero di aderenti, da un’intensa frequenza di incontri, dalla produzione – qualitativamente certo assai varia, ma figlia di sincero amore per la cinematografia e comunque in quantità copiosa – di filmati documentari o di finzione.

Oggi il circolo è sempre molto attivo, con l’organizzazione di manifestazioni importanti e di successo (Festa dell’Immagine, Festival Corti d’Amore-San Valentino, i cicli di proiezioni Corto Circuito) e anche con la realizzazioni di cortometraggi e altri lavori filmati per opera di soci: ma certo sono cambiati il modo di viverlo da parte dei suoi componenti e gli orizzonti della sua attività. Paradossalmente, il ruolo pubblico si è accresciuto, giacché i lavori citati sopra sono volti alla cittadinanza, anche nazionale; ma certo è diminuito (anche per colpa di fattori pratici, come l’incertezza sulla presenza di una sede sociale) il ruolo dello scambio interno di esperienze e competenze fra i soci.
Se questa vicenda può dirsi – come noi riteniamo – paradigmatica, quale senso può avere oggi, dunque, l’associazionismo cinematografico? In un’epoca in cui le possibilità tecnologiche alla portata di tutti sono talmente numerose da consentire senza difficoltà un lavoro individuale, senza bisogno – almeno immediato – di affiliazione a realtà di gruppo?

Pur sempre un senso importante, secondo noi. Intanto, per la spinta comunque indistruttibile all’aggregazione e al confronto che è propria dello spirito umano, sebbene declinata in maniere differenti a seconda delle fasi storiche. In secondo luogo, perché troppo appassionante è la sfida che i tempi lanciano all’associazionismo: riformarsi, adeguandosi allo spirito dell’epoca senza abbandonare l’idea di collaborazione solidale tipica delle loro origini.
Se proviamo ad analizzare le caratteristiche del Circolo Savonese, vediamo che oggi tra i soci vi sono alcune figure che potremo definire di “sostenitori”, coloro cioè che per motivi di amicizia, di vicinanza intellettuale e familiare, di interesse generale per l’espressione anche “dal basso” della cinematografia, si iscrivono al sodalizio pur senza partecipare alle attività concrete (figure comunque importanti ai fini della sussistenza del circolo stesso); altre persone la cui iscrizione, per così dire, va e viene a seconda degli anni e del fatto che alcune particolari proposte attirino il loro interesse (per esempio gli iscritti ai corsi di cinematografia organizzati ogni tre-quattro anni); e infine una quota di iscritti fissi che sono anche, in misura differente ma comunque innegabile per ciascuno, nonché spesso con motivazioni varie ma tutte evidentemente vive, gli attivisti – coloro insomma che, intorno al Presidente, portano avanti la capacità lavorativa dell’associazione. Anche tra questi, peraltro, solo alcuni sono effettivamente cineasti, mentre diversi altri collaborano con funzioni diverse (pubblicità, manovalanza, grafica, ideazione di progetti; si dà il caso anche di alcuni attori).

Per quanto possa riuscire naturale un certo rimpianto nei confronti di epoche diverse, quando il senso comune, identitario dell’affiliazione era certo più marcato, crediamo che non si possa andare contro la storia e ritagliarsi un ruolo, comodo ma sterile, di laudatores temporis acti: occorre invece – ed è quanto il Circolo Savonese si sforza di realizzare – una collaborazione tra figure diverse, coinvolgendo ove necessario anche personalità esterne al Circolo stesso, che potranno eventualmente iscriversi, ma anche solo per un periodo, che possano tuttavia contribuire allo svecchiamento delle idee e all’affermazione sempre maggiore del cineclub all’interno della sua realtà sociale.
Questo vuol dire proiettare l’associazionismo sempre più verso l’esterno, facendo dei circoli Fedic dei presìdi culturali sempre più aperti alla cittadinanza nel suo complesso: anche perché vi è almeno una funzione culturale importante (la diffusione del cortometraggio, la più antica forma di produzione cinematografica) che ad essi è, in sostanza, demandata.

Molti, naturalmente, già hanno compiuto e compiono tale passaggio: che ci auguriamo possa sempre più istituzionalizzarsi, per sottolineare, arricchire, migliorare l’associazionismo nel nostro settore, facendone un punto di riferimento per l’insieme della comunità.

Jacopo Marchisio
Socio Circolo Savonese Cineamatori – fedic