Mondo Cinema

Ilaria Occhini, volto dolce del cinema

Una settimana tremenda, di terribili lutti per la cultura cinematografica del nostro paese. Che non poteva chiudersi in modo peggiore. Domenica 20 luglio, infatti, all’età di 85 anni, ci ha lasciati anche l’attrice Ilaria Occhini.

Nata a Firenze, la cultura ha sempre fatto parte della sua vita: figlia dello scritto Barna Occhini; nipote di Giovanni Papini; compagna, per oltre 50 anni, dello scrittore Raffaele La Capria, Premio Strega, nel 1961, con Ferito a morte.

La Occhini debutta, nel 1954, a soli 19 anni, nel film Terza Liceo, per la regia di Luciano Emmer. Dopo il diploma all’Accademia Nazionale Di Arte Drammatica di Roma, il suo diventa uno dei volti noti di importanti sceneggiati per la televisione quali, ad esempio, il Jane Eyre di Anton Giuliano Majano, mentre il debutto teatrale sarà in L’impresario di Smirne, diretta da Luchino Visconti. Il palcoscenico continuerà sempre ad amarlo e calpestarlo, sia con Visconti che in diverse opere per la regia di Luca Ronconi.

Dovrà aspettare il 1992 per il primo riconoscimento: il Nastro D’Argento per la miglior attrice non protagonista per Benvenuti in casa Gori, dove è stata diretta da Alessandro Benvenuti. Lo riceverà ancora, questa volta alla carriera, nel 2010. Nello stesso anno, grazie alla sua superba interpretazione della comprensiva madre di Ennio Fantastichini e dell’anticonformista nonna di Riccardo Scamarcio in Mine Vaganti, di Ferzan Ozpetek, riceve il David di Donatello come miglior attrice non protagonista.

Donna di un’incredibile eleganza, nella sua autobiografia La bellezza quotidiana. Una vita senza trucco (Rizzoli, 2006), si descrisse così: “La mia bellezza è come se fosse una cosa, una borsetta, un foulard che porto con me, non ne parlo con nessun vanto”.

Era così, Ilaria Occhini. Una donna fiera dei suoi 85 anni; una grande attrice che non ha mai nascosto le sue rughe e che ha, anzi, saputo portare la maturità di tutte le fasi della sua vita dentro ai personaggi che interpretava.

Si chiude il sipario. Si spegne lo schermo. Resterà per sempre il ricordo della sua versatile eleganza senza trucco. E di quella bravura che l’ha portata ad essere una delle ultime dive del nostro cinema.

Joana Fresu de Azevedo