Mondo Cinema

Mattia Torre, sceneggiatore e regista da “Boris” a “La linea verticale”

E’ stata una settimana di importanti lutti per la Cultura (sì, quella con la C maiuscola) italiana quella appena trascorsa. Non ci eravamo ancora ripresi dalla notizia della scomparsa di due grandi autori quali Andrea Camilleri e Luciano De Crescenzo, che tanto hanno dato alla nostra letteratura e così tanto hanno rappresentato anche per il nostro cinema, che un’altra morte ci ha sconvolto. Quella di Mattia Torre, che ci lascia, a soli 47 anni, dopo una lunga malattia.

Scrittore, sceneggiatore, commediografo, regista per il cinema e per la televisione, l’autore romano, con la sua penna ironica, sagace e spesso sprezzante, lascia un vuoto tremendo in una generazione che era cresciuta e si era formata con la sua serie, quell’iconico Boris che, a più di 10 anni dalla sua messa in onda su Sky, continua ad essere vista (e rivista), con alcune delle  sue battute restate nell’uso quotidiano e nella memoria di molti. Attraverso i suoi personaggi, guidati e diretti dallo spietato René (un sopraffino Francesco Pannofino, che proprio grazie a questa sua interpretazione abbiamo potuto iniziare ad apprezzare anche come attore e non solo come doppiatore), Mattia Torre (e i suoi sodali, Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo) ci aveva portato non solo dentro al set di una serie tv, ma in quella che ne è la vera e propria sala dei bottoni, quella in cui gli sceneggiatori intrecciano trame e tramano improbabili intrecci, pur di fare ascolti, pur di ottenere consensi, addomesticando il pubblico a proprio piacimento. La serie Boris, andata in onda dal 2007 al 2010 e di cui, nel 2011, venne tratto l’omonimo film, è stata capace di stravolgere il modo stesso di concepire la serialità in Italia, creando un prodotto televisivo che criticava profondamente il sistema televisivo nel suo complesso. Una formula di successo che molti hanno cercato di imitare, senza però ottenere la stessa forza e lo stesso consenso.

Ma Mattia Torre era molto di più di quanto fatto con i protagonisti che animavano Gli Occhi Del Cuore (la serie nella serie, quella per la quale lavoravano i personaggi di Boris). Ben prima di questa fortunata serie, l’autore romano si era già formato nell’ambiente teatrale capitolino e, nei primi anni Novanta, proprio con Ciarrapico, mette in scena alcuni spettacoli di grande spessore, quali Tutto a posto e Piccole anime (quest’ultimo avrà anche una sua versione cinematografica nel 1998. Lo ritroviamo poi, nel 2005, con quello che resterà un piccolo gioiello del teatro italiano, quel Migliore che segna anche l’incontro tra  Torre e Valerio Mastandrea.

Sarà proprio all’attore romano che si rivolgerà per affidargli il ruolo di Luigi, il protagonista di La linea verticale, serie del 2018, con un cast d’eccezione, in cui troviamo anche Greta Scarano, Antonio Catania e un meraviglioso Babak Karimi. E’ qui che, amaramente, troviamo il testamento di Mattia Torre. Perché la serie Rai racconta un qualcosa che lo sceneggiatore e regista ben conoscevano: la malattia. Quella di cui così ci racconta:

La malattia può essere una cosa buona, la malattia può segnare un cambiamento importante, e se la sai vivere, se la sai combattere, la malattia può segnare anche una rinascita. L’importante è cercare di non morire. Ma pure, evidentemente, anche la morte va presa come una cosa che può succedere. Quello che voglio dire è che solo se non hai paura di niente puoi sopravvivere a tutto.

Già da diversi anni Mattia Torre stava affrontando la co-esistenza con il tumore. Il terrore di scoprirsi malato, il modo in cui lo ha affrontato, le parole delle persone che lo hanno accompagnato nella malattia sono stati tutti elementi che, con una straordinaria ironia, senza cadere in pietismi, Torre ha cercato di mettere nelle otto puntate della serie. Regalando ancora una volta quella sua incredibile capacità di scrivere pensando a cosa, da spettatore, avrebbe voluto vedere.

In questo stava la grande genialità di Mattia Torre: nell’enorme rispetto che aveva, prima ancora del suo stesso lavoro, delle persone a cui stava parlando. Di quegli spettatori che oggi ne piangono la scomparsa. Resterà il dispiacere di sapere che forse non vedremo realizzato il progetto per il prossimo lungometraggio di cui avrebbe dovuto iniziare le riprese in settembre. Ma ce lo immaginiamo da qualche parte a scrivere. Ma siamo certi che ciò che ha lasciato sia di inestimabile valore. Ci sentiamo po’ orfani. Ma orgogliosi di sapere che potremo ritrovare la sua bravura ogni volta che riguarderemo una scena dal suo Boris, o piangeremo per una battura di La Linea Verticale, o ci indigneremo riascoltando uno dei monologhi che recentemente aveva fatto recitare a Valerio Mastadrea nel corso di qualche puntata di Propaganda Live su La7. E, come dice sul finale di serie il protagonista di La linea verticale, cercheremo di andare avanti un passo alla volta.

Mattia Torre è stato ospite nel 2017 al Sedicicorto International Film Festival. Qui il video dell’intervista:

Joana Fresu de Azevedo