in Ricordo di News

NUMERO SPECIALE IN RICORDO DI DELIA ASTI E ROSSANA MOLINATTI

a cura di Paolo Micalizzi

In ricordo di due figure importanti della Storia della FEDIC, Delia Asti e Rossana Molinatti.
Delia ci ha lasciati nella sua casa di La Spezia nella notte di domenica 27 dicembre, Rossana si è spenta il mattino del 4 gennaio all’Ospedale dell’Angelo di Mestre.  Me l’ha comunicato Paolo Mameli, che in questo numero esprime una Testimonianza ricordando il lungo Sodalizio personale e culturale che aveva con lei, informandomi che “se anche non stava bene e, causa l’età aveva dovuto diradare gli appuntamenti con noi del Cineclub Fedic Venezia era sempre presente, perlomeno in spirito, con le sue osservazioni e suoi consigli”. L’auspicio, da parte nostra, è che con la sua dipartita non scompaia anche il Cineclub Venezia di cui era Presidente e che proprio anche nel suo ricordo gli si continui a dare vitalità.

Le ricordiamo in questo numero con la Testimonianza di chi le ha conosciute nell’attività Fedic. Delia Asti si era ritirata nella sua casa di La Spezia dopo la morte del marito Adriano avvenuta prematuramente nel 1989 a soli 63 anni e qui viene ricordata da persone che sino a quel momento l’hanno vista operare in Fedic. Rossana Molinatti ha vissuto in Fedic gli anni successivi, anni in cui ha operato insieme ad altri che oggi la ricordano in questo numero di Fedic Magazine. Io l’ho conosciuta negli anni Ottanta quando a “Valdarno Cinema Fedic” mi occupavo dell’Ufficio Stampa e per 10 dieci anni contemporaneamente ricoprivo anche il ruolo di Direttore Artistico: l’ho vista sempre presente alle proiezioni, ai dibattiti e molto felice quando riceveva dei premi. In quegli anni Rossana arrivava a San Giovanni Valdarno sempre sorridente e serena e con orgoglio faceva vedere gli album con foto dei suoi viaggi e delle maschere che aveva creato ed indossato durante il Carnevale di Venezia, meravigliandoci per l’energia che quella donna cosi minuta, come altri ricordano, possedeva e le consentiva di dare spazio alla sua creatività artistica che esprimeva anche nel cinema. Rossana Molinatti era anche molto conosciuta a Venezia. “La Nuova Venezia” l’ha ricordata il giorno 7 gennaio con un articolo intitolato “Addio a Rossana Molinatti. ‘Indossò’ l’arte a Carnevale”. Un artista, Rossana, molto convinta di tutto ciò che faceva. La ricordo anche al Forum di Venezia dove non mancava mai. Per questo l’anno scorso mi ero meravigliato che non fosse presente. Seppi poi che era ammalata, quella malattia che purtroppo se l’è portata via, lasciandoci il rimpianto di non poterla più vedere.

Addio Rossana!

Paolo Micalizzi

 

 

TESTIMONIANZE

DELIA ASTI

L’abbiamo ricordata nel n.19 di Fedic Magazine. Adesso aggiungiamo a quel ricordo le Testimonianze che ci sono pervenute successivamente.

DELIA ASTI

Un’altra perdita nella Fedic. Si tratta di Delia Asti, figura storica della nostra Federazione, scomparsa serenamente nel sonno, nella sua casa di La Spezia, la notte di domenica 27 dicembre. Ripubblichiamo l’articolo che avevo scritto per il n.14 di Fedic Magazine, in attesa di ricordarla, insieme ad altri Soci Fedic che l’hanno conosciuta, sul prossimo numero.

Delia Asti ad un Festival UNICA

Delia l’ho conosciuta nel 1964 al Concorso Nazionale di Montecatini Terme che lei frequentava insieme al marito Adriano Asti, allora filmmaker di rilievo della Fedic che poi è stato Presidente Fedic ma anche Direttore di quel Festival. E Delia era una persona che nella Fedic e nel Festival ha sempre dato un contributo rilevante nell’organizzazione, tanto che dopo la scomparsa di Adriano, avvenuta prematuramente a 63 anni nel 1989, prese le redini del Festival che lui dirigeva e nel 1990 portò avanti la 41a Mostra Internazionale di Cinema Montecatini Terme con la collaborazione dei compianti Giovanni Icardi e Carla Negri e della figlia Laura che da alcuni anni dava al Festival un fattivo e significativo contributo. E mi fa piacere dire che lo davo anch’io come Responsabile dell’Ufficio Stampa che svolgevo anche con Adriano. Nell’introduzione al Catalogo Delia e Carla Negri scrissero che per loro è stato più che necessario perseguire la linea tracciata nel recente passato da Adriano Asti per la 41a Mostra portandola a termine cercando di rispettare l’impostazione e gli intenti che lui si proponeva “offrendo cioè a chi veramente lavora e fatica per amore del Cinema un ventaglio di opere ‘diverse’, la possibilità di confrontarsi con altri Autori, di portare sullo schermo idee e tematiche stimolanti che inducano lo spettatore alla riflessione, al contrario di quanto avviene nel Cinema commerciale che ha pressoché abbandonato queste posizioni”. Dando rilievo, così come è avvenuto, ad un panorama Internazionale stimolante. Avvalorato anche dalla presenza come ospiti, oltre ad un Maestro del Cinema come Bruno Bozzetto, di un Autore sperimentale d’avanguardia come Sarenco che operava all’insegna della libertà del Cinema e per questo, come ebbe a scrivere Luigi Serravalli “egli spara Cinema, un Cinema indifferente alle leggi di mercato. Non il Cinema racconto, il romanzo filmato, il Cinema teatro, ma un Cinema autonomo, ribelle, sprezzante, sempre molto stimolante, impressionista, dove ogni sequenza nasce dall’ispirazione del momento”. Anche l’altro ospite era uno sperimentatore inquieto come l’americano Stuart Sherman, un performer solista che spaziava dal Teatro al Cinema con incursioni nella Scultura e nella Poesia ed effettuava le sue performance su un tavolino da picnic, corredandole con brevi film. Il mio ricordo di Delia, che ad aprile ha raggiunto la bella età di 93 anni, oltre a quello di una persona molto aperta agli stimoli della cultura, è quello di una persona sempre attiva nei dibattiti, dando un significativo contributo, soprattutto, alla visione femminile degli argomenti che venivano esposti sullo schermo attraverso le opere dei Filmmaker. Erano anni di passione cinematografica che Delia ricorda in un suo intervento pubblicato sullo Speciale Montecatini ’89, da me curato per la Rivista “Cineclub” di cui ero Direttore Responsabile (n.2/Luglio 1989) dove, tra l’altro, afferma: “Facevamo notte a parlare di Cinema: una settimana da vitelloni…Vedevamo l’alba e qualche signore con il bicchiere della salute che usciva dall’albergo. Dormivamo poco. Eravamo giovani”. Anch’io facevo parte di quella compagnia, arricchendomi di cultura, di cui Delia ricorda nomi come Luigi Serravalli, Giampaolo Bernagozzi, Gabriele Candiolo, Alfredo Moreschi, Carla Negri, Gianni Livi (che vi partecipava con l’indimenticabile Piero): grandi protagonisti della Storia della FEDIC. Delia ha avuto esperienze anche nel Cinema professionale avendo scritto, insieme al marito Adriano, soggetto e sceneggiatura di alcuni film che s’inserivano nella produzione di allora. Tra essi un film sulla contestazione giovanile “Il mio corpo con rabbia” (1972) di Roberto Natale, ma soprattutto “Pelle di bandito” con il quale Piero Livi (cineamatore passato con questo film alla Regia professionale) realizza un film, ispirato alla vicenda del bandito Mesina, raccontando la storia di un bandito sardo che, con l’aiuto di uno spagnolo, costituisce una banda per sequestrare persone ricche, finendo poi per arrendersi alle forze dell’ordine. Un avvenimento legato alla realtà sarda poiché il fenomeno del banditismo era allora molto vivo in quella terra. “Una storia di uomini veri in un mondo vero”, ebbe a dichiarare Piero.

Paolo Micalizzi

 

DELIA E ADRIANO, DUE PERSONE UNICHE ED INSOSTITUIBILI

Ahimè una notizia che non vorremmo mai ricevere: la dipartita di Delia Bruna Asti.
Ancora una volta, noi “vecchi” della Fedic, dobbiamo constatare che certe persone che in passato hanno dato un apporto costruttivo alla vita della Federazione, adesso che ci lasciano, provocano in noi tutti un vuoto incolmabile e rimaniamo costernati.

Adriano Asti

La cara Delia ha dato proprio tanto e senza ombra di dubbio posso affermare che Lei e Adriano sono stati due elementi unici e insostituibili che hanno portato avanti un Sodalizio di cui tutti i soci sono grati e Li rimpiangono.
Di ambedue mi sovvengono due momenti per me importanti: Adriano mi aveva consegnato a Bergamo il famoso Trofeo Nino Galizzi: ciò avvenne tanti anni fa quando il Cineclub di quella città organizzava un concorso sull’artigianato artistico. Allora Adriano ebbe per me parole di lode e incoraggiamento e di cui feci tesoro negli anni a venire.
Di Delia, invece, ricordo quel lontano giorno in cui La accompagnai in macchina a La Spezia dove abitava. Durante il tragitto da Montecatini, o forse da San Giovanni Valdarno, la nostra conversazione sul Cinema, nostra comune passione, ci fece compagnia per tutto il tempo, facendoci sembrare il percorso molto breve. Delia era molto dolce nei rapporti con il prossimo; sapeva trovare sempre le parole giuste per far notare pregi e difetti dopo la visione di un’opera in programmazione.
Questi ricordi ora scorrono nella mia mente come le immagini di un film e rimangono scolpite per sempre, poiché l’aver conosciute persone del calibro di Delia e Adriano, mi rende orgoglioso. Adesso Delia ha incontrato Adriano e, chissà, insieme discuteranno di Cinema, di Associazionismo, di collaborazione e… di Cultura, quella a tutto tondo. Ciao Delia.

Beppe Rizzo

 

UNA COLONNA PORTANTE

La FEDIC subisce un altro grave lutto: Delia Asti si è spenta nel sonno il 27 dicembre 2020 all’età di 93 anni. Delia è stata una vera “Colonna portante” della nostra Federazione e per tanti anni ha saputo collaborare e sostenere l ’attività federativa per amore del Cinema con l’interesse appassionato che ha sempre espresso nei dibattiti e concretizzato nella reale gestione del Concorso Nazionale di Montecatini Terme.
Ho conosciuto Delia insieme a suo marito Adriano Asti, purtroppo scomparso nel 1989 a soli 63 anni, frequentando per tanto tempo il Concorso Nazionale di Monte catini Terme che costituiva un appuntamento irrinunciabile per vedere le nuove produzioni e per immergersi in un continuo alternarsi di immagini che per tutti rappresentavano uno stimolo necessario per produrre nuove opere. Era molto import ante partecipare anche ai dibattiti e Delia, con la Sua conoscenza del Cinema che per tanto tempo aveva realizzato e prodotto insieme al marito, riusciva a trasmettere grande interesse per le Sue critiche, mai distruttive, sincere e ricche di passione rivolte agli Autori, dando la possibilità di trasformare un semplice dibattito in un significativo dialogo coinvolgente.
In quel tempo le opere in Concorso erano proiettate al Cinema-Teatro Kursaal che oggi, purtroppo, non esiste più. Tutte le opere avevano le proprie critiche, sc ritte da Critici “addetti ai lavori” e regolarmente invitati, che alla sera si potevano leggere sulla rivista, ciclostilata, “Cineclub” che alcune persone di buona volontà riuscivano a pubblicare durante ogni giorno del Festival. Era un appuntamento molto sentito dagli Autori per conoscere il giudizio che i Critici davano alle opere selezionate e molto stimolante anche per coloro che seguivano lo svolgersi del Concorso da semplici spettatori. Delia insieme a Carla Negri, anche lei recentemente scomparsa, e ad altri volenterosi Collaboratori coadiuvati da Paolo Micalizzi Responsabile dell’Ufficio Stampa, davano il proprio contributo lavorando instancabilmente giorno e notte per un servizio davvero unico e sorprendente.
Sono stati tempi indimenticabili per una Federazione che sapeva organizzare al meglio il Concorso che presto sarebbe diventato Internazionale. Fu proprio Delia Asti nel 1990, cercando di rispettare le impostazioni in precedenze utilizzate d a Adriano Asti, ad occuparsi della 41ma Mostra Internazionale di Cinema di Monte catini Terme organizzando con efficienti Collaboratori un momento di grande crescita per tutta la Federazione, dando la possibilità a giovani Autori stranieri di essere ospitati per seguire il Festival.
L’amore per il Cinema che Delia ha sempre manifestato ha “contagiato” numerose persone che, nel tempo, hanno saputo realizzare opere di notevole spessore.
Ricordo Delia come persona gentile e premurosa disposta a dare consigli per realizzare opere filmiche di grande interesse, sostenendo che il Cinema ha sempre avuto la capacità d’interpretare i problemi sociali con la forza delle immagini che, certamente, in molte circostanze, superavano il significato delle parole.
Dopo il trasferimento della Mostra Internazionale di Cinema di Montecatini Terme a San Giovanni Valdarno, Delia, sempre molto attiva e presente, ricevette nel giugno del 2004 (v. FN n. 67) la Targa per il “Premio Fedeltà” che stabiliva quanto fossero importanti per la Federazione coloro che seguivano costantemente lo sviluppo del Festival.

Delia Asti riceve il “Premio Fedeltà” da Marino Borgogni, Presidente di “Valdarno Cinema FEDIC”

Con la triste scomparsa di Delia, e con l’immancabile dolore che provo, prendono vita tanti ricordi e momenti felici, talvolta anche di significativa protesta, che hanno, però, contribuito ad una vera trasformazione della FEDIC e che oggi dovremmo analizzare ed interpretare per cogliere gli stimoli necessari per un continuo rinnovamento della Federazione. Grazie Delia per tutto ciò che hai fatto e che custodisco con affetto nel mio cuore.

Giorgio Sabbatini

 

INDIMENTICABILE DELIA

Il 23 dicembre Delia mi telefonò per farmi gli auguri per le festività natalizie, esprimendo anche il desiderio di poter visionare il mio ultimo cortometraggio.
Quattro giorni dopo mi contattò la figlia Laura per dirmi che sua mamma era deceduta la scorsa notte, e che in mattinata era arrivato il mio DVD desiderato.
Troppo tardi, peccato, perché mi sarebbe interessato una sua opinione in merito. Delia, assieme a suo marito Adriano Asti, indimenticabile presidente della FEDIC, la conobbi negli anni 60 a Montecatini, in occasione dell’annuale Festival nazionale. Nelle animate discussioni che seguivano alle proiezioni dei film, fu subito simpatia reciproca nonché concordia nel giudizio delle opere in concorso. Dopo la prematura scomparsa di Adriano, Delia aveva frequentato assieme a me e Nori diverse edizioni dell’UNICA e precisamente in Cechia, Francia, Olanda, Polonia, Finlandia e Lussemburgo, conoscendo di persona autori rinomati, come lo spagnolo Jan Baca, il tedesco Otto Horn, il belga Jos Van Gompel o l’austriaco Horst Hubbauer.

Nori e Rolf Mandolesi insieme a Delia Asti al Festival UNICA di Bourges (Francia) del 1995

Addio Delia, con te se ne va una parte della nostra Federazione.

Nori e Rolf Mandolesi

 

RICORDO DI DELIA ASTI

Ho in mano una busta di fotografie relative alla Fedic, quanti bei ricordi! tante anche dei concorsi di Montecatini: ecco Nando Scanu con De Tomasi, e Italo Carrone, e Luigi Serravalli … ecco questa, scattata all’interno del Kursaal, forse al dibattito dopo le proiezioni, dove vedo la Delia. Un caschetto biondo ed il viso attento all’ascolto: accanto a lei Adriano Asti, nella fila dietro la Carla Negri e Floriana Maudente che stanno parlottando tra di loro. Com’era bella Delia: una figura elegante, anche con un vestitino semplice che portava come fosse un vestito da alta moda, mai appariscente ma donna di classe.
Delia era una donna di grande cultura, che non ostentava ma ti faceva sentire a tuo agio. Ricordo ancora il suo entusiasmo quando aveva letto e scoperto “le memorie di Adriano”, capolavoro della Yourcenar e me ne parlava ed io avevo equivocato (non conoscendo l’autrice ed essendo “Adriano” il nome del marito di Delia, indimenticabile Presidente Fedic, ne avevamo riso insieme).
Quando ci si trovava a Roma, in occasione di riunioni della Federazione (io allora ero revisore dei conti) era immancabile l’ospitalità in casa Asti con i consueti amici e lei, Delia, era una padrona di casa che ci faceva sentire parte di una famiglia … quanto calore umano!

Delia Asti con Teresa Borsotti e Jacqueline Pante a un Festival UNICA

Con Adriano è stato un sodalizio anche professionale durato tutta una vita ma purtroppo spezzato troppo presto, alla repentina morte di lui. In quel tempo Adriano Asti era direttore del concorso di Montecatini e per qualche tempo Delia ha portato avanti l’impegno del suo compagno con professionalità. Delia ha lasciato in chi l’ha conosciuta un ricordo indelebile, sento ancora la sua bella voce di pochi giorni fa, quando ci siamo scambiati gli auguri di buon Natale: ti siano dimostrazione di affetto anche lassù, insieme ad Adriano ed a tutti gli amici che avrai ritrovato. Cara Delia ciao con tanto affetto.

Maddalena Beltramo

 

DELIA E ADRIANO, DUE PERSONE GENTILI E STRAORDINARIE

Quando una persona conosciuta ci lascia è difficile trovare le parole giuste che descrivano il loro ricordo.
Delia Asti conosciuta a Montecatini a Ponte di Legno e pure a Ferrara in occasione dei concorsi FEDIC ci ha dato l’opportunità di conoscere ed apprezzare con il marito Adriano la qualità di due persone gentili e straordinarie che continueremo a ricordare con affetto

Roberto e Edy Fontanelli

Delia Asti tra Edy Fontanelli e il marito Adriano in una foto di Roberto Fontanelli scattata al Festival di Ponte di Legno nell’agosto 1983

 

ROSSANA MOLINATTI

DUE (O FORSE PIÙ) RIGHE SU DI ME

            Sono nata… beh., alla mia età posso dirlo, nell’ormai lontano 1930, in quel di Mestre, anche se – e i Mestrini mi perdoneranno – mi sono sempre sentita per elezione Veneziana a trecentosessanta gradi. Per mia fortuna, infatti, mi sono trasferita nella città lagunare dopo la seconda elementare e lì ci sono rimasta fino a qualche anno fa.
Ho studiato arte all’Accademia di Venezia ma ho lavorato, giocoforza, per trentasei anni presso quella che un tempo si chiamava Telve, poi Sip e ora Telecom, in poche parole la società dei telefoni che tutti noi conosciamo.
Questo non ha tarpato le mie passioni, anzi: nei momenti liberi o di vacanza, ho continuato a coltivarle. Musica, cinema, arte, fotografia, anche se non proprio in questo ordine, ma non è granché importante.
Posso vantarmi di essere una delle “vecchie conoscenze” di quella cittadina incantevole che è Salisburgo, della quale fin dal lontano 1963 ho frequentato anno dopo anno per seguire il Festival Mozartiano di Agosto, magari accontentandomi di un posto appollaiato tra le ultime file e la notte in una camera economica per studenti: ascoltare i Wiener e i Berliner, vedere Mitropulos e Karajan immergersi nella direzione era una sensazione impagabile, che valeva qualsiasi sacrificio. Ad ogni modo non ho tradito la mia Italia, perché ho seguito il Maggio Fiorentino, la Scala e La Fenice. una volta sono stata anche all’Arena, ma mi ha soddisfatto talmente tanto che ho deciso di non tornarci più. Ancor oggi, quando posso, cerco di ascoltare della buona musica, senza preclusioni per i vari generi, anche se Mozart rimane ancorato in modo speciale nel mio cuore.
Dalla musica all’arte il passo è breve, anzi brevissimo: quadrerie, musei, architetture e quant’altro abbia a che fare con le manifestazioni artistiche erano, e sono tuttora, per me una vera goduria, un riempirmi di gioia e di emozioni sempre nuove e sempre intense.
Non so se sia mai capitato anche a voi, ma qualche volta quando “incontro” uno dei miei pittori preferiti, tipo Vermeer tanto per intenderci, finisco col parlagli, magari sbirciandomi prima attorno per controllare che non ci siano orecchie indiscrete che finirebbero per prendermi per matta. Dall’arte al viaggio il passo è altrettanto breve, per non dire brevissimo: come si può parlare di un dipinto, di un’architettura, di un gruppo scultoreo e delle emozioni che ti suscita se lo vedi solo in cartolina? Certo questa affermazione potrebbe offendere qualcuno, accusandomi poi di dire così perché me lo potevo permettere: in parte era vero, ma vi garantisco che per vedere in giro per il mondo quanto desideravo assaporare con gli occhi della mente, ho fatto qualsiasi sacrificio.
Così ho girato il mondo, tanto che un mio amico quando mi presenta dice che sarebbe più semplice chiedermi dove NON sono stata piuttosto che cosa ho visto: Ande, Amazzonia, Sahara, Cambogia, India e molti altri luoghi più o meno estremi, ma anche il tour delle cattedrali inglesi, e poi quelle francesi, Praga, la Grecia, l’Egitto, l’Andalusia, la strada per Compostela e così via… senza scordare la Via della Seta, uno dei viaggi più indimenticabili e spettacolari che abbia mai fatto. Un altro passo breve è stato quello con la fotografia: come potevo andare in luoghi simili senza poi portarmi dietro un ricordo visivo? Ecco quindi spuntare macchine fotografiche, rullini di vari formati, flash, cavalletti e ammennicoli vari per poi rivivere a casa negli album tutte le mie avventure “artistiche”.
A questo punto però, come avrete potuto sospettare, l’immagine statica non mi era più sufficiente e quindi l’ho accostata a quella cinematografica, che poi è divenuta una delle mie grandissime passioni, tanto che mi ha portato prima a seguire corsi, poi addirittura a tenerli. In questo campo le soddisfazioni non mi sono mancate perché, bontà loro, ho ricevuto numerosi riconoscimenti, alcuni dei quali piuttosto importanti.
Infine le maschere, – che preferirei fossero definite tableaux vivants nel senso proprio di “quadro”, “pittura” – che, per me, sono state un po’ la summa di tutto ciò: arte, manualità, recitazione e… fantasia.

Rossana Molinatti

 

TESTIMONIANZE

IN RICORDO DI ROSSANA

Qualche volta si pensa che alcune persone siano eterne. Poi la cruda realtà ti sbatte addosso e d’improvviso ti rendi conto che così non è… o forse no?
Rossana se n’è andata – “la Molinatti” come la chiamavano molti, così come si usa il solo cognome per indicare i grandi personaggi come Fellini, Pasolini, Kubrick e via dicendo – se n’è andata con l’arrivo dell’anno nuovo, dopo l’annus horribilis che ognuno di noi in un modo o nell’altro ha vissuto, e nonostante la dura realtà mi pare ancora difficile usare nei suoi confronti il tempo passato, poiché mi sembra veramente impossibile che non ci sia più.
È difficile dire chi era Rossana, perché aveva cento facce e mille talenti: un’artista poliedrica – e mai tale definizione era più azzeccata – che riusciva a spaziare, con l’apparente facilità di chi le cose le sa e non le esibisce, da un argomento all’altro, dal cinema alla fotografia, dalle erbe medicinali alle discipline yoga fino alla musica e all’arte, le sue vere grandi passioni.
È difficile dire chi era, o meglio chi è Rossana, perché ognuno che l’ha conosciuta ne è riuscito a cogliere un aspetto differente e ne ha sempre parlato come di un approccio unico, che riusciva a catturarti, ti incantava. Chi ha avuto la possibilità di conoscerla avrà sperimentato quel carattere aperto e al contempo difficile che in un apparente, ma solo apparente, trascuratezza e nonchalance celava una volontà di ferro ed una mente tanto creativa quanto incredibilmente precisa e metodica: bastava infatti entrare nella sua incredibile casa-laboratorio per capire che chi vi abitava non era una persona come tutte le altre. Ovunque aleggiava una specie di caos primordiale, tra fogli e foglietti di carta, diapositive, scatoloni, film e libri, tele, quadri e pennelli, stoffe, aghi e colle speciali. Eppure al di sotto di quel disordine apparente tutto era rigorosamente classificato, ogni cosa aveva il suo posto preciso, ogni scatola, seppure appoggiata per terra o impilata sopra altre simili in un angolo della stanza, aveva il suo codice per poter ritrovarne facilmente il contenuto.
È difficile dire chi era Rossana, perché riusciva a parlare con tutti e allo stesso tempo rimaneva racchiusa in se stessa: aveva un’abilità incredibile di adattarsi agli interlocutori ed alle situazioni più disparate, se parlava con i bambini li incantava, se parlava con gli adulti li affascinava, se le chiedevi qualcosa non ricevevi mai una risposta banale e spesso forniva osservazioni o consigli che talvolta ti spiazzavano ma che alla fine ti rendevi conto che erano esatti, pertinenti e… proficui. Recentemente, chiacchierando con lei, avevo scoperto che da giovane aveva anche frequentato il teatro, addirittura con la compagnia di Gino Cavalieri, fatto questo che molto probabilmente nel 2010 ha contribuito a fruttarle a Firenze il premio “Giglio fiorentino d’argento”, tanto che scherzosamente più di una volta le rinfacciavo di non fare il “Giglio fiorentino” per impietosire e ottenere ciò che voleva, cosa che immancabilmente le riusciva. Rossana era un’artista, un’artista nel senso più ampio del termine, perché l’arte era parte integrante di se stessa che le permetteva di trasformare dei ritagli di bottiglia in preziose giade, di prendere una penna biro e senza alcuna traccia a matita disegnare di getto lì per lì incredibili nature morte, di realizzare un “corto” cinematografico e trasformarlo in pura poesia.
Sì, dire chi era Rossana è veramente molto difficile perché basta sfogliare un po’ la sua biografia per trovare decine e decine di premi – per non dire centinaia – di cinema, di pittura ma anche sportivi, letterari e, ovviamente… carnevaleschi.

Rossana Molinatti insieme al produttore Alain Depardieu

Già, il Carnevale. Il Carnevale per lei è stato una vera e propria summa per le sue capacità, una sfida con se stessa nella quale è riuscita con una mirabile e geniale sintesi concentrare le abilità manuali con la fantasia e la cultura per produrre quelle che tutti chiamavano maschere ma lei giustamente continuava imperterrita a definire “tableaux vivents”.

Rossana Molinatti nel suo Atelier

La ricordo come fosse ora trafficare con penne e pennarelli su giganteschi fogli di carta, sfogliare libri e immagini per trarre ispirazione dai suoi artisti preferiti, cucire e incollare stoffe, decorazioni, merletti e ogni genere di materiale perlopiù riciclato e, in quel caso, “rigenerato”. Ma la rivedo anche armata di trapano e seghetto preparare l’intelaiatura in alluminio – una specie di gerla – che avrebbe sostenuto il tutto. E anche recentemente quando ormai l’età le aveva progressivamente ridotto le forze e le sue preziosissime mani non riuscivano più a stringere come avrebbero dovuto, non demordeva. Anzi! Avanzava più tenace che mai, aiutandosi con pinze e attrezzi di ogni genere e, come ultima spiaggia, chiedendo aiuto agli amici. Ricordo ancora le lunghe discussioni per decidere assieme come risolvere alcuni particolari, la sua gioia viva e contagiosa quando il prodotto finale cominciava a prendere forma e la soddisfazione di esibirsi tra calli campielli, non senza una sottile malizia quando qualcuno dava un nome di fantasia a quella composizione o, sbirciando attraverso le ben dissimulate aperture, scopriva con sorpresa che a indossare quella complicata composizione non era una giovinetta, bensì una signora anziana, molto anziana; e rideva tra sé ancora di più quando poi finivano con lo sgranare gli occhi una volta che avevano appreso la sua veneranda età.

Rossana Molinatti in un Campiello nella perfomance “Degas, Scuola di danza”

Era una persona allegra Rossana, di un’allegria profonda e intelligente che riusciva ad apprezzare in pieno le battute: la ricordo davanti ad un film di Jacques Tati che miracolosamente eravamo riusciti a trovare in tv, quando ad un certo punto aveva cominciato a ridere, con quella sua vocina acuta così particolare e così trascinante, senza riuscire più a smettere.
Aveva viaggiato, Rossana, aveva viaggiato moltissimo tanto che scherzosamente dicevo che sarebbe stato assai più semplice chiederle cosa non aveva visto piuttosto che dove era stata. A tal proposito, ricordo un episodio accaduto durante il primo lavoro che abbiamo fatto assieme: eravamo su di un grosso gommone per fotografare, io, e filmare, lei, la Riviera del Brenta; ebbene, era di giugno e, come capita in quel mese così particolare, d’un tratto era scoppiato un acquazzone di quelli tosti. Io non la conoscevo ancora a fondo e, allarmato dalla sua non più freschissima età di ultraottantenne, mentre cercavo di fornirle un telone per coprirsi alla bell’e meglio, le avevo chiesto come stava. La sua risposta mi spiazzò: “In Amazzonia era molto peggio: lì c’erano anche i Piraña!”.

Rossana Molinatti a San Pietroburgo

Questa era Rossana.
Ed ora se n’è andata, mi ha lasciato sussurrandomi al telefono attraverso la maschera d’ossigeno che la avvolgeva in quel letto di ospedale lontano solo pochi chilometri ma ad una distanza che mi sembrava infinita: “Non chiamarmi più… ma non preoccuparti…”. Sinceramente non so se fosse un ennesimo, quasi impossibile aggrapparsi alla vita o se fosse un commiato, conscia di ciò che fatalmente stava per accadere, fatto sta che quelle poche parole, quel flebile soffio di fiato, resteranno scolpite nella mia anima in eterno.
Ma a ben pensarci, Rossana non se n’è andata affatto, è ancora qui più salda che mai, pronta a vegliare e ad intervenire con il suo fare burbero e affettuosamente scherzoso su di ogni mossa di coloro che l’hanno conosciuta. E mi piace immaginarla che percorre il tunnel dipinto dal suo amatissimo Bosch che le Gallerie dell’Accademia custodiscono gelosamente: un tunnel oscuro che alla fine è inondato dalla luce, ricco di angeli benevoli che vi accompagnano coloro che quella luce se la sono meritata. E laggiù sente di nuovo suonare il magico piano del suo Benedetti Michelangeli, vede lavorare il divino Raffaello, scherza e si diverte con il suo idolo Tati.
No! A dire il vero non la sto immaginando: sento che ora è là, felice e disincantata come sempre.
Mi mancherai, Rossana, mi mancherai enormemente, così come sono certo che mancherai a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerti.

Paolo Mameli

 

“LEI È LA MOLINATTI”
Non la conoscevo bene. Forse due parole in tutto. Ma Rossana, era una di quelle rare persone che non aveva bisogno dei classici tempi di conoscenza. A lei bastava il suo sorriso per conquistarti, seguito dal suo sguardo sincero e profondo. La prima volta che la vidi, in occasione di un’assemblea, chiesi, se non ricordo male, a Giorgio Ricci, chi fosse quella minuta ed esile signora di una certa età. “Lei, è la Molinatti”, mi fu detto. Senza aggiungere di più. Compresi il valore della sintetica risposta, riservata alle persone importanti, che non hanno bisogno di fronzoli. Un giorno, tornando da Venezia, mi ritrovai in un traghetto, affollato di gente. Vidi di spalle, la piccola silhouette di Rossana.

Speravo si voltasse, per incontrare il suo sguardo. A pochi metri dall’attacco, si girò per prepararsi all’uscita. Lei mi riconobbe e mi porse il suo saluto. Io contraccambiai, con un timido cenno di mano aperta, davanti al viso. Ero felice, perché mi aveva riconosciuto. Da allora, nelle rare occasioni d’incontro, ho ricercato nel suo sguardo quel pudico contatto, di un sorriso a distanza.

Gianluca Castellini

 

ROSSANA MOLINATTI, UNA NATURA DAVVERO POLIEDRICA

Stiamo vivendo giorni tristi e non mi riferisco soltanto alla pandemia di Covid che ci ha reclusi in casa e non ci ha più permesso i contatti umani, gli abbracci e le gioie della condivisione. Intendo riferirmi alla morte di Rossana Molinatti. Già qualche giorno fa abbiamo pianto la dipartita di Delia Asti che ci ha fatto sprofondare in uno sconforto indescrivibile. Rossana lascia in tutti noi della Fedic, e non solo, il rimpianto per la sua innata gentilezza, umanità, genialità. La ricordo quando ai nostri incontri alle varie Rassegne, ci mostrava il suo ultimo catalogo con le sue creazioni di maschere che a Venezia avevano avuto un grandioso successo.

Rossana Molinatti, e Beppe Rizzo (al centro della foto) durante un’Assemblea FEDIC

In quelle immagini potevamo scorgere tutta la sua abilità, inventiva, creatività, le stesse qualità che trasparivano dai suoi cortometraggi che sempre ricevevano unanimi consensi, tali da conquistare premi molto importanti. Rosanna aveva una natura davvero poliedrica poiché i suoi campi di attività erano numerosi che spaziavano dall’insegnamento al disegno, dal cinema alla pittura, alla fotografia. La sua genialità non aveva limiti.
Essendo veneziana, ci deliziava con il suo accento e nei suoi discorsi, mai banali, ogni tanto si lasciava sfuggire qualche espressione dialettale. Aveva frequentato l’Accademia delle Belle Arti, dopo aver preso la maturità classica. Le sue opere cinematografiche che presentava a San Giovanni Valdarno, ma anche in tantissime altre rassegne, spaziavano nei generi diversi e sapeva molto bene cogliere certe atmosfere tali da farle diventare magiche. Per non parlare, poi, dei tanti “corti” con cui sapeva carpire le espressioni, ora meste ora allegre, dei personaggi.
La filmografia di Rossana Molinatti è immensa. Alcune sue opere hanno lasciato in noi spettatori un ricordo indelebile. Tanto per citarne qualcuna ricordo “Riflessioni”, “La memoria del tempo”, “Convivenze”. Ma, come dicevo, tante sono state le opere che ora Rossana lascia al mondo perché esse possano ancora entusiasmare chi le visionerà in futuro. Ciao Rossana, ci mancherai.

Beppe Rizzo

 

MI CHIAMAVA “MOZZUCHINO”

Quella di Rossana è un’altra grave perdita per tutti noi. Ci conoscevamo da tanti anni, incrociandoci ai Festival FEDIC, e si era instaurata una simpatia che andava al di là del “fare cinema”. Spesso mi chiamava “Mozzuchino”, in riferimento ad una mia interpretazione parodistica del grande attore russo Mozzuckin, con quel suo accento veneziano che la rendeva ancor più simpatica. Mi ha sempre colpito la sua enorme vitalità, che la portava – già in età avanzata! – in giro per il mondo, anche in condizioni disagevoli, tornando sempre con il suo bagaglio di immagini, per lasciare una testimonianza filmata di terre lontane.
Aveva creato una piccola “scuola di cinema” a Venezia, con cui realizzava anche fiction in costume. Una volta mi ha detto: “Sì, me piàsen, ma no me ghe dan reta, i en vèci!” Ecco, questo era il suo modo di pensare: i suoi allievi, tutti decisamente più giovani, per lei erano “vecchi”, nel senso che non avevano la sua energia ed il suo entusiasmo. Ed era vero! Rossana aveva entusiasmo da vendere e si impegnava in una miriade di cose, tra cui la pittura (abbiamo esposto insieme, in mostra, a Montecatini) e, soprattutto, la creazione di bellissime maschere per il carnevale di Venezia.

La vestizione della sposa

Quando conducevo una trasmissione televisiva (“Corti di Corte”) mi ha inviato tanti suoi lavori, che ho sempre ospitato nel programma. Per chi volesse vederne qualcuno suggerisco di utilizzare il link

http://www.dilucca.tv/listatrasmissioni/approfondimenti/corti-di-corte

scorrendo verso il basso si trova la trasmissione “Corti di Corte” e, mettendo nel “filtro” la parola “Molinatti” vengono fuori tante puntate con i suoi film. Credo sia un bel modo per ricordarla o conoscerla.

Roberto Merlino

 

ROSSANA MOLINATTI

La notizia che Rossana ci ha lasciati pochi giorni fa mi ha colto di sorpresa perché avevo parlato con lei il 24 dicembre scorso e l’avevo trovata bene e preoccupata come tutti della situazione Covid che sta imperversando nella mente di tutti. Quindi era tutto normale. Pensando a Rossana che non c’è più sono confortato dal ricordo che ho di lei.
Rossana mi aveva sempre trasmesso un senso di serenità e contemporaneamente di forza.   Rossana sembrava quasi inventata da un creatore di storie che parlano di bellezza e di bontà. Era difficile non vederla sorridere, ed è naturale che così fosse. In quel minuscolo fisico erano racchiusi solo buoni sentimenti che ho scoperto in quei brevi incontri che ho avuto con lei nelle occasioni procurate dalla FEDIC e da un altro incontro avuto con lei a Pesaro, città dove io abito, e dove lei era venuta per vedere il trittico di Bellini e le ceramiche di Molaroni e Mengaroni. La accompagnai poi a Urbino dove in un giorno visitò casa Raffaello e il museo di Palazzo Ducale dove vengono custodite opere di Giovanni Santi e di suo figlio Raffaello. Si perché Rossana era una donna che amava l’arte e di essa si cibava, Frequentava mostre di ogni forma artistica e l’arte la praticava. Non solo con la cinepresa e poi con la telecamera ma anche con la pittura e con la riproduzione di costumi tratti dalle opere di Veronese, Klimt, Picasso ed altri. Una piccola grande donna che aveva trovato nella telecamera il modo di trasferire agli altri ciò che forse amava di più: la natura che, come ebbe modo di dirmi, considerava la forma d’arte più alta in assoluto.
Come non ricordare il suo cortometraggio “Calicanto” in cui ci descrive la sorella.

Dal cortometraggio “Calicanto”

Un lavoro in cui l’obiettivo si sostituisce al pennello con tratti più pesanti e tratti più leggeri ma sempre intrisi nella dolcezza. Così pure come nella descrizione di una Islanda i cui siti più reconditi e meno conosciuti sono stati immortalati dall’occhio attento della documentarista che cerca e trova i sentimenti anche nei paesaggi più aridi.
Non c ‘è da stupirsi se alcune testate giornalistiche nazionali le hanno dedicato la loro attenzione perché quando la cultura e la modestia sono racchiusi in così poco spazio c’è quasi da pensare al miracolo in un periodo in cui queste doti stanno andando nel dimenticatoio.
Ciao Rossana sono contento di averti conosciuta e sono certo che ci incontreremo di nuovo.

Giorgio Ricci

 

CON ROSSANA IN CANOA NEI CANALI DI VENEZIA

Correva l’anno 1989 a Venezia. Io e Rossana a girare un film in S8 su una delle sue fantastiche maschere, nello specifico, la gigantesca maschera ispirata al quadro di Max Ernst “La vestizione della sposa, esposto presso collezione Guggenheim a Venezia.
Avevo conosciuto Rossana agli inizi della mia carriera a San Giovanni Valdarno, ero affascinato da questa minuta figura che mi ricordava un’indigena andina, con quei suoi capelli neri come la pece, il suo sapere a tratti sciamanico; infatti, ti toccava le mani o le braccia e ti diceva di cosa soffrivi, a volte ci azzeccava pure. Incredibile. Come incredibile era la sua passione per l’arte, la musica, la pittura, la fotografia, il film, lo yoga, la macrobiotica, l’opera, il deserto e tante altre passioni (difficile annoverarle tutte da tante che ne coltivava), non ultima la sua Venezia che conosceva come pochi.
Per le riprese del film “La vestizione della Sposa” ho avuto il piacere di passare qualche settimana con Rossana a casa sua, approfittando del suo sapere e della sua creatività, nonché della sua Venezia potendola visitare con la sua canoa. Casa sua era intrisa di Arte, sì con la A maiuscola, con mille angoli dedicati alle sue passioni e al laboratorio nel quale creava le sue maschere con materiali raccolti e trovati per caso e alcuni ricercati in dettaglio sia per colore che per struttura e materiale, rilavorando tutto per ottenere il risultato più vicino all’originale. Lavorava senza orari, canticchiando, con assoluta concentrazione e una finissima manualità. Lo sfondo acustico era qualche opera di Mozart, ascoltata in presenza a Salisburgo.
Le uscite in canoa, a fare “la spesa” via acqua erano momenti di divertimento e scoperta di Venezia.
Confesso che molte cose non le capivo, giacché tutto in stretto dialetto venexiano. Il film fu un successo, vinse a San Giovanni Valdarno la medaglia d’oro, passò al Festival di Montecatini in concorso nel 1990, e vinse tante medaglie in molti concorsi internazionali, sicuramente grazie all’originale personaggio Rossana.
Particolari erano i momenti in cui cantava a squarciagola le arie della Carmen di Bizet, chiedendomi di identificarle, invano. Il canto rallegrava il nostro tragitto, e immagino anche molti veneziani e turisti (all’epoca molti meno di oggi).
Le riprese del film su Rossana e le sue maschere sono state un’avventura, un piacere e la possibilità di imparare molto da una donna che lascia tracce, segni e ricordi della sua vita non solo per gli amici della FEDIC.

Ciao Rossana, vaga felicemente sulle tranquille acque dell’aldilà con la tua amata canoa.

Un caro saluto

Günther Haller

 

LA CREATIVITÀ IN PERSONA

La notizia della scomparsa di Rossana Molinatti mi ha colto di sorpresa, un’orrenda sorpresa, provocando in me un immenso dolore e un senso di vero e proprio smarrimento, come se un punto di riferimento fosse improvvisamente svanito interrompendo un dialogo di grande importanza!

Rossana Molinatti in Piazza San Marco con la maschera di Klimt

Quanti anni passati insieme nelle manifestazioni FEDIC più importanti e all’UNICA a San Pietroburgo nel 2015, quanti ricordi e quante fantastiche “chiacchere” sul nostro “Cinema Corto” e sulle attrezzature utilizzabili per esprimerci con le immagini.
Nella vita di Rossana le “immagini” hanno sempre avuto un posto di rilievo dovuto anche agli studi fatti frequentando il Liceo Artistico e diplomandosi presso l ’Accademia di Belle Arti di Venezia. Un bagaglio culturale di notevole rilievo che l’avrebbe accompagnata durante tutta la Sua vita artistica.
Ho sempre considerato Rossana come persona innamorata dell’Arte o, forse, è meglio dire delle Arti poiché il Suo “mondo” ha sempre spaziato con facilità dalla Pittura al Cinema e dalla Scultura di sorprendenti “Maschere” alla realizzazione di accurate Opere fotografiche. Una vera “Artista” veneziana ricca di splendide idee e di interessanti iniziative davvero “geniali”, come quella di portare le o pere d’Arte in Piazza San Marco per coinvolgere la gente in un incontro destinato a promuovere la conoscenza di importanti Maestri della pittura mondiale; da Klimt a Picasso, da Chagall a Giorgio de Chirico.
Nasce così la sua prima “Maschera”, nel 1987, che interpreta l’opera di Gustav Klimt “Il bacio”. Una sontuosa costruzione molto elaborata che Rossana indossa, nonostante la minuta struttura corporea, e con la quale passeggia tra la gente per sensibilizzare l’animo umano nel campo della “bellezza” dell’Arte pittorica.

Rossana Molinatti riceve nel 2004 a Wirtzburg la Medaglia d’oro UNICA

Il desiderio di “fare”, di “creare” con le immagini un discorso artistico le per mette di avvicinarsi al mondo del “Cinema Corto” e diventare, nel 1988, Presidente del Cineclub Venezia succedendo all’uscente Enrico Mengotti.
Ricordo Rossana come una “fucina” creativa travolgente e instancabile, sempre attiva nella continua ricerca di sensazioni e motivazioni da trasmettere attraverso la Sua appassionata Arte, ora dedicata alla Pittura ora destinata al Cinema con la realizzazione di opere sorprendenti. Come non ricordare “Calicanto”, opera premiata con Medaglia d’Oro al Concorso Internazionale UNICA a Wirtzburg nel 2004, dove le immagini assumono il valore descrittivo di una situazione di vita difficile da affrontare, che nessuna parola avrebbe potuto illustrare meglio, e che la sensibilità dell’Artista ha saputo cogliere attraverso alcuni momenti significativi altamente poetici.
La filmografia di Rossana è vastissima con innumerevoli riconoscimenti Nazionali ed Internazionali. Non posso dimenticare le sue doti, oltre a quelle di valida Regista e Sceneggiatrice, anche di ottima interprete che le hanno permesso di vincere nel maggio del 2010, il Giglio d’Argento al Festival di San Giovanni Valdarno Cinema FEDIC con l’opera “Nino e Nina”, di Enrico Mengotti, “… una triste e romantica fiaba moderna con due teneri e litigiosi senzatetto come protagonisti”, così, Rossana, ha sintetizzato la trama

Premiata al Valdarno Cinema FEDIC Valdarno Cinema FEDIC

L’esuberante passione per l’Arte in genere e per il Cinema in particolare porta Rossana all’insegnamento, realizzando “Corsi” di “Tecnica cinematografica e del montaggio” presso l’UNITRE di Mestre, dando vita ad un gruppo di validi Allievi che realizzano brevi “Corti” e il video a soggetto “Cenerentola sul Brenta” di Paolo Mameli e Rossana Molinatti. Con questa opera Rossana riceve durante il 65. MISFF Montecatini International Short Film Festival una “Menzione d’Onore” con la seguente motivazione: “A Rossana Molinatti per lo storico impegno pro fuso nell’insegnamento del linguaggio cinematografico presso l’UNI 3”.

Dal Video “Cenerentola sul Brenta”

Rossana lascia, certamente, un grande “vuoto” nella FEDIC. La sua innata passione per l’Arte e il desiderio di “creare” nuove opere di fantasia o destinate alla denuncia di una realtà da denunciare e da interpretare, saranno sempre un esempio valido per trasmettere a Tutti gli stimoli necessari per dare vita a nuovi progetti filmici. Guardare le sue opere dedicate alla Pittura, alla Scultura di “Maschere” elaborate o al Cinema e alla Fotografia e cercare, con un’analisi profonda, di cogliere i sentimenti che hanno permesso tanta creatività servirà a Tutti noi per riprendere quel “dialogo interrotto” che solo la passione per l’Arte potrà consolidare nel tempo.

Giorgio Sabbatini

 

UN’ALTRA AMICA SE N’È ANDATA

Nell’ultimo anno se ne sono andati tre cari amici: Massimo Maisetti, nel gennaio 2019, Nino Giansiracusa in dicembre e ora Rossana Molinatti. Tre gravi perdite per la Fedic e anche per me perché con loro avevo una amicizia che andava oltre il rapporto con la Federazione. Ho imparato a conoscere Rossana negli ultimi anni. Quando sono entrata in Fedic mi era apparsa alquanto riservata, sembrava che prima di dare fiducia alle persone, dovesse conoscerle e valutarle. Quando però si entrava nelle sue grazie allora si scopriva una persona gentile e generosa. Nel tempo ho conosciuto la sua vera natura: era una persona estrosa e creativa, piena di entusiasmi e di interessi, una artista a tutto tondo che spaziava dalla fotografia al cinema, dalle maschere alla pittura, dalla poesia allo yoga, dalla musica al teatro, dalla medicina alternativa alla botanica e potrei citare tanti e tanti altri campi per quanto fosse poliedrica e fantasiosa.

Rossana Molinatti indossa Tiepolo

Ho fatto la sua conoscenza artistica nel 1998 a Casteggio dove proiettavano un suo corto sull’Irlanda, un documento per me molto interessante in cui aveva sapientemente intrecciato realtà, miti e leggende in un mix sorprendente. In tutti i festival e concorsi era presente con una o più opere e ogni volta appariva regista diversa e versatile e sempre con tematiche mai banali. Era una donna profonda che aveva una filosofia di vita in cui i valori si concentravano nell’essere e nell’essere circondati dalla bellezza e dall’arte, quell’arte è stata la sua grande compagna di vita e che cercava in ogni cosa piccola o grande che fosse. Quando abbiamo incominciato a incontrarci fuori dalla Fedic, ha iniziato a raccontarmi alcuni episodi della sua vita a dir poco sorprendenti. Dopo gli studi accademici si è impiegata presso la Sip, società di telefonia con sede a Venezia. Durante l’intervallo pranzo, si recava con la sua canoa oltre Punta Dogana per fare il bagno e poi rientrare e continuare il suo lavoro. Decisamente una donna anticonformista molto particolare e fuori da ogni schema. La sua curiosità l’ha portata ad accostarsi alle filosofie orientali e ad approcciarsi allo yoga fino a diventarne una maestra. Ma non solo: lo studio delle piante l’ha resa esperta conoscitrice delle loro proprietà terapeutiche per cui era in grado di dare indicazioni sulla cura di varie patologie. Stare con lei significava apprendere sempre cose nuove. Negli ultimi anni ho potuto scoprire anche la sua vena ironica e brillante. Con lei non ci si poteva annoiare.

Ci siamo incontrate per caso in montagna, sulle Dolomiti, insieme abbiamo trascorso un periodo veramente spassoso. Ricordo le partite a carte in cui si divertiva a sbagliare gioco facendo innervosire il suo socio, e più glielo si faceva notare e più persisteva volutamente nell’errore. I classici temporali estivi parevano meno noiosi in sua compagnia.

Paolo, Maria Teresa e Rossana in montagna

Nelle sue passeggiate nei boschi, usciva con un taccuino per fissare in punta di biro l’immagine di un fiore o di una foglia incontrati nel suo percorso. Non c’era attimo della sua vita che non fosse accompagnato da un’opera artistica. Negli ultimi anni sembrava ringiovanita. Il sodalizio artistico e l’amicizia con Paolo Mameli é stato per entrambi molto stimolante. Si sono incontrati nei gusti e negli interessi e ciascuno ha trovato nell’altro il giusto complemento. Con Paolo ha organizzato mostre, realizzato video, scritto libri. L’ultimo, Rossana Molinatti  e l’arte di indossare l’arte, presenta le fantasiose e spettacolari maschere che ha realizzato per i Carnevali di Venezia dal 1981 al 2019. Sempre con Paolo ha riorganizzato buona parte del materiale artistico prodotto e proprio recentemente ha ripreso le diapositive scattate nei suoi innumerevoli viaggi in India e in altre parti del mondo per realizzare libri con le immagini più poetiche e significative. Ci siamo sentite per gli auguri di fine anno. Era allegra e briosa, di certo nessuno si aspettava che di lì a poco ci avrebbe lasciati. Con la sua voglia di esserci sempre, ha tenuto lezione di yoga on line fino a due giorni prima del suo ricovero. Ho il grande rimpianto di non averla potuta frequentare nell’ultimo anno a causa della pandemia. Mi mancherà tanto. Mi piace ricordarla e permettere ad altri di conoscerla di più: nel sito rossana-molinatti.it è possibile vedere parte della sua produzione artistica.

Maria Teresa Caburosso

 

LA “ZIA ROSSANA”

Cara Rossana,
mi hai visto crescere e da quando ne ho memoria ti ricordo presente. Sei sempre stata la Zia Rossana. La Zia spericolata che mi accompagnava sulle giostre più spaventose, perché tu eri così, una coraggiosa, un amante della vita e di tutto quello che ti ha da offrire. Non ti sei mai tirata in dietro, sempre con il sorriso e la gioia.

Crescendo ho poi avuto modo di conoscere il tuo lato artistico. Sapevi creare in modo spontaneo e genuino e tutto quello che facevi lo facevi con una facilità disarmante. Grazie Rossana per tutto quello che sei riuscita a trasmettere e che continuerai a trasmettere tramite le tue immortali creazioni.

Emanuele

 

OGNI COSA NELLE SUA MANI SI TRSFORMAVA IN POESIA

Era l’estate del 1984, ero appena arrivata a Venezia e Rossana, che era già un mito in casa Mengotti, mi ha ‘infilato’ uno dei suoi splendidi costumi di carnevale. Io la principessa in catene, lei il drago.
Camminavamo per Piazza San Marco e Enrico ci riprendeva fra turisti stupiti di quel carnevale d’agosto. Ecco, stupire, questo faceva lei e non finiva mai di farlo con ognuna delle sue infinite passioni. Ogni cosa nelle sue mani si trasformava in poesia e tutto per lei era una sfida, dal più complicato costume da maschera allo strappo da rammendare ritenuto impossibile dagli altri…e vinceva sempre lei, adorabilmente cocciuta!
Ultimamente mi dicevi “Mi dispiace essere vecchia perché ho ancora tante cose da fare”
Stai sicura Rossana che, qualsiasi aldilà esista, si è già organizzato con un fornito necessaire per le tue passioni.

Sanno che è arrivata una grande!

Maria Grazia Mengotti

 

IL SUO NOME: LA MOLINATTI, NATURALMENTE!

Era il 1977, ero iscritto al Cineclub Venezia, e ancora non sapevo che avrei conosciuto una persona che poi sarebbe diventata importante per la mia attività di filmmaker. Aveva ricevuto molti premi per la sua bravura di documentarista.
Diventammo subito amici e le proposi di collaborare ai miei film a soggetto.
Agli inizi degli anni 80 organizzammo la prima rassegna del cinema non professionale ‘Il film a soggetto’ sponsorizzato dal comune di Mirano (Venezia). Quattro giornate di proiezioni con 32 opere provenienti da tutta Italia. La rassegna vedrà cinque edizioni e l’obiettivo futuro era di aprirsi a una dimensione europea, ma cambiando giunta comunale l’edizione non vide mai la luce…sic transit gloria mundi…
Nella prolifica prima metà degli anni 80 girammo ‘Manicomi per impazzire’ nell’isola di San Clemente a Venezia, allora sede del manicomio.
Di quegli anni anche un video inchiesta di particolare importanza ‘Porzus: i due volti della resistenza’
È sempre lei la direttrice della fotografia a cui non sfugge mai un’inquadratura importante.
Nel 2009 la scelgo come protagonista del cortometraggio ‘Nino e Nina’ che racconta la vicenda di un uomo e una donna anziani che, dopo aver conosciuto entrambi il dolore di uno sfratto improvviso, si incontrano per caso.

Nel ruolo di protagonisti Fausto Muta e lei che con la sua spontaneità dà prova di una grande bravura. Per questa sua interpretazione riceve al Valdarno Cinema Fedic il Giglio fiorentino, il premio quale migliore attrice.  Di questo non avevo dubbi era anche una brava attrice, difficile da dirigere… era un cocciutissimo Ariete, ma brava come sempre.
E poi ancora tanti e tanti film con lei dietro la macchina da presa.
Adesso in questo gennaio 2021 il ‘grande salto’ che lascia sempre interdetti. È sempre lei, anche nella sua nuova dimensione, che dietro la macchina da presa dirige dando ordini e tutti la ascoltano stupiti.
Perché? Perché anche nell’aldilà, e forse ancor più nell’aldilà, si fa ciò che abbiamo amato fare in questo mondo! Non vi ho detto il suo nome?
Ma la Molinatti, naturalmente!

Ciao Rossana

Enrico Mengotti

 

ROSSANA, CI MANCHERAI

Sembra che la dannazione del 2020 voglia proseguire anche quest’anno, non solo per quel che riguarda il Covid, ma anche per i lutti che colpiscono la FEDIC.
Rossana la conobbi nel 1985 a San Giovanni Valdarno in occasione del Concorso Nazionale del cinema e video non professionale, dove concorreva con il documentario “Senza parole”, un’opera senza commento, senza musica, ma solo immagini e rumori d’ambiente su Venezia con l’acqua alta. Pura realtà!

Rossana Molinatti con Nori e Rolf Mandolesi

Impressionante! Un’autrice di talento. Poi venni a sapere della sua seconda attività molto particolare: ogni anno presentava al Carnevale di Venezia una maschera, realizzata da lei con materiali poveri, ispirandosi ad opere di pittori famosi, che lei animava indossandola. Nel 1991 il Super 8 & video club Merano organizzò una serata d’Autore con le sue opere cinematografiche non professionali ed un’esposizione delle sue maschere carnevalesche. Fu un successo ragguardevole.
Carissima Rossana, pur avendo raggiunto un’età considerevole, ci hai lasciati troppo presto. Ciao.

Nori e Rolf Mandolesi

 

UN’ANIMA BAMBINA

Ci sono persone originali che vivono al di fuori delle convenzioni sono artisti che non si limitano a realizzare un prodotto artistico, ma trasformano la loro stessa vita in un’opera d’arte pregevole ed inestimabile.  Credo che Rossana Molinatti abbia fatto proprio questo.
Pensandola mi appare nitida un’immagine di lei sorridente, radiosa, entusiasta, anche se ultimamente un po’ stanca, intenta a costruire relazioni, ideare progetti, intrecciare quasi per gioco, ma con grande competenza le diverse arti.

Laura Biggi con Rossana Molinatti

Rossana ha viaggiato, conosciuto il mondo, osservato, fotografato ed assorbito paesaggi, culture, dettagli. Non li ha archiviati, né dimenticati, ma portati sempre con sé, bastava guardarla negli occhi vispi e profondi ed era tutto lì: i luoghi visitati, le persone, le esperienze significative. Sarebbe riduttivo identificare Rossana con una delle sue innumerevoli produzioni artistiche: un quadro, un film, una maschera, una fotografia.  Pensando a lei, in questo triste momento in cui ci ha lasciato, stranamente immagino   un carnevale e non per le sue origini veneziane o per il suo impegno nella creazione di maschere artistiche indossabili. Conoscendola, forse avrebbe apprezzato e condiviso questo mio azzardato accostamento tra il lutto e la festa.
Il carnevale è energia, gioia, spensieratezza, ironia e capacità di mettersi in gioco creando e trasmettendo emozioni.
Ricordo Rossana come una persona schietta, sincera e positiva che non ha mai avuto parole né atteggiamenti di polemica verso nessuno. La nostra ultima conversazione telefonica è stata a settembre scorso quando mi trovavo a Venezia in occasione del Forum Fedic, speravo di vederla, ricordo di averla esortata a partecipare. Mi ha risposto che non stava molto bene, ma che sperava di poter partecipare l’anno prossimo Covid permettendo. Purtroppo non sarà così.
Di lei restano la grinta ed il guizzo di una bambina perché…
” Non credo all’età. Tutti i vecchi portano negli occhi un bambino…” come scriveva Pablo Neruda. Rossana aveva un’anima bambina con cui ha attraversato il mondo e le nostre vite, chiunque l’abbia conosciuta ha ritrovato la leggerezza e la gioia dell’infanzia nel suo sguardo e nel suo sorriso.

Laura Biggi

 

A ROSSANA

Rossana è sempre stata presente… ai Festival, agli incontri, alle proiezioni, alle Assemblee, alle attività ludiche della Federazione… con i suoi film, con il suo sorriso, con il suo entusiasmo per la vita e il cinema, con il suo caschetto a paggetto di capelli scuri e con i suoi vestiti esotici comprati durante i viaggi che faceva in giro per il mondo quando era più giovane… ricordo di averla sempre incontrata, non saprei dire da quando ma da sempre… ricordo il suo accento veneto molto familiare che mi riportava un po’ a casa visto che anche mio padre era veneto… ricordo il suo piglio battagliero nel presentare o difendere un suo film -come se fosse proprio parte di lei – quando qualche critico non lo considerava con il dovuto rispetto.
Il critico, vedendola minuta e gentile, non immaginava di certo che quella graziosa signora potesse inalberarsi e tirare fuori le unghie…allo stesso modo era altrettanto generosa quando riteneva positiva l’organizzazione di un Festival o di un evento o un film interessante…come poteva non essere battagliera una donna che allestiva ogni anno per il Carnevale di Venezia delle maschere ad altezza naturale che indossava lei stessa in giro per le calli della città, caricandosi sulle spalle un peso incredibile? Maschere che, come mi aveva raccontato, preparava con materiali di recupero, con materiali grezzi e scarti (in periodi in cui non si parlava ancora di riciclo!) e che “scovava” in giro per Venezia spostandosi con una barca. Di certo ammirevole per la sua costanza, caparbietà ma soprattutto per la sua splendida fantasia. Riproduzioni in maschera di quadri di artisti famosi partendo per l’appunto da materiali poveri: nastri, viti, molle, polistirolo e chissà cos’altro…nelle sue mani si trasformavano come per magia in stupende opere d’arte… ogni anno al primo incontro FEDIC ci portava a vedere le foto di ciò che aveva realizzato e ogni volta erano esclamazioni di sorpresa, stupore e meraviglia…e lei sorrideva timidamente ma molto contenta degli apprezzamenti veramente meritati che riceveva, rammaricandosi che il Comune di Venezia che aveva ricevuto in dono da lei le sue innumerevoli e stupende maschere non fosse interessato alla loro giusta valorizzazione. E’ un vero peccato, ma non importa… noi sappiamo chi eri cara Rossana e per me, per tutti noi sarai sempre presente…

Vivian Tullio

 

ROSSANA UN CARO RICORDO

Incredulo della notizia ricevuta dagli amici FEDIC per la scomparsa della nostra Rossana, la piccola e grande donna di Venezia. Chi non la ricorda nelle Assemblee annuali, sempre in prima fila si potrebbe dire la nostra simpatica mascotte e collega?
Le maschere che annualmente realizza per il Carnevale di Venezia hanno ricevuto numerosi riconoscimenti e sono state esposte nelle varie mostre anche in ambito europeo.
Dai mille interessi, ha affrontato numerosi aspetti delle discipline artistiche, dalla pittura alla scultura, dalla fotografia alla cinematografia. Come regista di cortometraggi ha conseguito notevoli successi personali in concorsi sia nazionali che inter­nazionali, tra cui il trofeo A.N.A. Casteggio per “Requiem per una nazione” (1996), 1° Premio al Festival di Sebino – Iseo nel 1999, la Medaglia d’oro al Concorso Internazionale UNICA a Wirtzburg nel 2004 oltre ad essere stata Prima classificata al Premio lcardi di Montecatini nel 1997 (solo per citarne alcuni).

 

CALICANTO di Rossana Molinatti – C.C.Venezia  Valdarno 2004 catalogo pag.43
Musica:    Chopin
Fotografia, Sceneggiatura e Regia:    Rossana Molinatti
DV – 15′ – 2004

L’Autore
Nata a Mestre il 6 Aprile 1930, è Presidente del Cine Club Fedic della città. Le maschere che realizza e dipinge ogni anno per il Carnevale di Venezia hanno ricevuto numerosi riconoscimenti e sono state esposte in numerose mostre cittadine.

Nota di Ermanno Comuzio  su “CALICANTO“

Appassionante ritratto di una anziana signora sola e malata (è la sorel­la dell’autrice) nel suo vivere quotidiano. Si tratta di un personaggio non nuovo, seguito qui con tutta umiltà e grande efficacia in quanto lo sguardo di chi l’osserva si adegua ai suoi ritmi, seguendone i pic­coli gesti. Ognuno dei quali costa tanta fatica, dal levarsi dal letto alla preparazione del caffè, dalle pillole da prendere al vestirsi, fare lavori di cucito, risolvere cruciverba (con l’aiuto dell’enciclopedia)  e così via. Di una semplicità assoluta (senza commenti né tanto meno pia­gnistei) e con bellissimi momenti come quelli in cui la protagonista “si fa bella”, incipriandosi e pettinandosi con cura, decisa a non mol­lare e memore di un passato brillante di pianista, testimoniato da vec­chie fotografie, immagini varie, la presenza di un pianoforte, un disco di Rubinstein. Un filmato commovente intriso di umanità che rag­giunge in pieno lo scopo attraverso un linguaggio spoglio, diretto, attento e rispettoso ma filmicamente calibratissimo, soprattutto nel  lavoro sapiente di un montaggio “nascosto” ma assai efficace…

Pierantonio Leidi  CVC  BERGAMO