Festival

IL PENSIERO DEI CRITICI

Recensioni di Giuseppe Barbanti (Nonsolocinema) e di Carlo Griseri (Cinemaitaliano.info)

Giuseppe Barbanti
Carlo Griseri

 

1) Creme Caramel Connection | Marco Rosati | Corte Tripoli | 2019

One man show di un criminale sopra le righe voglioso di vendetta ma anche desideroso di avere un pubblico (costretto) che lo ascolti. Un lungo monologo anche ben scritto ma un po’ troppo verboso, con alcuni movimenti di camera a dare vitalità alla scena e una musica dal ritmo giusto che supporta. La voglia di arrivare alla gag che dà senso al titolo appare un po’ forzata e rischia di appesantire un’idea – quella del criminale-showman – che altrimenti avrebbe funzionato meglio. (Griseri)

Un corto costruito per intero su attitudini interpretative che il protagonista, costretto dalla sceneggiatura di Marco Rosati a parlare ininterrottamente per 13 minuti a due interlocutori legati e imbavagliati, dimostra con ampia facoltà di prova di non possedere. Basterà dire che a volte prende il sopravvento sulla noia di monologhi minatori a senso unico la cifra del grottesco, quando il protagonista non trova di meglio per intimidire i presunti stupratori imbavagliati della gemella che dir loro “State zitti!”. E che altro potrebbero fare! Finisce tutto con una scarica di pistola rivolta all’”amico” responsabile del mancato ritrovamento del quantitativo di creme caramel idoneo a placare la sua golosità.   Quando si dice la banalità del male! (Barbanti)

 

2) Daniela | Roberto Merlino | Corte Tripoli | 2019

Un documentario sincero su un’artista complessa e dalla vita difficile, che tramite i suoi lavori e la sua voglia di esprimere sentimenti e difficoltà è riuscita a mettersi alle spalle gli anni più duri. Sulla tela – ma anche in monologhi teatrali – trova spazio la sua personalità: le parole di chi la conosce e di chi ammira i suoi quadri completano un ritratto di sicuro interesse, non troppo curato nella forma (l’audio e il montaggio potevano essere più rifiniti) ma certamente d’impatto. (Griseri)

Il corto descrive in maniera al tempo stesso delicata e coinvolgente una vita non facile quella della pittrice Daniela che, nonostante il talento, incontra mille ostacoli a realizzare la sua vocazione. Giovane, un matrimonio improvvisamente saltato la fa precipitare in una grave situazione di disagio psichico da cui uscirà   grazie al riconoscimento di una indiscussa capacità a misurarsi con la pittura e il disegno a china. Alle sue affermazioni si alternano le testimonianze di diversi amici che l’hanno accompagnata in questo percorso. (Barbanti)

 

3) Dieci | Nicola Raffetà | Corte Tripoli | 2019

Storia di un amore attraverso momenti più e meno rilevanti (all’apparenza): dal primo casuale incontro agli alti e bassi della quotidianità, piccoli e grandi momenti che possono determinare la fine di tutto o la crescita di una relazione. La scelta di contrappuntare i cambi di scena e di “momenti di vita” con fotogrammi (artisticamente rielaborati) è originale ma anche controversa, riuscendo però senza dubbi a colmare le lacune lasciate – volutamente – da una sceneggiatura con pochi dialoghi. (Griseri)

Una storia d’amore dall’a alla zeta con grandi tavole, degne della più apprezzata graphic novel, a scandire con la loro improvvisa comparsa i momenti salienti di una vicenda sentimentale come tante di quelle odierne, non più destinate a durare per sempre. Talvolta troppo invasive le musiche, mentre ridondante e eccessiva la riproposizione in coda al corto delle tavole di graphic novel che schematizzano la vicenda in pochi flash e scoraggiano il tentativo di dare uno spessore compiuto ai due protagonisti. (Barbanti)

 

4) Game Over | Simone Bianchi | Corte Tripoli | 2020

La scelta di un tema così serio e pressante come quello del vizio del gioco e della collusione dello Stato nella rovina di molte famiglie è ammirevole e da sostenere. Se dal punto di vista recitativo il regista sa di non potersi affidare troppo ad attori generosi ma non professionisti, è buona la scelta di limitare al massimo i dialoghi e affidarsi spesso alla musica per far intendere le svolte narrative principali. Resta un senso di incompiutezza nel finale, che avrebbe forse avuto bisogno di maggiore sviluppo. (Griseri)

La dipendenza da gioco è una condizione che incide pesantemente sulla qualità della vita. La prima parte del corto diretto da Simone Bianchi è una interessante esemplificazione di come concretamente possa incidere nella vita di una famiglia, nei rapporti fra un padre ludopatico e la figlia, fra un marito ludopatico e la consorte. Sono immagini forti, anche quando non si assiste direttamente a episodi di violenza: gli sguardi della figlia, la più convincente fra gli interpreti, tradiscono un disagio esistenziale profondo e consapevole. Proprio il percorso abbracciato dal padre per tentare di superare la sua condizione di ludopatico ci apre uno scenario di inattesa solidarietà: la galleria di persone di ogni età e condizione che non esistano a professarsi pubblicamente uno alla volta  “giocatore compulsivo” fa passare il messaggio che dalla ludopatia si esce solo “insieme”. (Barbanti)

 

5) Il balcone dei gerani | Vincenzo Cirillo Rocco Oliveri | Foto video Genova | 2019

Una storia piccola ma legata alla Storia con la “s” maiuscola, un giallo da risolvere e uno scandalo da coprire/scoprire. Ambizioso progetto difficilmente realizzabile con mezzi produttivi limitati, si affida ad attori di impostazione teatrale e ad un copione che tradisce la sua provenienza letteraria appesantendo un po’ il risultato finale. L’interesse per la vicenda c’è, il piacere nel seguirne lo sviluppo solo a tratti. (Griseri)

Un film “in costume” che, complice un omicidio destinato a restare apparentemente impunito su cui indagano addirittura i Servizi Segreti del tempo, ci immerge nel contesto in cui si viveva nell’Italietta del vituperato Ventennio.  La morte improvvisa di un gerarca diviene grazie alle indagini del vicequestore dell’Ovra Annona occasione per far emergere e colpire indirettamente nel giro di qualche tempo il responsabile di gravi episodi di corruzione. Lo scandalo suscitato dall’omosessualità dell’ucciso non consente di fare piena luce sulle dinamiche effettive, ma giustizia, compatibilmente con i metodi autoritari dello stato fascista, viene in qualche modo fatta. Il corto ha il sapore e i tempi del giallo. (Barbanti)

 

6) Poveglia | Riccardo Salvetti | Sedicicorto | 2019

La storia di un’isola poco nota della laguna veneta che da qualche anno è ammantata da leggende di malefici e soprannaturali presenze. Costruito in modo rigoroso e serio, il documentario asseconda le “voci” e cerca di dare spazio ad abitanti, esperti, appassionati dell’argomento costruendo un ritratto insulare curioso e insolito. La musica è efficace ma decisamente troppo presente, a costo di rendere arduo a tratti seguire i discorsi degli intervistati. (Griseri)

“Poveglia oltre il mito” si intitola il cortometraggio dedicato a questa disabitata isola della laguna di Venezia. Il mito cui fa riferimento il titolo, a dire il vero, è nato in rete una ventina di anni fa per un concorso di oscure circostanze (su cui il documentario non fa chiarezza) ed è tutt’altro che positivo. Tanto che veneziani doc, come riconosce uno degli intervistati, non ne sono a conoscenza. Anche grazie all’impiego di droni, il regista Salvetti alterna accattivanti visioni di insieme a    immagini ricercate e ricche di suggestioni, ora coinvolgenti, come le riprese del noto illustratore Lele Vianello all’opera, ora imbarazzanti come le affermazioni sull’energia (non elettrica) di cui, a detta di una “sensitiva” si avvertirebbe la presenza in isola.   Non mancano, a testimoniare l’abbandono di Poveglia, vegetazioni incolte e fabbricati fatiscenti. Gli intervistati si dilungano sulle imperscrutabili ragioni di un mito che si scopre non esserci: c’è, invece, solo un accenno all’esperienza che alcuni anni fa coinvolse migliaia e migliaia di veneziani in una cordata popolare per sottrarre l’isola messa all’asta dal demanio a possibili speculazioni. Un’occasione persa. (Barbanti)

 

7) Quasi Attori | Alessandro Valbonesi | Sedicicorto | 2019

Un gruppo di attori, amici tra loro ma costretti alla costante e crescente competitività per ruoli (più o meno) desiderabili ma sempre ardui da raggiungere: pochi ingredienti sapientemente dosati per una storia semplice ma perfettamente centrata, valorizzata da interpreti credibili nel loro ruolo (doppiamente necessario, in questo caso, visto il tema). Alcune raffinate trovate di montaggio e una fotografia pulita e ordinata impreziosiscono il lavoro, uno sguardo spietato ed efficace sull’animo umano. (Griseri)

La comunicazione dell’esito favorevole di un provino con conseguente ben remunerata scrittura come interprete cinematografico pare essere sulle prime accolta con gioia dai commensali (tre attrici e un regista) dello scritturato. Ben presto, però, nel corto di Alessandro Valbonesi, che dà a più riprese prova di saper utilizzare la videocamera in maniera creativa e originale, il pranzo prende una piega diversa. La “bomba”, così definisce la notizia lo scritturato, fa emergere, in una sorta di crescendo rossiniano, le ripercussioni sul vissuto degli altri quattro commensali di questa svolta nella carriera dell’”amico”. Livori, rivendicazioni, pianti, discussioni accalorate che sfociano nell’insulto si succedono incalzanti con fughe dalla sala da pranzo, divenuta una sorta di stanza della tortura, propiziate da Valbonesi per dar modo al commensale di turno in fuga di spiegare “da fuori” le ragioni profonde del suo disagio. Ne esce insomma un vero e proprio psicodramma, che Valbonesi risolve a modo suo, togliendo nelle ultime sequenze agli aspiranti attori il bene più prezioso da spendere per un interprete, la parola. Divenuta fine a se stessa o all’egocentrismo di chi la impiega, non comunica più. Dicono molto di più le sequenze in cui i “quasi attori” si sgolano senza poter essere ascoltati. (Barbanti)

 

8) R | Stefano Pelleriti | Corte Tripoli | 2019

Un gioco cinefilo, divertito e disimpegnato. La pomposità di un regista saccente e pieno di sé non viene scalfita da nulla, né dalla fuga del pubblico né dalla reazione degli organizzatori. Essere buoni giudici di sé stessi è la cosa più complicata in assoluto (nel bene e nel male), sapersi ridere addosso è salutare e risanante. Bianco e nero azzeccato, musiche ben scelte. (Griseri)

La proclamazione in sala (precovid e quindi discretamente gremita) del vincitore di un concorso di cortometraggi diventa il punto di partenza di una sarcastica e provocatoria lettura di una realtà su cui Stefano Pelleriti, soggettista, regista e direttore della fotografia, ironizza a dismisura. La sala che si svuota lentamente di fronte alle smozzicate e grottesche risposte del vincitore, l’indicazione di recarsi a Piazza della Vittoria(sic!) per ritirare il premio, una gigantesca statua di impianto littorio che “tutto può, meno che essere ritirata” sono momenti clou di un corto costruito sul filo del parossismo e del paradosso in uno spettrale bianco/nero. Convincente l’interpretazione del protagonista-premiato. (Barbanti)

 

9) The Passengers | Tommaso Valente | Sedicicorto | 2019

Documentario di gruppo, alla ricerca di un’unica voce “corale” per dare fisionomia e anima ad un importante progetto di coabitazione. Tra litigi inevitabili e polemiche inutili, incontri sorprendenti e storie di vita da ricordare, la narrazione riesce a far entrare dentro un mondo complesso da vivere e ancor più gestire, con tatto e la giusta dose di confusione (caratteristica di quell’ambiente). Molto riusciti i titoli di testa e coda. (Griseri)

E’ un episodio di un genere non molto diffuso, la serie documentaria. Tommaso Valenti e Christian Poli prendono  le mosse dal contesto ravennate in cui viene data attuazione, nei confronti dei soggetti rimasti privi di abitazione, all’approccio denominato “Housing first” mirato a fornire a costoro un primo punto di appoggio, la casa, per riprendere un percorso di vita. I registi documentano in maniera efficace i momenti di animato confronto, passaggio necessario per assicurare la prosecuzione di convivenze non facili. Valenti e Poli hanno, peraltro, trovato il modo di stemperare la crudezza di certe sequenze, alternando a questi momenti, a volte troppo “dialettici”,sintetici e, comunque, coinvolgenti  bozzetti di coloro che ne sono protagonisti, facendo lo spettatore partecipe dei loro non facili precedenti percorsi di vita. (Barbanti)

 

10) Vomag | Riccardo Salvetti | Sedicicorto | 2020

Una storia speciale (e vera) quella alla base di un cortometraggio capace di far fronte alla inevitabile mancanza di mezzi produttivi necessari per ricostruire una storia di quasi 60 anni fa, che avrebbe necessitato di notevoli risorse. Salvetti si ingegna con una stimolante metodologia di racconto, un protagonista-narratore di grandi capacità e un testo che sa avvincere. Messa in scena rigorosa, brillante uso di semplici animazioni e un pizzico di effettistica completano un’opera coraggiosa quanto il “mezzo” che le dà il nome. (Griseri)

Vomag è il modello di autobus che , corazzato come un carro armato e  guidato da Hans, sarebbe  riuscito a sfondare il muro per passare da Berlino Est a Berlino Ovest La complessa e magistrale costruzione del corto riesce a coinvolgere  lo spettatore in un mondo di atmosfere, emozioni e sensazioni emblematiche del contrasto fra la continua tensione ingenerata dal timore che il temerario tentativo di fuga possa fallire e l’aspirazione alla libertà , la molla che anima la ferrea determinazione di Hans, il suo amico e i famigliari. (Barbanti)