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Massimo Maisetti, un vulcano di idee e progetti: il ricordo di Maria Teresa Caburosso

Mi è molto difficile e doloroso parlare di Massimo. Siamo stati legati da una grande amicizia, un’amicizia di quelle che capitano raramente nella vita, sincera, profonda e incondizionata. Sarebbe continuata ancora se la malattia non gli avesse sottratto un bene prezioso: la memoria. Abbiamo condiviso molti interessi: dal Festival di Dervio, al Valdarno cinema, a Filmvideo di Montecatini, alla gestione della Fedic. La mia libreria è piena di tutto il materiale prodotto insieme. In tutti questi anni ho accumulato tanti bei ricordi che ora affiorano e mi commuovono. Ricordo quanto mi è stato d’aiuto quando ho scritto i libri di testo per la materia che insegnavo. Mi ha sempre incoraggiata e ha sempre dimostrato di credere nelle mie capacità, più di quanto non ci credessi io. Questo mi ha sostenuta anche nei momenti in cui credevo di non potercela fare, dati gli impegni della scuola e della famiglia. Quando voglio ricordare quello che è stato e quello che ha fatto, vado a rileggere le sue poesie che ha scritto molti anni fa, molto prima che ci conoscessimo, subito dopo la morte di sua madre.

Ne voglio riportare una, che mi ha sempre colpito:

Quando capirai
il bambino che sono
mal cresciuto
i marciapiedi di pietra
della mia indifferenza
i laceri reticolati
delle mie inutili rabbie
e le trepide angosce e le incertezze
e le malinconie per ciò che ho perso
e che non sono stato
ed il dolente mio dover rinascere
dall’agonia del grembo di mia madre,
quando capirai l’entusiasmo
del mio voler bene alla vita
del correre incontro agli amici
le braccia che gridano volando
e il cuore nella coppa preziosa
dove il passato acquista
colori nuovi e strani,
allora sentirai straziato brivido
e tenera carezza anche l’amore
furia di temporale, profumo di pan caldo
sui colli macchiati d’autunno
(22 dicembre 1976)

Quando ho conosciuto Massimo era un uomo pieno di energie e di interessi. Appena incominciava una cosa stava già pensando come iniziarne un’altra. La sua vita era frenetica sempre sottesa a raggiungere risultati in campo artistico e culturale. Un vero vulcano di idee e di proposte. Era difficile seguire il suo ritmo. Se ti lasciavi coinvolgere non avevi più scampo. Eppure è stata una conoscenza molto importante per la mia vita. Come un fiume in piena mi ha travolta e introdotta nei sui interessi che corrispondevano anche ai miei: il desiderio di trasmettere nei giovani l’amore per il cinema e per la cultura. Ho sempre ammirato la sua capacità oratoria. Era incredibile come potesse parlare in modo approfondito di un argomento che conosceva appena, incantando gli spettatori che stavano ad ascoltarlo. Nessun ostacolo lo fermava. Ricordo quello che mi diceva quando mi sentivo oppressa e schiacciata dagli impegni: i problemi vanno affrontati come si fa per pulire un carciofo, le foglie vanno tolte una alla volta così non si rischia di pungersi. Di problemi ne ha avuti tanti in Fedic e fuori, ma mai ha dimostrato cedimenti e sconforto. Era animato da una forza di volontà sovrumana e riusciva a trasmettere coraggio e positività. Gli ho voluto molto bene e continuerò a volergliene. Mancherà alla moglie Franca, ai figli Marco, Francesca, Michele, e ai nipoti Alice, Massimo, Valentina, Margherita e Eleonora.
E a tutti noi…il suo ricordo rimarrà sempre vivo nella nostra memoria.
Ora però vorrei ricordarlo con le sue parole e lasciare a lui il compito di raccontare quello che ha fatto.

LE ETA’ DELLA MIA VITA
La fantasia mi è stata compagna fin dall’infanzia, per mia fortuna figlia o forse madre dell’immaginazione, e mi ha sorretto nei momenti più duri della vita. Ogni avvenimento diventa esperienza solo se suscita interesse e curiosità, altrimenti non serve né interessa. Anche certe esperienze spiacevoli possono essere utili. Ho rischiato di morire quattro volte. Mi hanno raccontato che quando sono nato con parto podalico in casa, mi hanno dato per spacciato. Poi, preso per i piedi e sculacciato a lungo, all’improvviso ho pianto e ho iniziato a vivere. A otto anni, mentre su Milano imperversavano i bombardamenti, sentivo l’eco delle esplosioni nella cantina-rifugio dove giocavo con altri ragazzini e inventavo favole. Alcuni mesi dopo, sfollato in un paese tra Erba e Como, sbirciavo dalle persiane semichiuse la colonna di carri armati tedeschi diretti verso Como per tornare in Germania. Bloccati dai partigiani, davanti al paese avevano puntato cannoni e mitraglie verso le case minacciando una carneficina. Mi sono chiesto cosa è rimasto stratificato nella mia mente di ragazzino e credo che quando la vita mi ha posto di fronte a situazioni estreme sia nato un meccanismo di difesa che mi ha salvato dalla paura della morte.
Ho rischiato di morire nel 1948. Nei tre mesi trascorsi all’ospedale di Como, mi venne diagnosticata una tubercolosi incurabile. Si trattava invece di un lacerto di tonsilla purulento, dimenticato dal chirurgo che mi aveva operato tre anni prima. Quando, mezzo secolo dopo, sono stato travolto da un’auto, sbalzato dal motorino, volato in aria, rotolato sull’asfalto, ho visto il film della mia vita in pochi secondi. L’ultima grave esperienza l’ho vissuta nel 2012, quando una sincope ha tentato di mandarmi all’altro mondo. Ne sono uscito bene grazie a un pace maker che mi ha rimesso a nuovo il cuore Ero sereno, non avevo paura della morte, avevo già vissuto intensamente la mia vita. Un bel successo per uno che pareva morto appena nato.
Ogni tanto mi fermo ad ascoltare le voci che le pietre di Milano sono ancora in grado di esprimere e mi piace ricordare il cinema, la letteratura, l’arte, che da giovane fresco di laurea sono stati stimoli alla mia crescita. Anche oggi rappresentano un grembo nel quale rifugiare per sfuggire alla tensione e all’ansia del quotidiano. Sono gli amici che non tradiscono mai.
Il mio interesse per il cinema e per il teatro nacque all’Università Cattolica dove presto fui nominato assistente del Prof. Mario Apollonio alla Cattedra di Storia del Teatro e dello Spettacolo. Da qui iniziò la mia attività di critico cinematografico.
Dal 1957 al 1969 sono stato Presidente del Centro Universitario Cinematografico Milanese, Presidente del Cineforum di Busto Arsizio, ho fatto parte del Comitato Centrale della FIC (Federazione Italiana Cineforum), ho pubblicato recensioni di cinema, ho organizzato incontri sulla Educazione all’immagine nella scuola, mi sono occupato di arti visive e di cinema di animazione.
Nel 1970 ho fondato l’ISCA-Istituto per lo Studio del Cinema di Animazione insieme agli Animatori italiani Bruno Bozzetto, Lele Luzzati, Osvaldo Cavandoli, Giannalberto Bendazzi, M. Garnier, Marco Biassoni, Nedo Zanotti.
Dal 1971 sono iscritto all’Albo Giornalisti Pubblicisti e ho collaborato ai quotidiani La Prealpina, L’Unità e ai periodici come il Giornale dello Spettacolo, a riviste di cinema, arte e cultura e come direttore responsabile di Isca informazioni, Carte di Cinema, Noi Psicologia e Graphie.
Nel 1973 ho ricevuto l’Onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica.
Da quegli anni in poi ho portato agli Istituti italiani di Cultura all’estero il meglio del cinema d’animazione italiano a Londra, Oxford, Vienna, Stoccolma, Tokio, Rio de Janeiro e S. Paolo, Montevideo, Buenos Ayres, Lima, Caracas e Budapest. Sono entrato nella Fedic nel 1975 come giurato a Montecatini dove sono tornato ogni anno con mansioni diverse, partecipando agli incontri con gli autori, e scrivendo recensioni ai film con Luigi Serravalli, Floriana Maudente e Giulio Cattivelli. Nel 1980 sono entrato a far parte del Consiglio Direttivo della Fedic.
In quegli anni Asti, Bernagozzi, Serravalli, Giansiracusa, Bertieri e altri discutevano del cineamatorismo e si proponevano intenzioni, progetti e prospettive aggiornate ai tempi. Si trattava di distinguere fra dilettantismo e professionalità dove professionalità significa possedere capacità intellettuali e tecniche per comunicare, mettere in comune delle idee, dialogare e far cultura. Essenziale è il ruolo e la funzione del Cineclub nella realtà locale: sul territorio deve proporsi non solo come associazione di film makers ma come soggetto di cultura, moltiplicando i rapporti col cinema professionale, le università, gli enti locali, le altre associazioni di cultura.
Dal 1984 al 1987 ho organizzato a Milano e a Lucca rassegne monografiche dedicate al cinema d’animazione delle Repubbliche Sovietiche dopo avere presentato in quattro anni il meglio del cinema di animazione italiano in Russia a Mosca e Pietroburgo e nelle Repubbliche ad AlmaAta (Kazakistan), Kiev (Ucraina), Tallin (Estonia), Erivan (Armenia), Tbilisi (Georgia), Taskent (Uzbekistan), Kishiniev (Moldavia), dove ho stabilito rapporti di amicizia con i migliori autori di cinema d’animazione tra cui Juri Norstein.
Dal 1978 al 1987 sono stato Preside del Centro di Formazione Professionale CineTV del Comune di Milano e ho continuato fino al 1994 come Preside del corso serale dello stesso Centro del Comune di Milano.
Dal 1987 al 1990 ho organizzato a Milano rassegne annuali dedicate all’animazione.
Nel 1990, 20° anniversario dell’ISCA, ho ricevuto dal Comune di Milano l’Ambrogino d’oro.
Dal 1993 al 2012 sono stato Presidente della Fedic, Federazione Italiana dei Cineclub.
In questo lungo periodo ho sostenuto convegni, iniziative, concorsi e festival.
Nel 1995 ho organizzato con Paolo Micalizzi il 1° Forum Fedic alla Mostra di Venezia per richiamare l’attenzione sui problemi legati al futuro del cortometraggio e dell’autore indipendente. Sempre a Venezia sono stato tra i fondatori del CIAS, Coordinamento Italiano Audiovisivi a Scuola.
Dal 1995 al 2014 ho diretto a Milano la rassegna-convegno annuale “Cinema e Psicoanalisi” che è stata ripresa a Lecce, dal 2003 in poi, dall’Università del Salento, Facoltà di Filosofia.
Nel 1996, in collaborazione con il Cineclub Brescia, ho organizzato la prima edizione del Sebino Film Festival a Iseo, con proiezioni, incontri con gli autori e una Collettiva di Artisti contemporanei dedicata al cinema. Dopo il 2° e il 3° Sebino Film Festival, nel 1999 la manifestazione è stata trasferita a Cazzago San Martino e si è trasformata in un singolare confronto artistico-culturale dedicato alla realtà lombarda.
Nel 1997 insieme a Pierantonio Leidi è stato indetto il primo ciclo triennale del Concorso “La Lombardia verso il 2000” per proporre agli autori di realizzare opere dedicate alle realtà locali nel loro evolversi, mettendo a fuoco storia, tradizioni, attualità e futuro della regione. La manifestazione è continuata con “Lombardia per immagini “ in cui sono stati introdotti importanti convegni dedicati all’educazione all’immagine e agli audiovisivi nella scuola.
Con la collaborazione di Giovanni Crocé e di altri amici abbiamo istituito a Milano il Cineclub Movie Dick, aperto con un concorso e con incontri settimanali in cui una giuria presieduta da Morando Morandini selezionava e premiava le migliori opere proposte.
Il 1999, l’anno del cinquantenario, venne ripercorso criticamente a Montecatini con la pubblicazione del volume Lo sguardo liberato, e con le indicazioni – a proposito del cinema indipendente d’autore, dell’educazione all’immagine, della produzione e distribuzione del cortometraggio, dei rapporti tra cinema, televisione e multimedialità – emerse nel corso dei convegni organizzati in successione prima a S. Giovanni Valdarno, poi al Lido di Venezia e a Fano, con la collaborazione dei Cineclub associati.
Dal 1999 al 2014 ho collaborato alla realizzazione del Festival del Cinema d’animazione e Fumetto di Dervio.
Nel 2001 ho organizzato a Bergamo con la collaborazione di Pierantonio Leidi il Convegno Nazionale sul tema “La Fedic tra reale e virtuale”.
Dal 2002 in collaborazione con Fedic scuola diretta da Maria Teresa Caburosso ha inizio il concorso “Scuola Video Multimedia Italia” rivolto alle scuole di ogni ordine e grado. Parallelamente però crescevano di anno in anno i tagli ai contributi. Nel 2003 è incominciato il calvario dei progetti, con il contributo ministeriale collegato al numero e alla qualità dei cineclub federati e dei progetti presentati.
Come presidente ho cercato sponsor. L’ho trovato in ARPA Lombardia che ha aderito e dal 2004 al 2006 ha realizzato tre edizioni di “Un Ciak per l’Ambiente”. Dall’ARPA ha ricevuto aiuto anche Filmvideo 2006, sopravvissuto dopo l’eliminazione del contributo ministeriale 2005.
Fino al 2012 mi sono impegnato a fondo per tagliare i debiti, raccogliere fondi con iniziative collaterali realizzate a Milano e altrove, sollecitando interventi dai Comuni, trovando soccorso anche nei prestiti a fondo perso erogati da benemeriti Soci Fedic.
L’impegno per la Fedic è stato grande e continuativo, ma fare formazione e fare cultura era ed è fare vita. Nell’ultimo decennio non c’è stato giorno in cui non abbia trascorso gran parte del mio tempo per cercare di risolvere problemi e per trovare soluzioni e proposte nuove.
La Fedic è stata una compagna di vita e fonte di preoccupazioni ma anche di grandi soddisfazioni.
Ciao Massimo.

Maria Teresa Caburosso

(Foto di copertina: Massimo Maisetti a Filmvideo 2007 – foto di Giorgio Sabbatini)