Focus

Massimo Maisetti, le testimonianze di amici e colleghi

Marco Asunis
Ho avuto l’opportunità di conoscere Massimo Maisetti una decina d’anni fa, durante la fine degli ultimi anni del suo mandato quale presidente nazionale FEDIC. Le occasioni della sua conoscenza erano stati gli incontri del coordinamento nazionale delle Associazioni di Cultura Cinematografica, che di tanto in tanto si organizzavano già in quella fase per difendersi dagli allentamenti e disimpegni finanziari ministeriali verso l’associazionismo. Quegli appuntamenti mi avevano dato l’opportunità di conoscere Massimo e di condividere con lui interessi che andavano al di la della reciproca passione per la cultura cinematografica. Ci accomunava, difatti, non solo il nostro specifico lavoro nelle nostre Federazioni, ma anche un interesse comune verso la letteratura e la lingua russa. Di questo ricordo con lui momenti di piacevoli memorie e conversazioni. A ricordare Massimo, mi viene poi in mente di lui anche un particolare episodio che ne fotografa in parte l’immagine così poco accomodante e per certi aspetti ribelle. Entrambe caratterizzate dalla sua personale simpatica bizzarria. Si era, se non erro, nel 2010. Il coordinamento nazionale aveva deciso di incontrarsi e riunirsi in occasione del Festival Internazionale del Cinema di Venezia di quell’anno. L’appuntamento fissato era la mattina nel bar storico che fiancheggiava la Sala Grande della Mostra Cinematografica, gestita allora da un gruppo giapponese che obbligava tutti gli avventori a scalzarsi per entrare dentro il locale. Cosa che come primi ad arrivare, presi alla sprovvista, facemmo in modo ossequioso e con tanto di ipocrita inchino… La delegazione Fedic composta da Massimo Maisetti e Paolo Micalizzi arrivò all’appuntamento in leggero ritardo. Fu per me straordinariamente esilarante osservare dalla mia postazione come in modo deciso Massimo si ribellasse a quell’astrusa richiesta. Mi sembra di vederlo ancora protestare a voce alta, mulinare le sue braccia e sfondare il ‘posto di blocco’. Arrivò sorridente e soddisfatto al tavolo dell’incontro con le sue scarpe ai piedi… L’unico all’interno di tutto il bar. Mi piace immaginarlo così ora a chi gli chiede conto dei suoi peccati, sbracciarsi nuovamente e pretendere lui, senza pagare pegno, di far parte dei giusti che hanno dedicato la propria vita alla crescita culturale del loro paese. Пусть земля будет мягкой для тебя, дорогой Массимо!


Maddalena Beltramo
Montecatini, venerdì 9 Luglio 1999, Hotel San Marco: stiamo festeggiando i 50 anni della FEDIC ed in tale occasione è stato pubblicato un libro: “ Lo sguardo liberato “ Fedic 1949 – 1999 : itinerari di una Fedic indipendente “ .
Ora l’ho cercato nella mia libreria, l’ho tra le mani e lo apro: nella controcopertina bianca una serie di firme a ricordo dell’evento e, prima fra tutte, quella di Massimo Maisetti. Come un flash mi appare il ricordo di quell’evento e di come Massimo aveva fortemente voluto celebrare i primi 50 anni della nostra Federazione portando avanti “l’entusiasmo per le progressive aperture, la costanza dell’impegno ed il coraggio delle scelte“ dei suoi predecessori Adriano Asti e Giovanni Icardi ; questi termini ben identificano l’operato di Massimo nella sua direzione della Fedic. Il mio primo incontro con Massimo Maisetti fu quasi uno scontro: avvenne durante il festival di Montecatini un anno quando il Cineclub Piemonte aveva partecipato con alcuni film dei suoi Soci. Io avevo timidamente collaborato alla realizzazione di un filmato (“Epidermide”) con gli Autori del mio cineclub Giuseppe Bertola e Gino Brignolo; Massimo Maisetti in qualità di giornalista aveva amaramente criticato il nostro lavoro ed io lo avevo affrontato chiedendogliene ragione e battibeccando con lui , (decidendo in cuor mio che mi era molto antipatico ). Come spesso accade, mi sono ravveduta. D’allora la vita in Fedic è continuata per anni e la dovuta collaborazione tra di noi si fece via via affinata per il suo comportamento, sicuramente fermo ma anche sornione, complice, un carattere insomma sì da uomo serio e consapevole ma anche capace quando occorreva di stemperare l’atmosfera con una battuta o una delle sue immancabili barzellette. La sua amicizia nel corso degli anni mi è stata preziosa ed ora lo penso lassù, con i “ fedicini” che lo hanno preceduto: tra di loro cito soltanto gli ultimi: la Carla (Negri) e Nando (Scanu) . Con le lacrime agli occhi vi dico grazie per essermi stati amici!


Bruno Bozzetto
Fin da quando ci siamo conosciuti la mia carriera si è evoluta di pari passo con l’amicizia per lui. Il suo incoraggiamento ed il suo entusiasmo sono stati determinanti per infonder coraggio sia a me, ma anche e soprattutto a mio padre Umberto, di cui era grande amico, e che cercava probabilmente un consenso professionale per comprender meglio ed accettare quello strano lavoro pionieristico del figlio. Massimo, appassionato e convinto sostenitore dei miei lavori, ma soprattutto esperto conoscitore del settore, in questo è stato perfetto nel trasmettergli il suo entusiasmo genuino e contagioso. È stato poi sempre grazie a Massimo che sono ritornato in contatto col mondo da cui la mia carriera ebbe inizio: quello della Fedic, del cinema amatoriale e dei gloriosi cineclub. Molti allegri momenti passati insieme, festival, premiazioni, interviste e manifestazioni guidate abilmente da lui per regalare agli spettatori una maggior conoscenza dell’animazione, ma soprattutto di una certa animazione, che parlava di cose diverse, serie, con contenuti e problemi. Colto e intelligente, raffinato conoscitore del cinema, abilissimo oratore, era la persona più giusta e generosa per incoraggiare ed aiutare chi sapeva di operare e creare nel giusto, ma trovava difficilissimo far arrivare al gran pubblico le sue idee. Non lo rivedevo ormai da molto tempo quando improvvisamente, in un delicato e affettuoso documentario girato dal figlio Marco, me lo sono improvvisamente ritrovato davanti, parecchio più anziano e ormai lontano con la mente, ma con un’umanità ed un affetto verso i suoi cari che mi aveva colpito per la sua incredibile intensità. Dopo quelle scene, tristi e toccanti, Massimo mi mancherà ancor di più, perché mi hanno vividamente ricordato quanto fosse una persona buona e altruista. In ogni momento della sua vita.


Antonio Calapà
Mi unisco al cordoglio della famiglia e il ricordo di Massimo sarà sempre vivo nei mie pensieri poiché era un personaggio unico per intelligenza, cultura e capacità di relazionarsi con tutti. Negli anni che ho avuto l’onore di collaborare con Lui ho avuto modo di conoscerlo e stimarlo per le sue qualità umane e la sua ferrea volontà di tenere sempre a galla la barca FEDIC malgrado le turbolenze, frutto del mutare dei tempi. Purtroppo dopo il suo trasferimento in Puglia non ho avuto modo di incontrarlo anche se so che le sue condizioni di salute erano precarie.
Mi rattrista anche il fatto di avere perso un caro amico, come tanti altri che lo hanno preceduto e mi accorgo che è ormai fuori moda il nostro modo di pensare imperniato sul concetto del lavoro come elemento costruttivo della nostra esistenza.
Ciao Massimo, aspettaci che prima o poi verremo a farti compagnia.


Lorenzo Caravello
Mentre ascolto una intervista video a Massimo Maisetti noto e stimato critico cinematografico nonché presidente Fedic fino al 2013, non posso fare a meno di ricordare la sua figura imponente ed austera, almeno in apparenza. Lo conobbi 19 anni anni fa in occasione dell’ingresso in Fedic del mio cineclub Gruppo Cineamatori delle Apuane.
La prima sensazione era stata quella dell’alunno che entra in classe la prima volta e conosce il suo nuovo insegnante. Vedevo sia lui che il consiglio direttivo “irraggiungibili”, quasi intimorito dalla loro esperienza e sicurezza nel parlare di cultura cinematografica. Con la maturità degli anni trascorsi in Fedic ne riconosco ancora la figura professionale e competente, ma ne ho potuto apprezzare anche la dimensione umana. Massimo Maisetti non è stato solo presidente della Fedic, ruolo che oggi, mio malgrado mi appartiene, ma il Presidente. Maisetti aveva una forte personalità, una classe non indifferente, uno sguardo deciso ed al contempo mite anche quando le situazioni si facevano più dure per contrasti e diverbi tra i soci. Personalmente non lo vedevo da anni, da quando le sue problematiche fisiche gli hanno impedito di viaggiare e continuare i suoi impegni. Un paio d’anni fa, in occasione dell’annuale assemblea dei presidenti, il figlio Marco ci ha fatto pervenire un video da lui girato in cui racconta il tenero rapporto con il padre e la sua giornata. L’impatto emotivo è stato indubbiamente molto forte, soprattutto per chi lo ricordava come un leone forte e combattivo e lo ritrovava invece in queste immagini come un animale ferito. Maisetti è stato il nostro presidente per vent’anni, a noi tocca adesso, nonostante le gravi problematiche economiche e gestionali, cercare di non perdere quel patrimonio culturale e sociale per il quale si è tanto prodigato.


Mauro Conciatori
Acuto in ogni sua osservazione con quella capacità di andare oltre lo schermo, oltre le apparenze, oltre il detto. Maisetti sapeva cogliere il non detto, le sospensioni temporali, i vuoti emotivi che sono l’essenza dell’opera filmica. La sua sensibilità di portare alla luce quelle esperienze nascoste all’interno di un plot, di un’immagine, di un gesto, sono uniche di chi ha un “terzo occhio”. E lui lo aveva. Uomo di rara gentilezza, nei suoi modi sapeva sempre cogliere ogni emotività dalle persone con le quali si confrontava quotidianamente. Quindi non solo un esteta e profondo conoscitore del cinema ma un attento osservante del mondo reale. Un personaggio straordinariamente e sommessamente straripante nel mondo “passato” di un cinema d’altri tempi. Un cinema che lo porterà sempre nel cuore.


Alessandro Cuk
Ho avuto la fortuna di conoscere Massimo Maisetti negli anni Novanta quando l’amico Paolo Micalizzi mi ha chiamato a collaborare con lui negli uffici stampa dei festival Fedic e cioè a Montecatini Terme e a San Giovanni Valdarno. Entrando nel mondo Fedic non si poteva non incontrare Massimo che è stato davvero una colonna portante di quell’Associazione. Partecipando alle manifestazioni dall’interno vi era la possibilità di incontrare Massimo quotidianamente, specialmente a Montecatini, e si è instaurato subito un rapporto cordiale e positivo.
Un dialogo soprattutto cinematografico nel quale ci scambiavamo commenti, opinioni, considerazioni su questo o quel film. Massimo era sempre molto schietto ma anche entusiasta e viveva quelle esperienze con grande passione. Era molto preparato e la sua competenza, soprattutto verso il cinema d’animazione, mi ha dato tante indicazioni che poi trasferivo nei miei approfondimenti, alcuni dei quali finivano sugli articoli. Ma quando si frequentano i Festival il rapporto è più ampio, va oltre gli argomenti prettamente cinematografici e Massimo era una persona simpatica, arguta, vivace per cui il dialogo con lui era sempre brillante. Una comunicazione che è continuata per tanti Festival Fedic e che poi è proseguita in altri manifestazioni come alla Mostra di Venezia. E ogni volta il saluto con lui era piacevole sia che si rimembrassero i tempi di Montecatini, sia che il discorso si rivolgesse alle problematiche d’attualità e alle difficoltà delle Associazioni. E per questo che rivolgo un affettuoso saluto a Massimo Maisetti e un grande ringraziamento per tutto quello che ha fatto per il mondo dell’associazionismo culturale cinematografico.


Giuseppe Curallo
In passato, con Massimo non ci siamo frequentati molto. Per lo più una volta l’anno, in occasione dell’Assemblea della Fedic. Nelle riunioni apprezzavo il suo equilibrio, la sua capacità di dialogo, lo spirito di appartenenza che ispirava a noi Presidenti dei Cineclub associati. Contatti personali sporadici, nel corso dei quali mi propose di entrare nel Collegio dei Probiviri. I rapporti diretti più intensi sono iniziati alla fine della sua Presidenza, da Presidente onorario della Fedic. Ci siamo conosciuti meglio, ci siamo rivelati per quel che avevamo fatto e per quello che avremmo voluto o dovuto fare per la Federazione e per i cineclub associati. Un’intesa e un legame amichevole rapido, da persone vicine per età e per esperienze. Ho conosciuto da lui le straordinarie e diversificate attività della quale era stata costellata la sua vita e mi ha fatto sentire molto vicino a lui in percorsi per me diversi , ma analoghi per impegno , per difficoltà incontrate, per la perseveranza di ottenere risultati. Percorsi identici nella conduzione quasi ventennale degli organismi da ciascuno di noi rappresenti: Fedic da una parte e Cineclub Piacenza dall’altra. Quante fatiche, quante difficoltà incontrate, ma quante soddisfazioni ci siamo raccontate. Ho scoperto quindi in Massimo un amico quasi da sempre, con il quale potevi confidarti e chiedere consigli sulle problematiche che affliggono i nostri Cineclub e delle quali era molto esperto. La sua scomparsa per me è stata particolarmente dolorosa. La sensazione di aver perso un amico ed un pezzo di FEDIC che per me lui impersonava. Dopo la notizia, ho voluto idealmente reincontrarlo, rivedendo più volte l’intervista che aveva concesso al mio Cineclub nel corso della sua visita a Piacenza e ripassando alcune delle sue pubblicazioni che mi aveva donato. Per me – ma sono sicuro per tutti – Massimo Maisetti sarà indimenticabile. Come uomo e come Presidente impareggiabile della nostra Federazione.


Pierpaolo De Fina
Massimo era un uomo speciale con tanta umanità, tanto talento e con tantissime storie ancora da raccontare attraverso i suoi indimenticabili scritti. La sua curiosità e la sua ironia hanno reso memorabili tanti bei momenti condivisi grazie all’interesse nell’arte cinematografica che abbiamo condiviso per tanti anni. Massimo ha saputo unire in modo magistrale il cinema alla filosofia. Con lui, il mondo perde gentilezza, intelligenza e ironia. Massimo, ci mancherai.


Nino Giansiracusa
A Massimo Maisetti va riconosciuto il merito di avere portato a termine un lavoro di disimpegno da una specie di tutela che i funzionari del Ministero dello spettacolo di Roma tendevano ad avere sul movimento del cinema d’amatore. L’opera, iniziata da Adriano Asti, è stata agevolata dal fatto di avere portato la sede della Fedic a Milano presso l’AGIS Lombardia che agiva in modo autonomo e più libero da ingerenze esterne. Questo trasferimento ha anche migliorato l’aspetto organizzativo della Federazione che a Milano si è potuta avvalere di uno staff di soci collaboratori che risiedevano nella stessa città rendendo più facile la gestione e l’incontro tra i vari membri direttivi. Negli anni ho avuto modo di conoscerlo meglio e di vederlo più frequentemente, da quando ho fatto parte della giuria del Concorso Scuola Video Multimedia Italia. Nel 1999 abbiamo terminato l’attività del Cineclub Milano, di cui ero Presidente, a causa dell’età dei soci tutti ultraottantenni e ci siamo iscritti al Cineclub ISCA. Periodicamente ci incontravamo per visionare e criticare le opere del cinema indipendente. Di lui ricordo la grande cordialità e l’umorismo: le battute di spirito non mancavano mai nei suoi discorsi. Ricordo un episodio in particolare al Convegno di Bergamo per festeggiare i 40 anni della Fedic. In quell’occasione abbiamo avuto un confronto semantico quando io dissi “ 40 anni è un’età da menopausa, da crisi menopausale”. Lui se ne è risentito dicendo che non c’era crisi, ma io ribattei rispondendo che la parola crisi deriva dal greco e significa “frattura per ricominciare “ quindi può avere un valore negativo, ma anche positivo. Lo ricordo per l’interesse e la competenza sul Cinema d’animazione acquisita nella lunga carriera di critico cinematografico che lo ha portato molte volte all’estero in qualità di esperto. Negli ultimi anni ha presieduto l’organizzazione del Festival del cinema d’animazione di Dervio e ha portato in quella sede i più noti autori italiani quali Bruno Bozzetto, Osvaldo Cavandoli, Pierluigi De Mas e la giapponese Fusako Jusaki. Grande anche il suo impegno per la diffusione del cinema prodotto dalle scuole attraverso la realizzazione di vari concorsi in diverse città e festival italiani. Tra un mese compirò 100 anni, ma il suo ricordo è vivo e mi è caro come persona che stimo e ammiro per l’impegno profuso a sostegno del cinema indipendente.


Giuseppe Ippolito
Ennesima brutta notizia in FEDIC, ci ha lasciati Massimo Maisetti al quale ero tanto affezionato, negli anni della sua presidenza io ero il tesoriere per cui lavoravamo fianco a fianco ed essendo pure lui di Milano, abbiamo fatto tanti viaggi in auto insieme, a lui piaceva come guidavo ed io non gradivo invece il suo stile di guida un po’ spericolato. Milano-Montecatini, Milano Fano, Milano-Sangiovanni Valdarno e tutti quelli sparsi per i festival nazionali in alta Italia. Ogni viaggio una barzelletta, un aneddoto. Di tanto in tanto schiacciava anche un pisolino. Era sempre di buon umore poi, nelle nostre assemblee, quando qualcuno lo contrariava o disturbava, diventava una belva ma restava sempre nel limite dell’educazione, cercava sempre di far venire gli altri dalla sua parte e ci riusciva!
Ha segnato venti anni della mia vita e lo ricorderò sempre con piacere ed ammirazione, mi ha arricchito di tante belle cose, dalla cinematografia alla letteratura. Grazie Massimo.


Rolf Mandolesi
Massimo ci ha lasciati, quasi in punta di piedi. È mancato un altro “Gran Signore”, una colonna della FEDIC, un validissimo Presidente, che per vent’anni ha dato carne e sangue alla FEDIC. Su Massimo Maisetti si potrebbero scrivere intere cartelle, ma credo che bastino queste poche parole per dimostrare che egli ha lasciato un incolmabile vuoto. La sua saggezza, la sensibilità e soprattutto la sua umanità devono essere un valido modello per tutti noi da non dimenticare. Noi gli resteremo per sempre riconoscenti per tutto ciò che ha saputo fare per la FEDIC.
Addio Massimo.


Roberto Merlino
Confesso che negli ultimi tre o quattro anni non l’ho più chiamato. Non già perché fossero diminuiti affetto e stima nei suoi confronti. Anzi!… Ma per il semplice fatto che volevo ricordarlo al meglio delle sue potenzialità: sapevo che mi avrebbe fatto male avere a che fare con un Massimo che, forse, non mi avrebbe nemmeno riconosciuto! Qualcuno potrebbe anche interpretarla come una vigliaccheria… Io, viceversa, ritengo di aver agito nel pieno rispetto del bene che gli ho sempre voluto. Con Massimo ho avuto un rapporto di stima e amicizia per più di vent’anni, rinvigorito dalla mia entrata nel Consiglio FEDIC e, poi, nel passaggio di consegne tra la sua e la mia Presidenza. Fu lui a volermi come suo successore al timone della Federazione Italiana dei Cineclub, insistendo – per mesi – affinché ne raccogliessi il testimone. Non posso dimenticare l’abbraccio -affettuoso e commovente- con cui ci stringemmo, a Montecatini, al passaggio delle consegne. Da qualche parte conservo una foto di quel momento. Ma l’immagine più forte e importante è quella che porto dentro di me, nel cervello e nel cuore. A onor del vero, tra di noi c’è stato anche un periodo di forte conflittualità, durato alcuni mesi, con prese di posizione poco “amichevoli” che, ad ogni buon conto, non hanno mai inficiato il rispetto reciproco. La mia stima nei suoi confronti, poi, si è rafforzata quando -a distanza di tempo- mi ha detto: “Scusami; ho sbagliato; sono stato mal consigliato e l’ho capito tardi.” E questa frase, nel giro di un paio d’anni, mi è stata ripetuta almeno una decina di volte! Ho sempre pensato che solo i “Grandi” sanno riconoscere i propri errori e chiedono scusa. E Massimo, per me, era -e rimarrà per sempre- un Grande!
Fui io a volerlo Presidente Onorario, non foss’altro per un pieno riconoscimento dell’impegno e dello spirito di abnegazione messi al servizio di Cineclub e Soci, per tanti lustri. Con Massimo Maisetti viene a mancare, per tutti coloro che hanno a cuore le sorti della FEDIC, un pezzo della nostra storia, autentico pilastro e punto di riferimento imprescindibile. Pochi giorni fa, in occasione di una delle “serate” organizzate dal nostro Cineclub (Corte Tripoli Cinematografica), abbiamo proiettato il filmato dell’ “Inno FEDIC”. In un veloce passaggio della clip si vede Massimo che, piroettando sorridente, balla il valzer.
Ecco… voglio ricordarlo così!


Rossana Molinatti
Massimo Maisetti era un uomo gentile, una di quelle persone d’altri tempi che sapeva fare della correttezza un principio di vita e che quando prendeva un impegno lo rispettava a fondo, costasse quello che costasse. E così fece anche con la FEDIC, nel periodo in cui ne resse la presidenza: nella sua intensa opera di rilancio e diffusione trapelava tutta la passione, la cultura e la serietà che lo contraddistinguevano, caratteristiche queste che riuscivano a far sì che tutto filasse come un meccanismo ben oliato, di quelli che non ti fanno neppure lontanamente percepire il grande lavoro che vi soggiaceva. Da parte sua c’era sempre una buona parola per tutti e sono sicura che per questo tutti lo amavano, credevano e condividevano ciò che proponeva, ciò che faceva. Oggi purtroppo se n’è andato, sconfitto da quella terribile malattia che ti fa perdere i ricordi, che un po’ alla volta ti isola dal mondo esterno per rinchiuderti infine in uno tutto tuo, ci ha lasciati per sempre, così come aveva dovuto fare a suo tempo con la nostra Associazione, ma nella quale il suo spirito aveva continuato ad essere sempre presente. Sono certa che tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo serberanno un grande ricordo di lui, così come serbo un grande ricordo io, così come lo serbono i soci del Cineclub Venezia.


Massimo Negri
So che per Maisetti gli ultimi anni della sua vita sono stati molto tribolati, mia madre me ne parlava spesso. Penso ci sarebbero dozzine di episodi che li hanno visti insieme. Per mia madre Maisetti rappresentava la generazione “giovane” (con Scanu, Mandolesi …) che aveva dato continuità a quanto fatto da quella di Giansiracusa, Bernagozzi, l’ Ammiraglio, Serravalli ecc.


Giacomo Occhiuto
Come si onora la memoria di Massimo Maisetti? Sì, onorare, per un uomo come lui, è assolutamente il termine corretto. Si onora col ricordo, con l’esercizio intellettuale della curiosità, quella che gli si leggeva negli occhi insieme con un’arguzia che, nei miei cinquant’anni di vita, ho ravvisato in poche persone… ed una di queste è mio padre. Forse è questa affinità “familiare” che mi ha avvicinato a Massimo, che ci ha accompagnato per alcuni anni in cui abbiamo lavorato insieme a “Cinema e Psicoanalisi”, pubblicazione della quale mi ha affidato per anni la veste grafica e redazionale. Negli ultimi tempi ci eravamo persi di vista. Il rispetto che ho sempre avuto per la sua “Beautiful Mind” mi ha sempre imposto il pudore di non disturbarlo con l’avanzare della sua malattia.
*Ma la memoria delle nostre chiacchiere (magari futili ma per me sempre care) non mi ha mai abbandonato ed è così che, seppur col dolore nel cuore, voglio ricordarlo oggi… col sorriso sornione dipinto sul viso. Quel sorriso che aveva ogni volta che entrava nel mio ufficio con una storiella umoristica pronta ad esplodere e che, regolarmente, declamava arricchendola con commenti sempre dissacranti.
Ciao Massimo, il film è finito ma un lungo applauso ti accompagna dall’altra parte.


Franco Piavoli
Massimo Maisetti lo ricordo oltre che per la sua profonda cultura cinematografica anche per l’umanità con cui analizzava e accoglieva le opere più semplici.


Anna Quarzi
Ricordo di Massimo lo sguardo penetrante, intelligente e sottilmente ironico con cui ti osservava, anzi direi osservava il mondo. L’eloquio ricco, la facilità nel comunicare gli permetteva di dialogare con tutti e di far sentire tutti indispensabili, grande dote per chi sarà presidente della FEDIC per lungo tempo. Proprio nel periodo della sua presidenza ho avuto modo di comprendere la sua visione del mondo del cinema, dell’arte in generale e di condividere alcuni momenti di particolare interesse per la Federazione, come l’organizzazione del seminario “Identità, strutture, obiettivi” del 1996 e la celebrazione del cinquantenario della stessa FEDIC nel 1999. Proprio nel seminario citato Maisetti presentava la sua idea della FEDIC: la Federazione non doveva essere una semplice associazione di filmaker ma il luogo di cultura per la difesa e la valorizzazione del cinema d’autore ed in particolare del cortometraggio come forma autonoma di racconto cinematografico che deve trovare il proprio spazio e un’adeguata visibilità accanto al lungometraggio. Parole che ho condiviso intensamente. E’ stato un grande presidente FEDIC e non solo.


Giorgio Ricci
A ottanta anni, tanti sono quelli che ho, se non tutte almeno una volta ogni due settimane arriva la notizia che qualcuno che conosco ci ha lasciato. Sembrerebbe che, vista la frequenza con la quale arrivano le notizie, non dovremmo sorprenderci. Per uno come me che crede che la morte sia solo un episodio di quella vita che continuerà, dovrebbe poi essere più facile accettare queste notizie soprattutto se chi ci lascia non lo vediamo da qualche anno, vive a ottocento chilometri da me e non può più rispondere al telefono e alla posta elettronica da tanto tempo. . Ma così non è stato per Massimo. Mi sono chiesto il perché ed ho iniziato a cercare il motivo. Nella posta elettronica nella cartella Documenti, sottocartella FEDIC c’è un’altra cartella che si chiama Massimo Maisetti. In essa c’è una corrispondenza ogni settimana e in alcuni periodi almeno ogni quindici giorni fino al giugno del 2013. Ho riletto e l’attualità degli argomenti trattati mi ha convinto del fatto che il tempo non sia passato e quindi sino ad oggi pensavo che domani o dopodomani certamente sarebbe continuata questa corrispondenza e che con lui l’ultimo contatto fosse stato…ieri. Oggi mi si dice che certamente contatti con Massimo non ne avrò più perlomeno sino a quando anche io avrò un corpo. E questo mi ha disturbato. E’ stato un momento durato qualche decennio fatto di scambi di opinioni che Massimo ha sempre saputo esporre con garbo e signorilità qualunque argomento si trattasse. L’equilibrio, che è uno stato di quiete delle cose, è stata la sua dote più presente nei rapporti in privato e in pubblico e la perseveranza nel compiere la difficile missione di Presidente della FEDIC è stata quella propria degli uomini di onore: condurre a termine la propria missione a discapito dei propri interessi. Le difficoltà e i dispiaceri che inevitabilmente colpiscono ogni uomo hanno costituito per lui un ostacolo che ha reso difficile il suo compito è riuscito sempre a superare senza nulla far trapelare. Il tutto senza mai farci mancare, nel momento più opportuno, per sdrammatizzare, una barzelletta. Credo che sentirò sempre di più la mancanza di Massimo perché i tempi sono cambiati e uomini di quello stampo difficilmente si trovano. Stranamente pensavo a Massimo giovedì scorso quando mi stavo trasferendo in macchina a Ferrara invitato dal Festival organizzato dalla Film Commission di Ferrara e mettevo in relazione il programma di quel Festival con il pensiero di Massimo: Dare spazio agli autori e farli sentire considerati.  Strana coincidenza che la notizia della sua morte mi abbia raggiunto in una sala cinematografica nell’intervallo fra la visione di due cortometraggi e penso al giorno in cui mi potrò ritrovare con lui, Marino, Giovanni, Mino e tanti altri amici che nel tempo si sono allontanati e potremo finalmente parlare di cortometraggi perché potremo assistere a tutti i Festival liberi da ogni altro impegno.


Beppe Rizzo
La notizia della dipartita di Massimo Maisetti mi ha costernato poiché mi sono reso conto che la Federazione dei Cineclub ha perso un altro dei suoi importanti trascinatori della cultura cinematografica. Massimo non è stato soltanto il Presidente della Fedic, ma ha profuso passione, competenza e dedizione dimostrando che se alle parole seguono i fatti, un sodalizio può raggiungere importanti traguardi. Sì, perché Massimo ha dedicato la sua vita al Cinema, diffondendo Cultura a tutti i livelli, sia come saggista e sia come propulsore delle diverse iniziative proprie e di quelle che la Fedic aveva in cantiere. I suoi numerosi viaggi a Roma al Ministero ne sono un eloquente esempio. Massimo è stato soprattutto un caro Amico. Ricordo le sue telefonate quando mi esprimeva, vorrei dire mi confessava, le sue perplessità in merito a situazioni di cui si lamentava, non trovandone la soluzione in tempi brevi. Personalmente mi fece inorgoglire quando propose un mio filmato sul tema dell’animazione nella Scuola che lui egregiamente dirigeva. E a noi tutti della Fedic sgorgò una lacrima quando ci fu proposto un filmato che lo mostrava in condizioni di salute precaria. Da queste brevi riflessioni desidero porgere a Franca, Sua moglie, e a Marco, Suo figlio, il mio più profondo cordoglio. Desidero dire loro, interpretando i sentimenti di tutti i soci della Federazione, che Massimo resterà sempre nel nostro cuore, sarà ricordato come colui che ha lasciato un’impronta indelebile nel lungo cammino del nostro Sodalizio. Qualcuno ha affermato che “la vita non ci dà che attimi e noi per questi attimi diamo la vita”. Ebbene, Massimo ha ben impiegato i momenti salienti della Sua esistenza, lascia un prezioso esempio in tutti coloro che hanno avuto la fortuna di incontrarlo, di conoscerlo e di apprezzare le doti umane.


Giorgio Sabbatini
La tristissima notizia della scomparsa di un “Amico”, come Massimo, è sempre dolorosa e difficile da accettare poiché è una situazione definitiva che non permette speranze o anche solo “false speranze” per un futuro da affrontare insieme! I ricordi si affollano nella mia mente e non è semplice cercare di ordinarli anche perché il dolore di questa scomparsa, dopo una malattia dura da affrontare e da vivere, mi coglie impreparato. Massimo Maisetti, non è stato soltanto un vero “Amico” ma anche un ottimo consigliere che indubbiamente ha contribuito a formarmi nel cercare di esprimere, attraverso le mie opere, sentimenti e sensazioni nella più completa libertà. Le Sue “critiche” hanno sempre rappresentato per me la giusta via da seguire per cercare di approfondire le tematiche scelte. Quante discussioni costruttive abbiamo fatto durante anni di Consigli FEDIC e quanto amore è stato dato da Massimo per il “Cinema Corto”…! Anni di grande attività che attraverso la Sua innata capacità critica riusciva ad affiancare, con grande forza, la volontà di coinvolgere Tutti coloro che hanno sempre creduto nell’importanza di un nuovo “Cinema Alternativo”, pronto a sfidare le tematiche più diverse in nome di una completa libertà espressiva. Ricordo Massimo quando nel 2006 mi affidò la Presidenza di FilmVideo dandomi, oltre ad un’immensa fiducia, una grandissima collaborazione insieme ad Anna Quarzi. Furono tre anni, per le tre edizioni di FilmVideo, di grande lavoro ma anche di vero entusiasmo e di grande passione per una manifestazione che tutti sentivamo importante per la crescita della nostra Federazione. Massimo Maisetti è certamente stato una “colonna portante” della Fedic e lo ricordo per la Sua dedizione improntata ad una continua affermazione del “Cinema Corto”, oltre alle altre attività svolte con grande capacità come Critico cinematografico, Direttore dell’Istituto per lo Studio del Cinema di Animazione di Milano e dal 1995 Curatore dell’importante Rassegna “Cinema e psicoanalisi” con prestigiose pubblicazioni. Oggi, è un giorno di grande tristezza e di profondo dolore che voglio vivere ricordando il bellissimo “dialogo intellettuale” che Massimo ha saputo regalare, nel tempo, a Tutti coloro che hanno vissuto le diverse trasformazioni del “Cinema Corto” e in questo infelice momento sono particolarmente vicino alla Sua Famiglia che abbraccio con sincero affetto.


Vivian Tullio
Massimo Maisetti ci ha lasciato e scrivere un pensiero in suo ricordo mi è molto difficile perché farlo significa ammettere che non c’è più. Vorrei comunque ricordarlo e dedicargli con affetto un pensiero nel suo aspetto meno formale quindi non come Presidente Fedic o nei suoi ruoli istituzionali e di lavoro. Si perché Massimo sapeva essere piacevole e divertente e a questo proposito il ricordo più simpatico ed emozionante che spesso mi torna alla mente è quando, in occasione di Filmvideo a Montecatini, ho condiviso con lui un memorabile valzer nella piazzetta davanti al Cinema Imperiale sotto gli occhi increduli dei passanti e insieme ad altri amici della Fedic molti dei quali ormai non ci sono più. E come non ricordare che tutte le volte che ci si riuniva a Montecatini o a San Giovanni Valdarno per la Fedic o ci si sentiva per telefono, nonostante gli impegni istituzionali, c’era sempre tempo e voglia per una battuta o una barzelletta che raccontava con un sorriso e l’aria sorniona. Il lavoro così si affrontava con maggiore serenità ed entusiasmo. Non dimenticherò mai né il valzer né la sua disponibilità a farsi coinvolgere in un momento ludico, anche se era il Presidente della Fedic!


Fusako Yusaki
Non mi ricordo di preciso dove, ma la prima volta che ho incontrato il dott. Maisetti (io l’ho sempre chiamato così) è stato in occasione di una serata di proiezione di film in animazione a Milano e lui mi ha presentato a Bruno Bozzetto e a Osvaldo Cavandoli. Tutti si meravigliavano che io facessi i Caroselli Branca e così sono entrata nel mondo dell’animazione e ho potuto continuare col loro una bella amicizia. Inoltre il dott. Maisetti mi ha sempre dato un grande coraggio per andare avanti, mi ha fatto conoscere diversi festival e mi ha anche invitato nella Scuola di Animazione di Milano per dimostrare il mio modo di usare la plastilina. Io mi sentivo molto imbarazzata a dimostrare davanti agli altri il mio lavoro ma lui è sempre stato di fianco a me durante i miei interventi, incoraggiandomi e spronandomi. Così, ricordando tutto questo, ho il coraggio di continuare e ancora quest’anno parteciperò al Master dello IED ricordando ogni momento il protettore del mio lavoro.


Giancarlo Zappoli
Ricordare Massimo significa tornare con la memoria ai tanti anni trascorsi alla direzione artistica di Montecatini Filmvideo. Nel corso di quel periodo ho avuto 5 presidenti di ognuno dei quali ho apprezzato professionalità, carattere e passione. Insieme a loro, a sostenerli, ad aiutarli e ad aiutarmi a trovare soluzioni su questioni piccole oppure grandi, lui c’era sempre. Con uno sguardo lucido e talvolta ironico e magari anche tagliente ma sempre con il desiderio di stare dalla parte della soluzione e non da quella di chi accresce i problemi. Da grande esperto del cinema di animazione (uno dei pochissimi in Italia) avrebbe potuto a buon diritto dire la sua al momento della selezione di quegli specifici cortometraggi. Invece si teneva a distanza. Anzi, era lieto di trovare sullo schermo delle sorprese, nuovi autori e nuove modalità espressive. Perché Massimo era un uomo curioso nel senso più positivo del termine. Era curioso di conoscere persone, luoghi, situazioni. Con una parola: era curioso della vita. Per questo aveva anche creato un festival del cinema di animazione a Dervio, per questo sosteneva Franca nella pregevole iniziativa di Cinema e Psicoanalisi. Ora me lo immagino in quell’altra vita dove, sempre attivamente curioso, starà mettendo in atto qualche iniziativa. Perché solo la malattia aveva potuto fermarlo. Ma adesso che il corpo non crea più ostacoli…

ADDIO MASSIMO!

 

 

(Foto di copertina: Massimo Maisetti a Filmvideo 2006 – foto di Giorgio Sabbatini)