Focus Mondo Cinema

Paolo Micalizzi presenta il libro dedicato a Giorgio Ferroni

E’ stato presentato, in questi giorni, il nuovo libro di Paolo Micalizzi, socio Fedic dal 1960, che dal 2015 dirige la Rivista online “Carte di Cinema”, edita dalla Fedic per la quale organizza iniziative culturali tra cui il Premio (dal 1993) ed il Forum Fedic (dal 1995) alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Paolo Micalizzi è giornalista, critico e storico del cinema, con all’attivo un’intensa attività tra cui alcuni libri sul cinema ferrarese e su i suoi autori, sui quali ha compiuto particolari ricerche. Tra esse, appunto, questo “Giorgio Ferroni/Calvin Jackson Padget, dai documentari e film di genere al western spaghetti” (Edizioni La Carmelina – Ferrara, 2019), con il quale intende riportare alla luce il regista italiano Giorgio Ferroni, un po’ dimenticato. Un regista che, tra l’altro, vanta legami con il territorio ferrarese, poiché, seppur nato a Perugia, il padre, noto magistrato che si spostava spesso per lavoro, era nato a Comacchio. Anche Giorgio Ferroni era destinato a continuare la carriera nello stesso settore tanto da essersi laureato in legge , ma la sua passione per il mondo dello spettacolo lo fece avvicinare al cinema diventando nel 1933 aiuto regista di Gennaro Righelli, cui fecero seguito una serie di collaborazioni per altri registi fino ad esordire come regista di documentari, affermandosi tra i migliori documentaristi degli anni Trenta, operando nel frattempo anche all’Istituto Luce e come direttore artistico della Incom.

Molto apprezzati furono documentari come “Pompei”(1936), “Criniere al vento”(1938) e “Armonie pucciniane” , anch’esso del 1938, che furono premiati alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Una cinquantina i documentari da lui realizzati, dove tendeva a spettacolizzare il genere. Tra essi anche tre lungometraggi, a carattere documentaristico, tra cui “Vertigine bianca” sulle Olimpiadi invernali del 1956 di Cortina d’Ampezzo dove si rivelò lo sciatore austriaco Toni Sailer. L’esordio nel lungometraggio avvenne nel 1940 con “L’ebbrezza del cielo” incentrato sull’asso dell’aviazione Mantelli, uno dei pionieri del volo a vela. Ad esso fecero seguito due film con il noto comico della rivista e dell’avanspettacolo Macario: “Il fanciullo del West”(1943) , primo esempio di western comico italiano, e “Macario contro Zagomar”(1944), parodia dei film con il celebre Fantomas. Giorgio Ferroni fu poi il regista del primo film girato al “Cinevillaggio” di Venezia dove si era trasferito con altri valenti tecnici del cinema italiano: “Senza famiglia”(1944) che per la sua lunghezza, quattro ore, fu proiettato in due parti(l’altra è “Ritorno al nido”), film in cui compare come interprete il famoso campione di pugilato Erminio Spalla. Nel 1960, Giorgio Ferroni fa irruzione nei film di genere, dirigendo l’horror “Il mulino delle donne di pietra” che, insieme a “La notte dei diavoli” da lui diretto nel 1972, sono oggi considerati dei veri “cult movie” . Fa la sua incursione anche nel Peplum con opere come “La guerra di Troia”(1961) o ”Il colosso di Roma” ,incentrato sulle vicende dell’eroe romano Muzio Scevola che ,per aver fallito un attentato contro il re Porsenna, arse la sua mano destra su un braciere: di Peplum mitologici ne diresse, comunque cinque.

Arriva con il successo del film “Per un pugno di dollari”(1964) l’era del western spaghetti, diretto da Sergio Leone che si firma con lo pseudonimo Bob Robertson. Ed anche Giorgio Ferroni realizzando “Un dollaro bucato” si firmerà Calvin Jackson Padget, continuando ad usarlo per altri sei film, lanciando nel genere Giuliano Gemma che, anch’esso, come tanti altri professionisti del cinema, si farà chiamare Montgomery Wood. Con Giuliano Gemma, Giorgio Ferroni, ovvero Calvin Jackson Padget, girerà altri due western spaghetti : ” Per pochi dollari ancora”(1966) e “Wanted”, anch’esso del 1966. Della trilogia diretta da Calvin Jackson Padget con Giuliano Gemma se ne ricorderà anche il regista Quentin Tarantino che la cita nel suo “Django Unchained” del 2013 e che in “C’era una volta ad Hollywood” presentato all’ultimo Festival di Cannes si è ispirato allo pseudonimo di Giorgio Ferroni per il nome del personaggio interpretato da Leonardo DiCaprio.

Un regista, Giorgio Ferroni, alias Calvin Jackson Padget, indubbiamente da riscoprire. Il libro si avvale di un affettuoso ricordo del nipote, avvocato Ugo Ferroni.

Paolo Micalizzi