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Nino Giansiracusa, socio storico della Fedic, compie 100 anni: un invidiabile traguardo da festeggiare

Compirà 100 anni il prossimo 10 marzo, Nino Giansiracusa, personaggio storico della Fedic. Un bel traguardo di cui la Fedic può essere orgogliosa, essendo Nino Giansiracusa un suo illustre socio. Dopo essersi formato vedendo film e leggendo saggi e libri di cinema tra i più significativi della cultura cinematografica l’amico Nino ha esordito nel “cinema d’amatore” con il reportage, realizzato con una Paillard 8mm., di un viaggio avventuroso nella Parigi del 1952 compiuto insieme ad un amico.

Nino Giansiracusa da giovane

Documentavano – come ricorda in un suo Profilo tracciato da Maria Teresa Caburosso e pubblicato nel 2° volume da me curato di “Autori Fedic alla ribalta” dal quale sto attingendo alcune notizie – in una cinquantina di minuti in bianco e nero con un montaggio cronologico , il loro soggiorno in “un fatiscente campeggio in Bois de Boulogne con servizi igienici molto spartani e con tende residuati bellici “ ed anche le loro visite a Parigi. Un’opera prima con la quale , avendo saputo della sua esistenza ,si sono recati nella sede del Cineclub Milano, iscrivendosi. In quel Cineclub, dove vedeva che i soci erano dediti soprattutto agli aspetti tecnici della realizzazione cinematografica “ con soggetti per lo più evasivi e del tutto superficiali” Nino Giansiracusa convinto “ che la buona tecnica dovesse soprattutto essere applicata alla realizzazione di un prodotto che avesse una valenza culturale” cercò di avviare un discorso diverso “dai grandi viaggi colorati” che i soci (soprattutto industriali, commercianti, dirigenti e professionisti) realizzavano come documentazione delle loro escursioni turistiche. E dopo un’escursione in bianco e nero sui Navigli milanesi, avendo visto il film di Jules Dassin “ Celui qui doit mourir” e letto il romanzo dello scrittore cattolico Gilbert Cesbron “I Santi vanno all’inferno”, pensò di cimentarsi nella realizzazione di un’opera ispirata al romanzo dello scrittore e filosofo francese che è incentrato sulla storia di un prete operaio e del capo di una cellula comunista che lottano per il sostegno ai poveri finendo per essere condannati e rimossi dalle rispettive Chiese.

1960 Ingresso Rassegna Internazionale

Nacque così “La porta aperta sulla strada”, un film “ dove , in una ventina di minuti, scrive Ernesto G. Laura( “Lo sguardo liberato”, a cura di Roberto Chiesi, Manent Editore -luglio 1999) , basandosi su un abile sceneggiatura di base e conducendo bene la recitazione degli attori, Nino Giansiracusa porta sullo schermo i preti operai francesi, allora in odore di eterodossia “: inviato al Festival di Montecatini vinse il Primo Premio(Trofeo Fedic) della categoria “Soggetto” ed il sostegno dei critici presenti al Festival come Adriano Asti, Giampaolo Bernagozzi, Paolo Capoferri, Floriana Maudente, Nando Scanu e Luigi Serravalli con in quali si è poi impegnato per un cambiamento in Fedic a sostegno di un cinema di qualità. E’ un’opera “La porta aperta sulla strada” ,conservata oggi nella Cineteca Fedic depositata presso l’Archivio Nazionale Cinema d’Impresa- Centro Sperimentale di Cinematografia di Ivrea e che i soci della Fedic possono vedere nella compilation numero 7 da me curata e messa a punto tecnicamente oltre all’archivista Mariangela Michieletto da Giorgio Sabbatini al quale può essere richiesta: vi troverà anche 3 cortometraggi di Adriano Asti, indimenticabile autore Fedic che è stato anche Presidente della Federazione e del Festival di Montecatini.

1960 Montecatini- Lacerenza, Pecora, Fondelli, Giansiracusa con pizza sotto braccio, De Tomasi, il regista George Cukor

L’attività di filmmaker di Nino Giansiracusa va ricordata anche per altri film di rilievo della Storia della Fedic, che a me piace evidenziare. Il fantasy “L’uomo in frak”(1960, 16mm., bianco e nero) è uno di questi, ispirato alla famosa canzone di Domenico Modugno. “Che esso sia ispirato ad una ‘ canzonetta’, scrisse ellegi (Leonida Gafforio) su “L’altro cinema” (n.79/Agosto 1960), non vuol davvero dire che si tratta di un’opera vacua ed inutile. Prendendo spunto dalla musica e dai versi un po’ strani di Modugno, Nino Giansiracusa ha realizzato un bel film( il migliore, senza dubbio, apparso quest’anno a Montecatini). E non ha fatto una pedissequa traduzione in immagini del racconto cantato, ma ha cercato( ed, a nostro parere, è riuscito) a dar valore ad un assunto che, inizialmente, non esisteva. L’uomo giunto alla fine dei suoi giorni riguarda al passato, rimpiange il ‘bello’ della vita trascorsa, medita sulla vanità degli anni vissuti e, con estrema semplicità e sincerità, canta un inno all’amore”. Il cortometraggio vinse, tra l’altro, il primo premio Fantasia al Festival di Carcassonne.

Ma anche “Città come me” (1965, 8mm, colore) realizzato insieme a Vincenzo Rigo. Un documentario, secondo Marcello Clemente(“Cinema Ridotto”, n.9/Settembre 1965) che ha “una fattura accurata e morbida, è fine nella colonna sonora per il parlato letterariamente dignitoso e per il jazz di buona lega, ed è attraente nelle immagini per la preziosa gamma dei colori, verde, azzurro grigio”. “Un documentario, precisa ancora il critico, il cui tema è la malinconia di Milano, rintracciata attraverso una folla di immagini in apparenza reciprocamente indipendenti ma pure legate da una intenzione sottile”.

1962 hotel la pace – chiacchierata fra: De Tomasi, Gallo, Serravalli,
Giansiracusa, Griva, Giovannoni, Bernagozzi, Moreschi, Cattivelli.

Assolutamente da non dimenticare è poi “Ballatoio come una trincea” in coregia con Giampiero Pozzoni, Luigi Santagostino, Claudio Secchi e Gianni Vida. Un film-inchiesta sullo sfruttamento che avveniva da parte degli immobiliaristi facendo sfrattare in alcune zone periferiche di Milano famiglie che abitavano case popolari da più di 50 anni mettendoli così in seri problemi economici ed abitativi. Uno scandalo per cui dovettero intervenire, come il reportage mette bene in evidenza, il Sindaco unitamente ai comitati inquilini e dei consigli di quartiere. “Un documentario-inchiesta”, scriveva Giampaolo Bernagozzi nel suo “L’altro occhio”(Patron Editore – Bologna, luglio 1981), che , pur di stampo televisivo, ha un significato politico immediato che dà al filmato il metro della sua validità” . E Luigi Serravalli su “Cineclub”( n.7-9/luglio – settembre 1973) sottolinea che “il film che analizza una situazione esistenziale , senza crepuscolarismi o populismi, in modo oggettivo, resta un modello da seguire portando il cineamatore a svolgere un compito pubblico. Essere sempre pronto, cioè a captare con la cinepresa gli aspetti più rivoltanti delle situazioni di cronaca, giorno per giorno, ed operare nel senso di una situazione veramente democratica”. Concludendo che il cinema dovrebbe essere per il cineamatorismo “ uno strumento di protesta, di inchiesta, di difesa dei meno protetti”.

Non solo filmmaker Nino Giansiracusa, ma dirigente Fedic prima come Presidente del Cineclub Milano al quale diede impulso per una crescita culturale dell’attività, ma anche molto attivo a livello nazionale ,arrivando a coprire anche la carica di Vicepresidente, e al Festival di Montecatini dove nel 1966 fondò il Bollettino Quotidiano del Festival portandolo avanti con Carla Negri, altra figura storica importante della Fedic da me ricordata nel numero 8 di Fedic Magazine: un Bollettino nel quale, io giovane critico ho avuto modo di affinare meglio quel ruolo recensendo opere che di giorno in giorno venivano proiettate al Kursaal, sede allora delle proiezioni. E gli sono molto grato per avermene data la possibilità.

Caro Nino, il tuo è un traguardo invidiabile ed invito la Fedic dì oggi a ricordarlo nella maniera migliore che meriti.

Paolo Micalizzi