Rubriche

AUTORI FEDIC E LORO OPERE “ELISIR (ajò!)”

di Pio Bruno

IL FASCINO DISCRETO DELLA REALIZZAZIONE DI UN FILM AMATORIALE
Questo cortometraggio, “ELISIR (ajò!)” (2019, 25.00”), nasce nell’ambito di un’interessante attività rivolta ad adolescenti, il Campus Naturalmentecinema, organizzato dalla FEDIC Scuola, sezione della FEDIC Nazionale, e concretamente realizzato dall’associazione di Carrara Cineamatori Apuane, creata e diretta da Lorenzo Caravello (presidente della Fedic Nazionale) e Laura Biggi (responsabile FEDIC Scuola), i quali da diversi anni lo ripropongono con crescente successo, e solo il maledetto Covid19 è riuscito a imporgli una momentanea battuta d’arresto. Trattandosi di un’esperienza itinerante, dopo aver fatto tappa in alcune località della Toscana e della Sicilia, nell’estate 2019 è stato realizzato a Cagliari, con il contributo organizzativo del locale Cineclub FEDIC di cui sono presidente, e la partecipazione di un gruppo di 5 ragazzi e ragazze toscani, veterani del Campus, cui si sono aggiunti 6 ragazzini cagliaritani, tra i quali tre miei alunni di alcune classi prime del liceo linguistico “De Sanctis-Deledda” ove insegno da diversi anni.

Inizialmente il compito del sottoscritto era quello dell’apripista, incaricato dell’organizzazione in loco, ma poi, invitato a proporre dei suggerimenti sull’eventuale tema da sviluppare, ho provato ad elaborare un soggetto che, presentato poi sotto forma di sceneggiatura, è piaciuto ed è stato scelto dagli organizzatori. Nell’impostare il plot iniziale mi ero ispirato al carattere di due dei miei alunni, Matteo e Amir, due facce da monelli che avrebbero, ne ero sicuro, interpretato benissimo il ruolo affidato loro. Non mi sbagliavo, in particolare per il quindicenne Amir, di origine giordana ma cresciuto in Lussemburgo, che è stato per tutti una piacevole rivelazione.
Ma prima di entrare nei dettagli della realizzazione di questa esperienza, vorrei soffermarmi su alcuni aspetti della creazione di un film amatoriale, perché in fin dei conti di questo si tratta e lo voglio ribadire in quanto da anni legato, prima di tutto come autore e poi come presidente, al Cineclub cagliaritano che è un’associazione che nasce e si sviluppa per dare spazio e visibilità in particolare al cinema “amateur”: secondo me non vi sono in linea di principio differenze tra l’elaborazione di un soggetto e di una sceneggiatura per un prodotto professionale e quella per un film non professionale; queste emergono successivamente e sono relative ai mezzi utilizzati, alle disponibilità finanziarie, e di conseguenza alla possibilità di avere il supporto di operatori e attori esperti potenzialmente in grado di tradurre in modo efficace l’idea iniziale. Il cinema professionale non può infatti permettersi di presentare prodotti realizzati in modo impreciso, non essendo ammesse le sbavature, soprattutto oggi, da un mercato che li condannerebbe implacabilmente con conseguenze negative anche su futuri investimenti per nuove realizzazioni, preoccupazioni che ovviamente non ha il cinema amatoriale, intendo quello realizzato in proprio, con pochi mezzi e un minimo di esperienza.

Arrivo al punto: se l’esito finale di un lavoro amatoriale non ha la pretesa di essere paragonato a quello di un film professionale, l’elaborazione di un soggetto e il suo sviluppo nella sceneggiatura, ovvero il momento creativo che fissa nero su bianco un’idea, una storia, dei dialoghi, è invece un aspetto che è comune a qualunque realizzazione cinematografica, che si abbiano a disposizione budget milionari o che al contrario si faccia affidamento solo sulla buona volontà e su tanta voglia di divertirsi e far divertire. Quando elaboro la fase iniziale di qualche lavoro da presentare al Cineclub, o a qualche rassegna o festival, procedo “come se”: voglio dire in questo modo che, se ho le tasche vuote, vado avanti “come se” avessi la possibilità di disporre di attori professionisti e “come se” disponessi di budget consistenti, adeguando certamente il mio atto creativo alle concrete possibilità riguardo la parte tecnico-operativa, ma sentendomi infine più libero poiché non costretto a render conto poi a terzi dei risultati ottenuti.
Tornando all’esperienza cagliaritana del Campus, una volta avuto l’imprimatur al soggetto, il passaggio al piano operativo è proseguito in accordo con Lorenzo Caravello e Laura Biggi, ottimi coordinatori del progetto e dell’allestimento del set, per cui all’idea iniziale sono state apportate alcune modifiche che dovevano necessariamente tener conto anche delle caratteristiche degli interpreti toscani, i giovani adolescenti che partecipavano da anni al Campus (tra i quali il bravissimo Iacopo Quinzio), e lo stesso titolo del film è stato alla fine il frutto di una convergenza tra due diverse idee iniziali. Ho quindi invitato alcuni attori cagliaritani, soci del cineclub, a collaborare interpretando dei personaggi che stavo via via inserendo nella sceneggiatura e questo ha certamente rappresentato un valore aggiunto; così, una volta stabiliti i ruoli e scelte le location, dal 15 al 22 luglio abbiamo girato le scene, Caravello alle riprese assieme al nostro socio Tore Iantorno Asta, fotografo proveniente da esperienze professionali di produzione di cortometraggi e videoclip, ed io come fonico per le riprese in esterni.

È stato tutto molto divertente e piacevole e il lavoro sul set ha rappresentato per i ragazzi, che sono subito entrati in sintonia tra loro, un momento altamente istruttivo, in particolare per i giovanissimi cagliaritani che sino ad allora non avevano alcuna idea di come si girasse un film e che comunque sono riusciti ad esprimersi con inaspettata disinvoltura davanti alla macchina da presa.
Nonostante tutto sia proceduto al meglio, diverse difficoltà si sono presentate mentre si girava, piccoli inconvenienti che hanno in parte reso più complicata la post-produzione, e approfitto allora di questa sorta di compte-rendu per illustrare quelli che possono essere gli abituali rischi di un cinema non professionale:
–  prima di tutto un tempo per le riprese non sufficiente: da un lato i ragazzi del Campus avevano a disposizione meno di una settimana per girare tutte le scene ed allo stesso tempo volevano giustamente anche avere un po’ di tempo libero per godersi il mare cagliaritano, per cui in caso di errori era impossibile tornare sulle location per eventuali integrazioni; dall’altro non posso non ammettere che la mia elaborazione della sceneggiatura era cresciuta un po’ troppo e che non avevo tenuto conto né del tempo concretamente a disposizione né di quello necessario per far fronte anche ad eventuali intoppi;
– l’aver invitato un operatore esperto come Tore Iantorno Asta, ha da un lato arricchito le possibilità di ripresa (avevamo a disposizione due video-camere e una Go-Pro) e questo ci ha offerto l’opportunità di avere più punti di vista delle stesse riprese a garanzia di un successivo montaggio dinamico che permettesse anche di ovviare a eventuali errori, ma d’altro canto ha comportato sia un rallentamento delle riprese, che essendo più accurate hanno richiesto un tempo maggiore per gli allestimenti (aspetto scontato su un set professionale ma non nel nostro caso), sia l’ottenimento di un materiale girato che, conseguito con tre mezzi tecnicamente diversi, presentava luci, esposizioni e colori non omogenei e questo ha rappresentato lo scoglio maggiore in sede di post-produzione con esiti non del tutto risolti;
– la sceneggiatura prevedeva fosse girata una scena all’interno dello storico mercato cagliaritano di S.Benedetto e un’altra scena importante nel sito archeologico del Nuraghe di Barumini. Ebbene, mentre l’autorizzazione richiesta per girare all’interno del mercato ci è arrivata nel giro di due giorni, la risposta alla richiesta di autorizzazione da parte del Polo Museale della Sardegna che coordina l’organizzazione dell’area archeologica, da me incautamente inoltrata troppo tardi (non immaginavo fossero necessari 90 giorni di attesa: mea culpa!), ci è arrivata mentre noi della troupe, tutti convinti di un esito positivo, eravamo già in viaggio su 4 automobili diretti a Barumini:  ahimé, l’email che abbiamo letto in auto era di tutt’altro contenuto, dato che l’autorizzazione invece non ci veniva concessa, nonostante per via telefonica avessi spiegato alla dirigente che non si trattava di un’operazione commerciale, che avremmo girato senza l’utilizzo di strutture invasive e che era l’attività di un Campus studio per adolescenti. Niet.

A quel punto, oramai a pochi chilometri da Barumini, ci siamo comunque recati in visita al Nuraghe e, obbligati a modificare il piano di riprese, abbiamo chiesto agli operatori della cooperativa che gestiva gli ingressi di poter filmare con una videocamera come avrebbe fatto qualunque turista, richiesta tranquillamente concessa; ma consci della necessità di stravolgere la sceneggiatura, abbiamo dovuto correre come matti per approfittare del poco tempo a disposizione e sfruttare nel migliore dei modi la nuova situazione;
– benché non potessimo usufruire dei benefici che una produzione professionale può ottenere dalle autorità, come quello di bloccare una via cittadina per permettere ad una troupe cinematografica di girare, avevamo comunque deciso di realizzare le riprese in Castello, un antico quartiere cagliaritano, in una viuzza che rappresentava un’affascinante scenografia per il nostro film: ovviamente dovevamo interrompere non appena passava qualcuno, ma questo non rappresentava un grosso problema come invece quello causato dalla finta accondiscendenza di un signore anziano che abitava proprio nella viuzza e che, dopo averci comunicato di non avere problemi a vederci trafficare con videocamere e microfoni di fronte al suo portone, aveva deciso di piazzarsi su una seggiolina fuori casa con un radione stereo acceso, badando bene di aumentare gradualmente il volume come per invitarci a sloggiare. Siamo riusciti a concludere le riprese, anche se con un certo nervosismo che più volte ci ha fatto perdere il controllo della situazione, mentre da parte mia intuivo già che, non potendo ripetere le riprese in altre date e in altri orari, si sarebbero dovuti fare miracoli in sede di post-produzione. Queste le maggiori difficoltà riscontrate durante le riprese che in ogni caso hanno rappresentato per tutti noi dei momenti appassionanti, divertenti e altamente istruttivi soprattutto per i giovani attori.

Poi, con la componente toscana in procinto di tornare a Carrara e con Tore che nel frattempo aveva trovato lavoro in Romagna, mi sono reso conto che, se volevo che la nostra fatica prendesse forma e vedesse la luce nei modi previsti, sarebbe stato opportuno farmi carico del montaggio, e così mi sono gentilmente offerto, ben sapendo che il compito era alquanto impegnativo. E infatti ho dovuto affrontare un lavoro senza sosta da metà agosto sino agli inizi di novembre, dovendo prima di tutto risolvere svariate difficoltà: in primis la necessità di superare la mancanza di alcuni punti di raccordo nelle scene girate a Barumini con diversi “salti mortali” che in alcuni casi hanno comportato una vera e propria “riscrittura” della scena inizialmente prevista dalla sceneggiatura, allo scopo di mantenere il filo logico e garantire un’adeguata intelligibilità; poi la complessa correzione dell’audio che in alcuni punti, come nella parte girata nella viuzza con il boicottaggio sonoro del vecchietto, mi obbligavano ad optare per la cancellazione quasi totale dell’audio originale, sostituito dall’inserimento di un nuovo rumore di fondo, di nuovi rumori ricreati ad hoc (passi in marcia, passi di corsa, zaini che si aprono e si chiudono) e soprattutto da doppiaggi non sincroni, ovvero registrati in spazi insonorizzati e poi montati sulla timeline in sovrapposizione ai rumori di fondo, avendo cura di far corrispondere i suoni con il labiale (quello dei ragazzi toscani è stato registrato a metà ottobre a Carrara e inviato poi via internet). Temevo di non riuscirci, invece sfido chiunque ad individuare a montaggio concluso tutte le parti restaurate!
Ma forse non avrei assunto l’onere del montaggio se non avessi avuto l’opportunità di lavorare su uno degli aspetti di questa attività creativa che maggiormente mi appassionano, ovvero l’elaborazione di una colonna sonora, e per elaborazione intendo proprio la composizione, l’esecuzione integrale delle musiche, che già da tempo avevo in mente, e l’adeguamento al ritmo ed al tenore delle immagini. Sfruttando le mie modeste competenze musicali, visto che “Elisir (ajò!)” è ambientato a Cagliari, che è parlato per metà in sardo (i tre attori che ci hanno fornito le loro amichevoli interpretazioni si esprimevano nella parlata cagliaritana) e che numerosi sono gli elementi sardi che emergono lungo lo sviluppo della storia, ho rielaborato su vari strumenti (piano, organo, chitarra, banjolin, kazoo e percussioni varie) alcuni motivetti popolari tradizionali registrandoli singolarmente per poi sovrapporne le tracce e mixarle tra loro, coinvolgendo anche le mie figlie maggiori per registrare il canto, il controcanto e il flauto traverso. Forse chi non conosce questi stornelli e filastrocche tradizionali dell’isola non si rende conto dell’operazione di rielaborazione che ho effettuato, ma confesso che è stata la parte che più mi ha divertito.

Il film è stato presentato in un cinema a Carrara nel novembre 2019 davanti a un pubblico di circa 400 studenti, presenti alcuni noti autori e registi (Nedo Zanotti e Luigi Parisi) ed è stata una festa. Poi, dopo una sforbiciata di circa 5 minuti e la partecipazione nel 2020 al 70° Italia Film FEDIC per il quale è stato selezionato nella sezione FEDIC Scuola ed ha conseguito una seconda posizione nella classifica dei vincitori, ho voluto iscriverlo ad una ventina di festival nazionali e internazionali ma non è riuscito ad ottenere alcun altra selezione; certo, mi spiace, ma so bene che oggi il livello di realizzazione delle opere che giungono ai vari concorsi è tale che un lavoro come “Elisir (ajò!)”, ove in diversi punti si notano alcune imprecisioni tecniche, rischia di fare la fine del vaso di coccio tra le incudini. Peccato, perché nell’insieme il corto evidenzia una sua originalità, ha ritmo e risulta piuttosto gradevole. Attendo ancora l’esito di un ultimo festival che perlomeno si occupa di film amatoriali, per cui incrociamo le dita, e poi lo renderò pubblico. Per ora, uno dei commenti più carini l’ho ricevuto da parte di un socio storico del Cineclub Cagliari, l’autore di documentari Vittorio Carcò, il quale mi ha raccontato che appena terminato di vederlo, si è ritrovato a sorridere per tutta la giornata, tale era il buon umore che la storia interpretata da questi attori ragazzini gli aveva procurato. Ecco, noi tutti ci siamo divertiti a realizzare “Elisir (ajò!)” sperando di far divertire, e quando siamo consapevoli di esserci in alcuni casi riusciti, è un po’ come ricevere un premio.

“ELISIR (ajò!)” (2019, 25.00”, lingue: italiano e variante cagliaritana del sardo campidanese; sottotitoli: italiano e inglese) “Un gruppo di studenti arriva in Sardegna dal continente per una ricerca sulla longevità dei sardi. Incontrano sul loro cammino diversi locali, tra i quali un gruppo di ragazzini “allegroni” che vorrebbero divertirsi alle loro spalle indicando loro l’esistenza di alcuni elisir di lunga vita. Ma se a Cagliari si è tradizionalmente predisposti allo scherzo ed all’ironia, non tutti i cagliaritani tollerano la mancanza di ospitalità verso i continentali, e allora…”Soggetto, sceneggiatura e regia: Pio Bruno. Riprese: Lorenzo Caravello e Tore Iantorno Asta. Coordinamento del set e direzione artistica: Laura Biggi. Musica e post-produzione: Pio Bruno. Interpreti principali: Amir Ayoub, Iacopo Quinzio, Matteo Muscas, Silvia Novelli, Sandy Trudu, Samanta Dervishi, Alice Caffiero, Lisa Marchini, Beatrice De Oliveira Salvador Bruno, Ginevra Gilardi, Riccardo “Kiko” De Oliveira Salvador Bruno, Patrizia Barattini e con l’amabile partecipazione degli attori Guglielmo Aru, Franca Todde e Toty Resta.

N.B. Le foto sono di Laura Biggi