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AUTORI FEDIC E LORO OPERE  “ANTOLOGIE”

di Marco Rosati

Fra il 2020 e il 2021 ho realizzato quattro episodi intitolati “Antologie” divisi per stagioni, partendo dalla prima invernale di inizio 2020. La volontà di creazione è nata spontaneamente, cresciuta dentro me dal desiderio di tenere ferme le vicende che seguivano il Covid, dalla primissima notizia del virus trovato in Cina, la gestione e quindi il primo caso in Italia. Da informato sui fatti ero passato a ricercatore, approfondendo gli argomenti e le persone coinvolte. Avevo una spinta interna che mi obbligava a farlo. Ad ogni notizia sentivo di poter far qualcosa e nel momento che la quarantena ci ha imposto come Nazione di chiuderci in casa, ho trovato il tempo per raccogliere tutto il materiale che potevo e mediante quelle immagini narrare una storia che fosse oggettiva. Mi passavano per la mente anche le immagini di noti film che avevano trattato l’argomento virus e pensai di aggiungere qualche loro spezzone così da porre un confronto con le notizie vere.

Non era la prima volta che affrontavo un film di montaggio (usando cioè spezzoni di filmati non miei), ne ho fatti vari nel corso degli anni; il primo che feci è anche il primo film che ho realizzato nella mia vita (a parte un esercizio scolastico e le riprese domestiche giocando con la cinepresa di mio padre). Il titolo di quella prima opera fu “Pàpa Mediatico” e narra in due ore i tre giorni che hanno accompagnato la morte di Papa Giovanni Paolo II. Il racconto si incentrava su spezzoni televisivi dai vari canali che registravo in diretta nel videoregistratore, come una sorta di montaggio in camera (cioè che non include un lavoro successivo di montaggio).

Nella lavorazione della prima antologia sul Covid avevo così deciso di fare un memorandum che servisse in prima persona a me, per osservare la successione degli avvenimenti così da tener presente la situazione come veniva gestita: l’importanza dell’oggettività era fondamentale per consegnare i fatti così come venivano posti. Ho quindi visionato ore ed ore di interviste, notiziari, interventi privati, comunicazioni web, filmati su telefonino. Seguendo poi la successione temporale dei fatti accaduti, ho smussato i singoli video al montaggio prendendone solo la parte necessaria e in sequenza ho cercato di formare un unico discorso prolungato. Il film di montaggio non prevede una fase di ripresa, ed il lavoro è stato fatto tutto al banco di montaggio.

Ho realizzato quindi “Antologia Di Un Inverno” non prevedendo che ne avrei aggiunti altri tre capitoli, perché non pensavo e non speravo che la vicenda pandemica si protrasse così a lungo. Ecco che questa prima antologia divenne chiusa con un finale tranquillizzante dove le persone si tolgono le mascherine, ciò che è accaduto rimane alla storia, la speranza di essere migliori, la natura che ne ha giovato, pochi lati positivi e il ricordo che non era la prima volta che accadeva una pandemia.
Questo il segno di positività e di speranza. Ad opera compiuta ho trovato giusto informare amici e parenti invitandoli alla visione. La risposta a fine film era notevolmente favorevole, era piaciuto, era interessante, ritenuto importante e mi veniva suggerito di divulgarlo. Così l’ho inviato a Roberto Merlino (punto di riferimento e presidente artistico del Cineclub Corte Tripoli Cinematografica, cui sono socio dal 2003) ed anche la sua risposta dopo la visione fu positiva, tanto che concordammo di proporre un invito per mail a tutti i consoci e simpatizzanti. L’invito aperto informava loro della realizzazione dell’opera ed invitava, chi fosse interessato, a mandarmi una mail, così da poterlo inviare loro mediante posta elettronica.
Il giorno dopo, ho avuto una ventina di richieste che mi hanno fatto esplodere di gioia: anche soltanto una richiesta sarebbe bastata a rendermi felice, e questa piccola aspettativa si è invece moltiplicata nell’arco di pochi giorni con l’arrivo di sempre più richieste. Ho così risposto ad ognuno inviando il filmato. Molti hanno risposto entusiasti, alcuni domandandomi la possibilità di farlo vedere ai loro amici, richiesta che trovava tutto il mio favore.
Il prodotto serviva proprio per essere divulgato, io lo avevo realizzato senza il pensiero di distribuzione ma per etica personale, volontà e bisogno proprio. E’ vero che ciò che serve a se stessi può tornare utile ad altri e probabilmente questo è un grande segreto per ogni prodotto che vuol vedere una favorevole distribuzione.
La buona notizia poi è venuta anche da Gianluca Castellini e Giorgio Ricci che hanno chiesto di divulgare il film mediante le piattaforme cui avevano accesso. Non potevo essere oltremodo soddisfatto, non avevo previsto niente di tutto ciò e la gioia più grande era sapere che i miei connazionali avevano modo di sapere, osservare i fatti meno noti, tenerne il presente. Il collega Nicola Raffaetà di sua iniziativa ne ha fatto una interessante video recensione sul suo canale Youtube dandomi grande soddisfazione per il modo in cui sottolinea gli aspetti del film facendone un’analisi dettagliata e positiva e paragonandolo al programma Blob di Enrico Ghezzi.

Automaticamente ho sentito il dovere di proseguire il racconto raccogliendo il nuovo materiale di stagione, anche perché vedevo che le cose nel mondo stavano peggiorando. Di fatto il successivo “Antologia Di Una Primavera” mi ha provato molto a livello emotivo: venivo a volte raggiunto dalla mia fidanzata che dalla stanza accanto mi sentiva piangere. Vedere in così tanti filmati amatoriali la disperazione delle persone che perdevano il lavoro, la casa, la vita, mi prosciugava. La realizzazione è avvenuta allora lentamente, oltre al fatto che la quarantena era finita e si poteva uscire, così da recuperare il mio lavoro di videomaker.
“Antologia Di Una Primavera” è certamente più drammatico del primo capitolo e probabilmente anche pessimista sul futuro, ed è forse una obbiettività ad essere figlia del tempo presente della realizzazione: se nel primo capitolo la speranza era di tutti, qui c’era la stanchezza del popolo, le aspettative infrante, la delusione di aver perduto cose che un virus non avrebbe ucciso.
“Antologia Di Una Estate” è il più breve dei quattro (50 minuti rispetto ai 90’ degli altri) perché di fatto sono stati pochi i piccoli avvenimenti: è parso che i problemi fossero andati in vacanza ma non è mancata la commozione più grande nel vedere l’esplosione a Beirut. Se il virus stava rallentando, il terrore è tornato alla paura della bomba atomica nell’immagine di un fungo che ha distrutto vite e città. La realtà spazza via l’immaginazione ed in questa opera ho usato meno scene tratte da film, non ne vedevo l’utilizzo, tutto il resto era già contraddittorio e autocritico. Come terminarlo mi è capitato casualmente in fase di montaggio, trovando in rete la lettera scritta da un uomo durante la pandemia di Spagnola; mi sembrava la giusta risposta al pensiero se l’umanità si fosse o meno trovata mai in situazioni simili.
Il capitolo finale è “Antologia Di Un Autunno”, chiusura ciclica come una sceneggiatura scritta a priori: i protagonisti hanno compiuto un percorso che li vede cambiati ed arriva il vaccino come un supereroe. Il “vissero felici e contenti” classico non può esistere nel veder tornare atti finalizzati al terrore, fiumi che eliminano speranze, natura che muore, colpi di Stato, crisi di Governo.

La realizzazione di queste antologie è stata un percorso umano, dove le finalità tecniche si soddisfacevano nel montaggio ed il grosso dell’operato era concettuale. La lavorazione basata su canovaccio mi ha lasciato agio per accettare tutto il materiale che fatalmente giungeva, disposto a cambiare l’ordine delle sequenze fino a mia soddisfazione completa.  Un film di montaggio non è immediato come sembra, mi è stata di fondamentale importanza una studiata e precisa catalogazione del materiale raccolto ed un’idea di base da seguire.
Alcuni mi hanno detto che in questi film si aspettavano di vedere immagini girate da me come segno di una impronta mia. Ritengo che la mia mano sia là dove ho deciso di mettere una immagine prima dell’altra, cambiandole come tasselli di un domino che ha una logicità intrinseca che dovevo scoprire a tavolino. E se è vero che mancano le mie riprese, di fatto sto realizzando adesso un documentario sulla pandemia fatto solo di riprese mie.