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Con la dipartita di Nando Scanu, scompare una delle figure storiche della FEDIC, una Federazione alla quale aderì sin dal lontano 1954 insieme al Cineclub Sassari nato per iniziativa sua e di Silvio Bredo. E nella quale ha sempre operato dando un valido contributo per una sua maggiore evoluzione, intervenendo nelle discussioni, fornendo soluzioni ai problemi e mediando contrasti. Nando è sempre stato attento alla corretta funzionalità ed ai problemi organizzativi della FEDIC senza mai dimenticarne i principi associativi.

Come ho scritto nel profilo a lui dedicato, pubblicato prima su “Carte di Cinema”(numero 19/ 2° quadrimestre 2006 e poi nel volume “Autori Fedic alla ribalta”,Edizioni La Carmelina – Ferrara,2017) di rilievo è stato anche il suo contributo alle battaglie per un’evoluzione del cinema d’amatore che Bernagozzi, Serravalli, Asti ed altri stavano portando avanti, dal Convegno di Bergamo(1960) in poi. E se il cinema d’amatore si è trasformato in cinema indipendente di libera espressione, che possa avere un suo ruolo nella cultura cinematografica nazionale, è anche merito suo. Come filmaker ha avuto, da sempre, al centro della propria attenzione soprattutto la Sardegna, la sua terra natia( era nato a Porto Torres nel 1934 ma da anni viveva a Sassari). Ed il suo interesse era verso la realizzazione di opere in cui l’uomo era al centro di ciò che raccontava.

Nel 1953 voleva realizzare un film, in 16 millimetri, sulla vendetta barbaricina a Orgosolo, basato su un’inchiesta di F.Cagnetta e sul libro di Antonio Pigliaru dal titolo “Il codice della vendetta barbaricina”: purtroppo non venne mai montato. A partire al 1955 diede vita ad altre opere ambientate in Sardegna sia da solo che in collaborazione con altri soci del Cineclub Sassari. In quell’anno ha realizzato “Alghero…impressioni” che non era, come sembrerebbe dal titolo, un’opera meramente turistica, poiché era incentrato sull’osservazione della realtà umana.

Seguirono altre opere tra cui spicca “Roccadoria” (diretto con Pinuccio Fara e Silvio Bredo) realizzato nel 1961 che ha avuto un seguito nel 2000, questa volta con la collaborazione di Benito Castangia, per evidenziare come in quarant’anni la situazione in quel paese non era per niente cambiata, anzi era stato messo anche in vendita.

Nell’opera del 1961 veniva raccontata una drammatica realtà sociale, quella costituita dalle disagiate condizioni di quel piccolo paese sardo sperduto tra le montagne. Il film aveva il carattere dell’inchiesta giornalistica e vi appariva anche Nando Scanu nel ruolo di un geometra che è poi il mestiere che ha esercitato per tutta la vita. Importante, poiché testimonia lo “spirito di corpo” di Nando con altri cineamatori della FEDIC è stata la collaborazione data al documentario “Li laccheddi”(1966) di Giampaolo Bernagozzi in cui l’autore bolognese raccontava, tra fiction e documentario, alcuni aspetti di carattere politico e sociale della Sardegna. Ma anche quella data ad altri soci sardi per raccontare la “sua” Sardegna.

Addio, caro amico Nando.

Paolo Micalizzi