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GLI AUTORI E LE LORO OPERE – LA REALIZZAZIONE DI “DANIELA”

di Roberto Merlino

Nell’atrio di un cinematografo era allestita la mostra di una pittrice. Rimasi subito folgorato dalla bellezza di alcuni quadri. Uno, in particolare, attirò la mia attenzione: una donna con un pitale in testa. Era pomeriggio. Non c’erano film in programmazione e la sala era occupata da una trentina di persone che partecipavano ad una sorta di “incontro” con la pittrice, un videomaker e un critico d’arte.
Io ero andato lì, nel centro di Pisa, per incontrarmi con il videomaker
-Simone Bianchi-, Socio della nostra, Corte Tripoli Cinematografica. Dopo pochi minuti, però, la mia attenzione si stava concentrando soprattutto su Daniela Maccheroni, la pittrice. Alla fine mi avvicinai per salutarla, ricordandole che ci eravamo fugacemente incontrati in un altro cinema. Mi complimentai per i suoi quadri e buttai lì l’idea di dedicarle un cortometraggio. Lei accettò, con grande entusiasmo e, dopo pochi giorni, mi presentai a casa sua, assieme a Marco Rosati, mio validissimo collaboratore. Dopo il rituale del caffè ci spostammo nella stanza che Daniela ha attrezzato a studio, con colori, tele, pennelli, cavalletti e quant’altro le possa servire per realizzare le sue opere.

Particolare di un quadro di Daniela Maccheroni

Il mio lavoro in casa di Daniela è proseguito per vari incontri, talvolta dedicati a riprendere il suo ritrarre una modella, talvolta intervistandola e/o filmando una parte significativa della sua enorme produzione. La parte “intervista”, per quanto mi riguarda, è sempre la più delicata, perché mi propongo di scavare nell’animo e nel vissuto del personaggio, evitando di fermarmi alle “dichiarazioni di facciata”. A questo proposito, ritengo importante sottolineare l’insegnamento ricevuto da quel grande critico di cinema che è stato il professor Filippo Maggi: “Devi entrare nell’animo del personaggio che vuoi documentare, perché è questo che interessa maggiormente, al di là della sua attività, artistica o artigianale che sia!” Di conseguenza, in linea coi dettami del prof. Maggi, anche questa volta (come nei miei precedenti documentari) ho cercato di instaurare un rapporto di fiducia e confidenza, che mi consentisse di arrivare alle “verità” più recondite. Credo di esserci riuscito e credo che nel film “Daniela” vengano a galla le debolezze, le passioni, le cicatrici, le aspettative… e tanto altro della protagonista. Mi piaceva evidenziare, assieme alla sua qualità artistica, la complessità del suo tormento e del suo percorso di vita. Daniela è stata molto disponibile e si è totalmente spogliata di ogni corazza e, incontro dopo incontro, il suo “profilo” si arricchiva di materiale e notizie.
Ma il lavoro di ripresa non si è limitato alle sedute in casa sua. Conoscendo la sua passione per il teatro, le ho messo a disposizione un palcoscenico ed un piccolo gruppo di spettatori, per offrirle la possibilità di esibirsi in un “monologo autobiografico”, scritto da lei stessa. Rivedendo il filmato di quella esperienza, Daniela, non è riuscita a trattenere le lacrime, perché lo ha vissuto come un momento di profonda e drammatica “verità”.
A corredo di tutto, ci sono alcune interviste fatte a persone che ben la conoscono, tra cui un critico d’arte che spiega efficacemente il suo variegato stile pittorico.
Il lavoro di montaggio è stato particolarmente impegnativo e, anche in questo, la collaborazione con Marco Rosati è stata veramente determinante.
Un bel riconoscimento al film “Daniela” è stato il “Premio Speciale della Giuria”, ottenuto nell’ambito del Festival FEDIC di Montecatini (agosto 2020).

Roberto Merlino premiato al 70. Italia Film FEDIC di Montecatini per il film “Daniela” (agosto 2020)

Concludo dicendo che il ritratto che Daniela mi fa nel finale del film, ovviamente, si trova a casa mia, come pure il quadro della “donna col pitale in testa”, che tanto mi aveva colpito nell’atrio del cinema.